07/06/2024
L'OLIVO - SUMUD
Una mezzora dopo Gerico, su una collinetta, di fronte all’insediamento di Hamra c’è l’accampamento dove vive la famiglia di Ayel. E’ una comunità beduina costituita da solo un paio di tende, un paio di piccole costruzioni in muratura, la stalla per le capre e, l’orto circondato da bellissime piante di ulivo. Sotto la tenda ci accolgono Ayel e la moglie. Con loro vive anche il figlio Mahamed con la famiglia. Ayel è qui dal 1969, ha più di ottant’anni.Ci spiega la parola SUMUD, parola araba di difficile traduzione. Per i Palestinesi è un simbolo nazionale una strategia politica e un valore culturale. È resistenza pacifica, fermezza, radicamento.
La storia di Ayel è una storia di lotta e resistenza. La prima volta che gli hanno distrutto tutto è stato nel 1996, e ancora tre volte nel corso degli anni, ogni volta sono restati e hanno ricostruito. Adesso vivono con l’ordinanza di sgombero e demolizione. Nel 2021, dopo l’ennesima provocazione, ha issato sul suo terreno la bandiera palestinese. Al soldato armato che gli chiedeva cosa ci facessero lì quelle bandiere, ha risposto: ”Io sono qui da prima dei trattati di Oslo, quindi cosa ci fate voi qui?” Ayel è in possesso dei documenti di proprietà della sua terra e quindi, dopo ripetuti tentativi di sgombero non riusciti, hanno cercato di comprarlo offrendogli ben due milioni di dollari. Con molto orgoglio mi ripete la sua risposta: “I vostri due milioni di dollari non valgono un ramo del mio olivo”.