10/09/2026
Fotografare la seconda gravidanza di mia sorella dentro casa sua mi ha permesso di osservare qualcosa che in un servizio di maternità più classico forse non avrei mai potuto raccontare.
Non ho fotografato soltanto una donna incinta.
Ho fotografato una famiglia che, piano piano, sta facendo spazio a qualcuno che ancora non c'è.
La mattina è iniziata come tante altre: la colazione insieme, i soliti gesti, Nicola che le fa quei massaggi di cui ormai ha bisogno sempre più spesso.
Poi sono comparsi i vestitini di Mia.
Li hanno guardati insieme ad Ariel, immaginando come sarà vederli indosso a una bambina che ancora non conoscono.
E in mezzo a quei vestitini c'era anche una piccola cornice vuota, con il nome di Mia.
Una cornice ancora senza fotografia, perché per quella dovranno aspettare.
E mentre la guardavano, hanno iniziato a chiedersi come sarà lei. A chi assomiglierà, che carattere avrà, come sarà averla finalmente lì con loro.
Poi c'è Nicola e la sua passione per le salopette.
Ne conserva una nel suo armadio e, guardando quei vestitini, si è divertito a immaginare Mia vestita come lui.
Sono tutti momenti apparentemente piccoli, ma dentro raccontano già tantissimo.
Per questo nei miei servizi di maternità non cerco soltanto di fotografare il pancione o di costruire immagini che dicano "sta arrivando un bambino".
Mi interessa raccontare cosa significa, per quella coppia e per quella famiglia, aspettare proprio quel bambino.
Perché la gravidanza non comincia il giorno in cui nasce Mia.
È già iniziata nei pensieri, nei progetti, nei gesti quotidiani e persino nelle fantasie su come sarà vederla con una salopette uguale a quella del papà.
E io volevo che anche tutto questo rimanesse nelle fotografie.