Giuli Barbieri - Grafica e Fotografa

Giuli Barbieri - Grafica e Fotografa Mail: [email protected]

P.Iva 01590430193 Nasco a Cremona, una piccola città lombarda di circa settantamila abitanti. Per mano.

Dopo il diploma da Grafico Pubblicitario, ottenuto con il massimo di voti, frequento la LABA, Libera Accademia di Belle Arti, di Brescia, con indirizzo “Graphic Design e Multimedia”. E proprio lì, in università, incontro la fotografia, e prima ancora, Corrado Galli, un fotografo eccezionale ed un docente appassionato e speciale. Insieme a lui, scopro l’importanza della luce, il rispetto per le pro

porzioni. Presto, mi rendo conto che le ore settimanali di lezione non bastano. E allora, inizia il lavoro da casa: manuali tecnici, alternati a libri sulla storia e la teoria della fotografia. Di nascosto, inizio ad usare la reflex a pellicola di mio padre, capisco i principi fondamentali, i “giochi” tra diaframma e otturatore. Di questo non parlo a nessuno, e non certo perché me ne vergogni, ma perché non ho ancora ben chiaro in testa, dove tutto questo, un giorno mi porterà. Perché, non credo fino infondo nell’improvvisazione, ma, al contrario, nello studio e nell’impegno quotidiano. Mi presento al primo esame di fotografia con un progetto sulla musica. Sono scatti in bianco e nero, caratterizzati da un forte contrasto chiaroscurale. Perché studiando, mi appassiono alla fotografia di Mario Giacomelli, e in qualche modo, tento di ispirarmi a lui. Nel Febbraio di tre anni dopo, mi laureo con una tesi fotografica sulla vita nella campagna cremonese a partire dagli anni ‘40. Una tesi letta e riletta, scritta e riscritta. Accantonata per mesi e poi ripresa in mano. E con rispetto, accompagnata verso il traguardo finale. Intraprendo la carriera da freelance, nel Marzo 2014. Quello che mi spinge verso la grafica e la fotografia, è la passione, il desiderio di farne il mio lavoro, e vivere di questo. La street photography (fotografia di strada) è senz’altro la corrente fotografica che influenza il mio stile. Le mie immagini non sono altro che istantanee di vita, perché ciò che amo di questo genere fotografico, è la perfetta sintonia che si deve raggiungere con la vita, percependone odori, colori, particolari. Essere uno street photographer, significa imparare ad osservare, a non pensare ma ad essere veloci, istintivi, gettandosi sempre all’interno della scena da immortalare, perché viverla è il miglior modo per rappresentarla. E per fare questo, diventa fondamentale mettere sullo stesso piano la mente, l’occhio e il cuore, come suggeriva Henri Cartier Bresson, pioniere di questa corrente. E’ questa tipologia di sguardo, istintivo e al limite del reportage, che cerco di riversare in ogni lavoro: che siano pose di moda, matrimoni, cerimonie, fotografie urbane o paesaggistiche. Perché della fotografia, amo soprattutto la schiettezza e la verità.

24/07/2026

Fotografare è accorgersi di ciò che esiste già. Perché è dove finiscono le pose, che iniziano le storie. Ed è lì che amo fermarmi e scattare.

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Alcuni matrimoni li ricordi per un momento preciso. Quello di Mariachiara e Simone lo ricordo per i sorrisi.Il sorriso d...
17/07/2026

Alcuni matrimoni li ricordi per un momento preciso. Quello di Mariachiara e Simone lo ricordo per i sorrisi.
Il sorriso di Simone appena sceso dall'auto. Non so se stesse nascondendo l'emozione dietro quell'espressione serena. So soltanto che l'ho guardato e ho pensato: è felice.
E poi il sorriso di Mariachiara. Un velo di commozione all'ingresso in chiesa, il tempo di un battito di ciglia. Poi soltanto gioia. Una gioia piena, luminosa, che sembrava trovare spazio in ogni gesto, in ogni abbraccio, in ogni sguardo.

