30/08/2026
Una giornata intensa, di quelle che riescono a lasciarti addosso qualcosa anche quando sembrano ormai finite.
Stasera, continuando questo bellissimo viaggio attraverso luoghi, storie e incontri, sono stato nel centro storico di Grimaldi.
Camminare tra i vicoli di questi borghi calabresi è sempre un sentimento difficile da spiegare. Da una parte c’è una tristezza profonda, quasi inevitabile: la consapevolezza di vedere luoghi che un tempo vivevano di voci, di comunità, di bambini che giocavano nelle strade, di porte aperte e di allegria, e che oggi, troppo spesso, fanno i conti con lo spopolamento e il silenzio.
Dall’altra parte, però, c’è qualcosa di straordinario.
C’è il fascino di camminare letteralmente dentro la storia.
Nei dettagli architettonici, nei nomi delle strade e nei toponimi, nelle pietre, nelle storie e nelle curiosità raccontate da chi questi luoghi li conosce molto meglio di me. Ed è proprio ascoltando e osservando che si riesce ad apprezzare ancora di più la bellezza nascosta di questi paesi.
Forse è proprio questo il filo conduttore che continua a legarmi alla Calabria.
Una terra che ho criticato molto e che continuo a criticare. Ma, in fondo, se non mi interessasse nulla, se non provassi nulla per questa terra, perché dovrei criticarla?
Credo che spesso la critica, l’amarezza e perfino la rabbia nascano proprio dal contrario dell’indifferenza. Sono il risultato di un legame profondo. Forse anche di un amore complicato.
Ed è stato anche per questo che sono andato via.
Eppure niente, in tutti questi anni, è mai riuscito a sciogliere completamente quel cordone ombelicale. Niente ha sconfitto il fascino che provo quando trascorro giornate come quella di oggi, imparando qualcosa di nuovo sulla mia terra, scoprendo storie e segreti nascosti tra montagne, valli e borghi arroccati sulle rocce della nostra regione.
A concludere questa fantastica giornata, poi, c’è stato l’appuntamento con la presentazione del nuovo libro del professor Fabrizio Mollo , che ho avuto il piacere di conoscere anni fa durante la presentazione di un altro suo importante lavoro, la Guida geologica della Calabria antica.
Questa volta il viaggio è stato ancora più indietro nel tempo.
Un viaggio alla scoperta dei nostri antenati, dei calabresi prima dell’arrivo dei Greci. Di chi c’era prima. Degli altri.
Un libro che avrei voluto comprare a prescindere, prima della mia partenza per Londra il mese prossimo.
E forse non è un caso.
Il professor Mollo probabilmente non lo sa, così come non lo sanno tante altre persone, ma l’archeologia è sempre stata una mia grande passione. Non l’ho mai studiata realmente, non ne ho fatto il mio percorso professionale, ma sono convinto che, se avessi avuto un’altra vita da vivere, probabilmente avrei voluto fare l’archeologo.
Perché, per me, è un altro straordinario modo di guardare il mondo.
Di comprenderne la storia, il territorio, le persone che lo hanno abitato. Un po’ come faccio attraverso lo studio della storia naturale, della biodiversità e dei paesaggi: cercando di leggere ciò che abbiamo davanti e di capire tutto quello che, spesso, non riusciamo più a vedere.
La presentazione è stata eccellente, come sempre. In questi anni io e il professor Mollo siamo rimasti anche in contatto attraverso i social e credo che, da questo punto di vista, siamo tra quelle persone che hanno trovato in questi strumenti un modo corretto e bello per continuare a confrontarsi, condividere conoscenza e mantenere vivi certi legami.
Come gli ho detto questa sera, partecipare a eventi come questo, continuare a comprare libri, leggerli e studiarli, è anche il mio modo di rimanere legato alla Calabria.
Di continuare a studiarla.
Di approfondirla.
Ma soprattutto, di continuare a conoscerla.
Perché forse il senso più bello di tutto questo è proprio qui: possiamo vivere tutta una vita in un luogo, attraversarne le montagne, fotografarne i paesaggi, raccontarne la natura, percorrerne le strade e i borghi… eppure continuare a scoprire qualcosa di nuovo.
E forse è proprio per questo che certe terre non smettono mai davvero di appartenerti.
Perché, in fondo, credo che non si finisca mai di conoscere nulla. Tantomeno una terra che, nel bene e nel male, continua a raccontarti qualcosa di te stesso.