Castiglione di Sicilia Civitas Animosa

Castiglione di Sicilia Civitas Animosa Spiego la storia e la posizione dei siti storici nel territorio. Promotore Enrico Geremia

Anticamente chiamata Castrumleonis o Castrileonis, (città leone per via della sua forma) insignita del titolo di "Civitas Animosa" nel 1233 da Federico II di Svevia.

I PALMENTI RUPESTRI A CASTIGLIONE Nel cuore della Valle dell'Alcantara, dove le pendici dell'Etna incontrano orizzonti m...
04/02/2026

I PALMENTI RUPESTRI A CASTIGLIONE

Nel cuore della Valle dell'Alcantara, dove le pendici dell'Etna incontrano orizzonti millenari, si nascondono i palmenti rupestri.
Queste strutture, scavate direttamente nei banchi di roccia arenaria o lavica, sono i testimoni silenziosi di una viticoltura "eroica" che risale a secoli fa.

Non semplici vasche, ma veri ingegni di ingegneria contadina: un sistema a cascata dove la forza di gravità permetteva al mosto di fluire dalla vasca di pigiatura a quella di fermentazione.

Erano situati direttamente nei vigneti per minimizzare il trasporto dell'uva.
La pigiatura avveniva a piedi nudi; il mosto scorreva attraverso fori nella roccia verso vasche inferiori.

Quel foro che vedi nella roccia, spesso situato lateralmente o in posizione rialzata rispetto alla vasca di pigiatura, è il fulcro di una delle macchine più affascinanti della tecnologia contadina: il torchio a leva orizzontale.

Dopo la prima pigiatura a piedi, che estraeva il mosto fiore (il più pregiato), l'uso della leva permetteva di recuperare il vino rimanente nelle bucce. Era un lavoro faticoso e collettivo: i contadini dovevano sollevare e posizionare la trave, che poteva essere lunga anche 5 o 6 metri, e manovrare il sistema di pesi con precisione per non rompere il legno.

Ecco come funzionava.
Il buco che vedi nella parete di roccia serviva a ospitare la parte terminale di una lunghissima trave di legno (spesso di quercia o castagno), chiamata briccola o lingua. La roccia fungeva da punto d'appoggio inamovibile. Inserire la leva direttamente nella roccia viva permetteva di esercitare pressioni enormi che avrebbero distrutto qualsiasi muro a secco artificiale.
La Pressatura: Sotto la trave, all'interno della vasca, venivano accumulate le vinacce già pigiate a piedi. Queste venivano coperte con assi di legno robuste per distribuire la pressione.
All'estremità opposta della trave, quella lontana dal buco, veniva appeso un grosso peso (spesso una pietra forata chiamata contrappeso). In molti casi, si utilizzava una vite in legno o pietra che, girata manualmente, "tirava" la trave verso il basso, schiacciando le vinacce con una forza di diverse tonnellate.

Osservarli oggi significa toccare con mano l'origine profonda del legame tra l'uomo e la vite in questo lembo di Sicilia.

La viticoltura in quest'area ha radici profonde. Furono probabilmente i Greci a introdurre tecniche avanzate di coltivazione, ma è nel periodo medievale e moderno che i palmenti rupestri (come quelli in foto) videro il loro massimo utilizzo.

Tra la fine del 1800 e l'inizio del 1900, il territorio di Castiglione divenne una vera "fabbrica del vino". Le grandi famiglie nobiliari e la nascente borghesia agricola costruirono palmenti monumentali all'interno di maestose ville e casali. In questo periodo, il vino dell'Etna veniva esportato in tutta Europa, spesso usato come vino "da taglio" per rinforzare i vini francesi grazie alla sua alta gradazione e acidità.

Dopo un periodo di abbandono a metà del XX secolo, causato dall'esodo rurale, Castiglione di Sicilia è diventata oggi il fulcro della DOC Etna.
Il territorio ospita alcune delle cantine più prestigiose al mondo.

I Protagonisti: Il Nerello Mascalese e il Nerello Cappuccio (per i rossi) e il Carricante (per i bianchi) sono i vitigni sovrani.

La particolarità odierna risiede nelle "Contrade": ogni colata lavica e ogni altitudine conferiscono al vino un sapore unico.