Il resto della giornata è stato esattamente così: leggero, autentico, vero. Nessuna posa. Mai. Perché nei mesi che hanno preceduto il matrimonio mi hanno ripetuto più volte una frase: "Dobbiamo e vogliamo essere noi."

E alla fine è stato questo il cuore di tutto: essere loro. Senza interpretare un ruolo, senza rincorrere immagini perfette. Senza trasformare quel giorno in qualcosa di diverso da ciò che era. Io ho semplicemente fatto ciò che amo fare: osservare, ascoltare e raccontare, raccontare un amore allegro e spensierato, ma anche forte. Un amore che non ha bisogno di fare rumore per farsi sentire. Perché certe storie hanno radici profonde e proprio per questo riescono a guardare lontano. Forse è per questo che, riguardando le loro fotografie, mi tornano in mente le parole di Jovanotti: "Abbiamo fatto un sogno che volavamo insieme. Abbiamo fatto tutto, e tutto c'è da fare. Che siamo ancora in piedi in mezzo a questa strada. Io e te."

Ecco. Mariachiara e Simone mi sembrano proprio questo. Due persone che hanno scelto di percorrere la stessa strada, con il sorriso negli occhi e la felicità semplice di chi sa di essere esattamente dove vuole essere e soprattutto con chi.

10/07/2026

Non fotografo come appare l’amore, non cerco la posa perfetta. Cerco la verità che si muove tra le anime di due persone.

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Il bello di certi incontri è che arrivano come una stagione.E in mezzo a quegli incontri, ce ne sono alcuni che restano....
03/07/2026

Il bello di certi incontri è che arrivano come una stagione.
E in mezzo a quegli incontri, ce ne sono alcuni che restano.
Sara è cresciuta tra le nebbie, non sempre gentili, della provincia cremonese, Fabrizio tra le strade, senza tempo, di Roma.
A farli incontrare, una bicicletta. Un tour di Roma pedalando tra la storia, attraversando piazze, scorci e meraviglie che da secoli osservano le persone incontrarsi.
Forse l'amore fa proprio questo, ci porta lontano per riportarci in qualche modo a casa.

Sono passati mesi dal giorno del loro matrimonio, eppure io credo che certi ricordi non conoscano il trascorrere del tempo. Ricordo la semplicità di quella giornata, la loro complicità silenziosa, le piccole attenzioni.

Ricordo il calore delle loro famiglie, gli abbracci, le risate condivise. Ricordo i racconti durante la cena, le parole che correvano tra i Colli Romani e Frascati, come piccoli viaggi dentro ad altri viaggi. E ricordo la sensazione precisa di trovarmi davanti a persone vere. Perché esistono incontri che attraversano il nostro cammino e poi svaniscono senza lasciare traccia. E poi esistono persone che restano. Persone che continui a sentire, vedere, anche quando il matrimonio è finito, le fotografie sono state consegnate e il tempo ha ripreso il suo passo normale.

Sara e Fabrizio sono una di quelle coppie.
Forse è proprio questo uno degli aspetti più belli del mio lavoro: ricordarmi che prima delle fotografie ci sono gli esseri umani. Che prima del servizio c'è la relazione. Prima di ogni immagine c'è una storia che merita di essere ascoltata e solo dopo raccontata. Perché alla fine ciò che rimane non è soltanto ciò che abbiamo raccontato, ma il legame che, inaspettatamente, abbiamo costruito lungo la strada.

A volte penso che le cose capitino proprio nell’istante in cui smettiamo di cercarle. Quando lasciamo che la vita scorra...
19/06/2026

A volte penso che le cose capitino proprio nell’istante in cui smettiamo di cercarle. Quando lasciamo che la vita scorra, che scelga il ritmo, il passo, la direzione.

L’incontro di Anna e Eugenio è andato un po’ così. Un incontro semplice ma, come sottolinea Eugenio, “io non riuscivo più a smettere di pensare a lei”.

L’incontro di due storie, due vite, due geografie apparentemente lontane che hanno trovato il loro incastro, il loro modo di esistere.

