05/08/2021
Livio Gervasoni è arrivato nel 1963 dalle valli bergamasche, Roncobello, per lavorare alla Settimana Enigmistica a Milano. Aveva 16 anni. Nel negozio di via Maiocchi 26 mi accoglie il figlio Stefano “La nostra bottega è ancora vecchio stile. Secondo me con l’EXPO tutti si sono un po’ inorgogliti e hanno ritrovato il gusto di essere milanesi, della città che sa fare le cose” Mamma, bergamasca pure lei, si occupa di contabilità, si appoggia al muro e mi chiede “ha presente i meridionali che venivano a Milano? Ecco quelli della montagna facevano la stessa cosa!”
Papà Livio poi si è spostato in via General Govone, in un’officina meccanica. “Mi sono messo in proprio nell’80, quando siamo passati dalle bilance a orologio a quelle elettroniche. Ero sempre in giro per i negozi di Milano: c’erano due salumieri e una macelleria in ogni via, poche drogherie e poche pizzerie; ai ristoranti fornivamo solo tritacarne e affettatrici”
“Le bilance oggi costano pochissimo, durano tantissimo e si aggiornano” Stefano dice che ormai lui si occupa di progettazione “riforniamo i bar di via Dante e di piazza Duomo, abbiamo curato la cucina di BASE e della Cascina Cuccagna, seguiamo la parte tecnica e non di arredo”
“Il negozio è abbastanza mal ridotto da sembrare storico” prosegue Livio “l’Italia è il miglior produttore per attrezzature e strumenti della ristorazione. Il cliente affezionato non ti chiede i dettagli della lavastoviglie, ne vuole una e si affida e te. Ci sono persone che chiedono quanti watt ha il frullatore che fotografano qui per acquistarlo poi online a 10 euro di meno. Senza assistenza. Questi che vede sono macchinari presi online Made in China che ci vengono portati sperando in una riparazione che non è possibile, visto che non ci sono ricambi. Adesso ci sono dei forni di nuova generazione che danno soddisfazione. Dopo un anno, dicono ‘ah se l’avessi comperato prima’. Tecnologici ma semplicissimi da gestire”