21/07/2026
Un amico carissimo con cui mi sento spesso è un grande naturalista e conoscitore, mi ha scritto per informarmi che purtroppo l’incendio attualmente in corso nel Parco nazionale del Pollino, uno dei tanti in Calabria, è molto peggio di quello che pensavo.
Stiamo vivendo un’epoca difficile.
Il cambiamento climatico rende questi eventi sempre più devastanti. Poi ci sono superficialità, inciviltà, errori, mancanza di prevenzione e responsabilità che, quando ci sono, pesano come macigni. Le cause di questo incendio saranno accertate da chi di dovere, ma una cosa è certa: ogni estate continuiamo a vedere montagne che bruciano. Se sono dolosi o meno non lo so, non se lo sapremo mai. la politica cieca, i protocolli fermi fino a 40 anni fa o forse più.
Succede da quando ero bambino.
Ricordo il fumo che si alzava dalle montagne guardando fuori da casa. Pensavo che crescendo avrei visto un futuro migliore. Invece siamo ancora qui.
Sto contando i giorni per il mio ritorno in Calabria, sto aspettando quei momenti con intensità crescente e una delle cose che mi ero assolutamente promesso era di tornare nel cuore del Parco nazionale del Pollino, in mezzo a quelle vette senza tempo, quei pianori che sembrano paesaggi del signore degli anelli.
Abbiamo alberi che hanno quasi un millennio lassù, habitat di inestimabile valore sia materiale che immateriale, purtroppo pare che parte di questo patrimonio stia andando perduto sotto le fiamme. Non ci sono assolutamente parole per descrivere la rabbia e l’amarezza, il mio stato d’animo è nella tristezza più assoluta in questo momento. Non oso immaginare di chi lì ci vive tutti i giorni e di chi considera questi posti casa propria, che niente in confronto rispetto all’amore che io provo.
Possiamo discutere per settimane. Possiamo dividerci sui social. Possiamo cercare colpevoli o giustificazioni.
Ma c’è una verità che nessuna discussione potrà cambiare.
Se perderemo quei boschi, quei paesaggi, quegli alberi secolari, nessuno potrà restituirceli nel corso della nostra vita.
Ed è forse questo il pensiero che fa più male.
Oggi mi resta una sola consolazione, se così si può chiamare.
La fotografia.
Perché, almeno lei, ha il potere di fermare il tempo. Di conservare la memoria di ciò che è stato. Di ricordarci quanto era bello quel luogo… e quanto sia nostro dovere fare tutto il possibile perché ciò che è rimasto possa continuare a vivere.