Allo stesso modo, credo, che ci si scelga sempre attraverso la pelle. È stato così fin dal primo contatto tra me e Anna, una lunga chiacchierata al telefono, che sembrava più il racconto tra due persone che si conoscono da sempre e non si vedono da un po’. Una sensazione di inspiegabile familiarità. Se ripenso al loro giorno più bello, a quella giornata così densa, semplice e vera, ancora mi commuovo. Perché mi commuove tutto ciò che esiste senza bisogno di essere gridato, ostentato.

È trascorso del tempo da quel giorno e Anna ed Eugenio sono diventati amici. Amici, sì. Davvero.

Quando scelgo di raccontare attraverso le mie fotografie un matrimonio, non mi limito a pensare che si tratti solo di un...
11/06/2026

Quando scelgo di raccontare attraverso le mie fotografie un matrimonio, non mi limito a pensare che si tratti solo di una giornata, che tutto nasca e finisca lì.

A me piace costruire i rapporti, ascoltare le persone, perché è così che ci si impara a fidare l’uno dell’altro.

Le persone sono persone, non contratti da firmare e basta. Sarà per questo che molte delle coppie con cui ho lavorato, alla fine, sono diventate parte della mia vita. Come Maria Elisa e Lorenzo, uno di quegli incontri per i quali vale la pena di essere grati alla vita, al destino, al fato. O qualunque altra cosa esista e abbia a che fare con l’impalpabile.

Io non dirigo niente.Non sposto, non interrompo, non chiedo di rifare qualcosa.Vi cammino accanto, in silenzio.A volte a...
03/06/2026

Io non dirigo niente.
Non sposto, non interrompo, non chiedo di rifare qualcosa.
Vi cammino accanto, in silenzio.
A volte aspetto.
Ed è proprio nell’attesa che imparo a vedere ciò che spesso sfugge:
uno sguardo che dura un istante, una mano che cerca l’altra,
tutto quello che nasce spontaneamente e che, troppo spesso, viene lasciato andare.

C'è molta differenza tra fotografare un matrimonio e raccontarlo.Chi fotografa spesso cerca il momento perfetto. Chi rac...
20/05/2026

C'è molta differenza tra fotografare un matrimonio e raccontarlo.

Chi fotografa spesso cerca il momento perfetto. Chi racconta, invece, sa che il momento perfetto non esiste. Esiste solo quello autentico, che arriva spesso inaspettato. Ed è esattamente lì, in quella sottilissima piega di imperfezione, che si nasconde tutto quello che forse un giorno vorrete ricordare davvero.

Non credo si tratti della scenografia, dei fiori, di tutto il resto. Credo si tratti di voi, di come eravate davvero.

15/05/2026

Non dirigo il vostro matrimonio.
Lo osservo, lo ascolto, lo racconto.

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Alice è sorridente, solare, accogliente. Michele invece è il tipo di persona che sorride piano, quasi di nascosto. Insie...
07/05/2026

Alice è sorridente, solare, accogliente. Michele invece è il tipo di persona che sorride piano, quasi di nascosto. Insieme rappresentano quel genere di amore che non ha bisogno di essere ostentato perché qualcuno lo noti.

Quel giorno ho fotografato i loro sguardi, le loro mani intrecciate, i loro silenzi. Ho fotografato la commozione degli amici e quella delle loro famiglie.

Dopo la cerimonia, la mamma di Michele, radici sarde e cuore grande, ha preso un piatto tra le mani e lo ha lanciato a terra con tutta la forza che porta con sé un augurio antico.
"Sa ratzia", si chiama. Un rito che viene da lontano, dalla Sardegna. Il piatto si rompe in mille pezzi e con lui si rompe tutto ciò che era prima. Quello che resta è nuovo. È loro.

Ecco cosa mi piace di questo lavoro. Non le cose perfette, ma quelle vere. Quelle che non hanno bisogno di essere ostentate, ma solo di qualcuno che sappia posarvi lo sguardo e raccontarle.

Indirizzo

Via Farisengo 2
Bonemerse
26040

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