Promotore Enrico Geremia

La Chiesa di Sant'Antonio Abate a Castiglione è un gioiello barocco settecentesco.La sua costruzione è stata avviata nel...
06/01/2026

La Chiesa di Sant'Antonio Abate a Castiglione è un gioiello barocco settecentesco.
La sua costruzione è stata avviata nel 1601, dopo che una frana distrusse la precedente chiesa che esisteva nel quartiere di Sant’Antonio Vecchio.
L'ingresso è preceduto da una scalinata i cui fianchi sono ornati da decorazioni geometriche originali. Una sola navata interna, con una facciata concava arricchita da modanature in pietra lavica che creano un forte contrasto cromatico con le superfici chiare. Un campanile caratteristico con cupola a bulbo, sebbene il progetto originale ne prevedesse un secondo mai realizzato.
Completata alla fine del 1600, con l’aggiunta di decorazioni interne. L’altare interno realizzato dal maestro Tommaso Amato, è interamente rivestito di marmi policromi. La parte frontale presenta un medaglione centrale con l'effigie di Sant'Antonio Abate, circondato da elaborati motivi ornamentali in pietre dure e marmi colorati.
Gli intarsi presenti facevano largo uso del marmo rosso di Custonaci, marmo giallo di Castronovo di Sicilia. Marmi grigi e scuri furono sicuramente estratti nel messinese e nel catanese. Questi materiali venivano accostati per creare l'effetto "a mosaico" dove i diversi colori servivano a dare profondità e realismo alle figure sacre e ai motivi floreali. L'altare ospita una pregevole statua lignea del Santo, attribuita a Nicolò Bagnasco.
Lungo le pareti si trovano dipinti del pittore messinese Giovanni Tuccari che narrano episodi della vita del Santo.
Oggi la chiesa funge da polo espositivo per il patrimonio d'arte sacra locale. Una collezione di tessuti liturgici con ricami tipici locali in seta e filati preziosi e l’esposizione di argenti e arredi sacri provenienti dalle varie chiese di Castiglione.
Enrico Geremia

Buon Natale e felice anno nuovo! Godetevi questo periodo di riposo. Vi regalo questa immagine del nostro Cannizzo e del ...
30/12/2025

Buon Natale e felice anno nuovo! Godetevi questo periodo di riposo.
Vi regalo questa immagine del nostro Cannizzo e del Castello di Lauria. Enrico Geremia

É importante, nel nostro presente, questo accenno storico. Essere diversi é una ricchezza, sia genetica che culturale. A...
06/10/2025

É importante, nel nostro presente, questo accenno storico. Essere diversi é una ricchezza, sia genetica che culturale. Abbiamo razze delle stesse specie apposta, si mischiano i DNA e si combattono le malattie in modo più efficiente. Oltretutto si arricchisce la nostra conoscenza attraverso lo scambio delle usanze e delle tradizioni di altri popoli.
Enrico Geremia

📜 Il Regno di Federico II: più della Sicilia, un “mondo” che precede il multietnico

Immagina un sovrano che non regna su un’isola, ma su una vasta realtà mediterranea: Federico II di Svevia, posto al centro della nostra ricostruzione visiva, fu re di un dominio che andava ben al-di là della sola Sicilia. Il suo Regno di Sicilia sotto la corona sveva includeva non solo l’isola, ma vaste regioni del Mezzogiorno: Puglia, Calabria, Basilicata, Abruzzo, Molise, parte della Campania — fino al confine con lo Stato della Chiesa, con le sue terre continentali.

Nel 1231 Federico promulgò le famose Costituzioni di Melfi (Liber Augustalis), oltre 200 norme che unificavano diritto, amministrazione, fiscalità, giustizia, e limitarono il potere baronale. Queste costituzioni attuarono innovazioni davvero modernissime per il Medioevo: regolamentazioni sanitarie urbane, norme sull’igiene, misure per contrastare gli abusi feudali.

Ma in questo regno multiregionale non regnavano solo leggi: regnavano le culture. La corte di Palermo divenne un crocevia di tradizioni greca, latina, araba ed ebraica. La Sicilia sotto Federico fu laboratorio di convivenza: furono tollerate comunità musulmane (come quella di Lucera in Puglia), ebraiche e cristiane — con spazi civili, posizioni economiche e culturali — tanto che il re mantenne una guardia saracena leale al suo potere.

Federico non fu un “pacifista ideale”, ma impostò un metodo: governare attraverso il diritto, il compromesso, l’efficienza centrale. Le sue riforme cercarono di dare pari dignità istituzionale al regno nel suo insieme, accettando la pluralità come sfida anziché come minaccia.

✨ Nel nostro post visivo, Federico sta al centro: non per narcisismo, ma per simboli. Egli ci ricorda che il concetto moderno di tolleranza e multiculturalismo ha radici profonde, che in quel tempo qualcuno osava mettere in pratica. Il suo regno, con confini che attraversavano terre e culture, è una testimonianza: la Sicilia non fu mai un’isola chiusa, ma porta e ponte verso gli altri popoli.

Post e testo di Travel Sicily 🟠🔵

La chiesa di San Nicola a Castiglione di Sicilia è un luogo di grande interesse storico e artistico, situato in una posi...
05/09/2025

La chiesa di San Nicola a Castiglione di Sicilia è un luogo di grande interesse storico e artistico, situato in una posizione suggestiva sulle sponde del fiume Alcantara, lungo un'antica via di collegamento tra Messina e Palermo.
Origini antiche:
La chiesa sorge all'interno di un sistema difensivo medievale e si pensa che la sua abside sia stata ricavata da un antico torrione, forse un mastio di uno dei quattro castelli fatti costruire da Ruggero II.
Datazione:
Sebbene una tradizione orale la voglia fondata da Ruggero II nel 1105, la presenza di archetti polilobati sull'abside, tipici dell'ultimo periodo normanno, fa propendere per una datazione all'inizio del XIII secolo.
Monastero Cassinese:
Fu la ca****la di un monastero di monaci cassinesi che si stabilirono nei suoi pressi.
Arte Bizantina:
La chiesa è considerata un importante esempio di arte bizantina in Sicilia, testimonianza della stratificazione culturale e religiosa della regione.
All'interno, sono stati scoperti degli affreschi di notevole importanza, tra cui un Cristo Pantocratore con i dodici apostoli e una Madonna col Bambino. Questi affreschi hanno forti analogie con l'arte bizantina
Privilegi storici:
La chiesa godette di grandi privilegi durante il regno normanno, estendendo la sua giurisdizione su vari centri vicini.
Ritrovamenti archeologici:
Nelle vicinanze della chiesa è stata rinvenuta una tomba sepolcrale risalente alla tarda Età del Rame - inizio del Bronzo Antico, con reperti che indicano lo sviluppo del "Castellucciano Maturo".
Promotore Enrico Geremia

A poco più di cento metri dal ponte arabo o di San Nicola, direzione Castiglione, si trova una traversa a sinistra. Segu...
03/09/2025

A poco più di cento metri dal ponte arabo o di San Nicola, direzione Castiglione, si trova una traversa a sinistra. Seguendola subito si raggiunge un antico sentiero sulla destra che arriva sotto il Castello di Lauria. Salendo un poco si vede subito questa roccia con un affresco che si pensa raffiguri San Michele Arcangelo.
La storia di San Michele Arcangelo lo descrive come il capo delle schiere celesti e il guerriero di Dio che combatté e sconfisse Satana e i suoi angeli ribelli, venendo cacciati dal Paradiso. Il suo nome, che significa "Chi è come Dio?", sottolinea il suo ruolo di difensore della fede e della Chiesa.
Periodo e Stile:
Dallo stile iconografico, i colori e la rappresentazione formale si pensa che sia un affresco del tardo medioevo, tra il XIV e il XV secolo, ma non è stato mai datato o studiato.
In questo affresco ci sono elementi che introducono un certo senso di movimento: le vesti svolazzano e il corpo sembra parzialmente in torsione. Questo crea una tensione visiva tra la rigidità della postura frontale e il dinamismo del gesto.
Ad oggi nessun tipo di rilevamento storico ha datato o studiato quest’opera di una bellezza unica, le informazioni sono frutto delle mie conoscenze.
Promotore Enrico Geremia

Pietramarina è il monte così chiamato sin dai tempi dell’occupazione Sp****la, perchè Spagnolo è anche l’origine del suo...
02/09/2025

Pietramarina è il monte così chiamato sin dai tempi dell’occupazione Sp****la, perchè Spagnolo è anche l’origine del suo nome.
“Mirar” infatti, in lingua sp****la vuol dire guardare, ed era proprio quello che loro facevano, cioè scrutare la valle dalla posizione più alta del monte.
Per questo motivo ancora nel XVI secolo il monte veniva chiamato “PIETRAMIRINA”.
La vetta del monte di Pietramarina, è l’unica testimonianza rimasta di una montagna prima di essere sommersa dalle colate laviche dell’Etna, che in modo sistematico, nell’arco dei centinaia di migliaia di anni aggiravano i fianchi coprendo non solo la stessa montagna, ma le altre vallate e monti esistenti nella Valle dell’Alcantara.
Le colate laviche sono arrivate fino all’attuale letto del fiume Alcantara, spostandolo dall’originale corso.
Il Monte di Pietramarina, fa parte del territorio più vecchio conosciuto nell’area di tutto il Comune di Castiglione di Sicilia, reperti trovati, le grotte naturali esistenti scavate nella roccia arenaria, una volta abitate, risalgono al Periodo Neolitico. Sono stati rinvenuti pietre ben levigate ed una vecchissima scure di pietra risalente a tale periodo.
La roccia di Monte Pietramarina a Castiglione di Sicilia è composta da arenarie del Flysch di Capo d'Orlando, una formazione geologica che risale al Miocene inferiore, un'epoca geologica che va da 23,03 a 15,98 milioni di anni fa.
A partire da qualche centinaia di migliaia di anni fa le colate laviche hanno modificato il territorio circostante, ma la vetta del Monte Pietramarina è rimasta come testimonianza della montagna originale.
Promotore Enrico Geremia

Indirizzo

Castiglione Di
95012

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