07/06/2026
GENTE DA NAPOLI : Celestino Cominale.
Spesso la grande storia si nasconde nelle pieghe delle vicende apparentemente minori, e oggi vogliamo raccontarvi la parabola di un intellettuale del Settecento che unisce il profondo entroterra salentino al dinamico fermento della Napoli borbonica.
Si tratta di Celestino Cominale, una figura affascinante e complessa che ci è stata recentemente segnalata da un nostro attento lettore.
Nato a Uggiano la Chiesa, in provincia di Lecce, il 29 ottobre 1722, Cominale ha saputo ritagliarsi un posto di assoluto rilievo nel panorama scientifico dell'epoca, incarnando perfettamente lo spirito di un secolo sospeso tra antiche dottrine e nuove rivoluzionarie scoperte.
La sua formazione iniziò sotto l'ala dei Padri Gesuiti, ma fu l'arrivo a Napoli nel 1741 a segnare la vera svolta del suo percorso.
La capitale del Regno era all'epoca uno dei più importanti crocevia culturali europei, e qui il giovane Celestino poté approfondire la medicina, la fisica, la matematica e la botanica.
Il suo spiccato talento non passò inosservato, tanto che divenne ben presto medico di fiducia del Principe di Fondi. Non pago delle conoscenze acquisite, intraprese un lungo viaggio di studio che lo portò a frequentare le più prestigiose università italiane, da Roma a Bologna, fino a Padova e Pisa, per poi fare definitivo ritorno nella città partenopea con una visione scientifica ormai matura.
Rientrato a Napoli, Cominale non si limitò alla pratica clinica, ma si dedicò con enorme passione all'insegnamento. Aprì infatti una scuola privata di medicina, fisica e matematica che in breve tempo divenne un polo di attrazione per decine di allievi, affascinati dalla sua chiarezza espositiva e dalla sua vasta erudizione.
Questo straordinario successo lo portò a varcare le porte del celebre Archiginnasio, l'antica sede della Regia Università di Napoli.
Qui ottenne il ruolo di professore supplente, una posizione che gli permise di confrontarsi direttamente con l'élite culturale dell'epoca.
Nelle aule dell'Archiginnasio, Cominale difese con tenacia le sue convinzioni, partecipando attivamente ai salotti e ai dibattiti accademici e ponendosi come una voce autorevole e spesso in netta controtendenza rispetto ai dogmi nascenti.
Il suo peculiare impegno intellettuale si tradusse in opere di notevole spessore, che ci mostrano un uomo capace di spaziare dalla pura speculazione teorica all'attenta osservazione empirica.
Il suo lavoro teorico più ambizioso e discusso è senza dubbio l'"Anti-Newtonianismo", un monumentale trattato in quattro volumi stampato tra il 1754 e il 1770. Un quadro dettagliato della sua figura e delle sue critiche è disponibile nel saggio pubblicato sul Museo Galileo
(https://gal-studies.museogalileo.it/index.php/galilaeana/article/view/91).
In un periodo storico in cui le teorie di Isaac Newton stavano inesorabilmente conquistando le accademie di tutta Europa, lo scienziato salentino si oppose fermamente alla visione ottica e gravitazionale del fisico inglese, proponendo un proprio articolato sistema filosofico.
Se col senno di poi la sua battaglia può sembrarci una romantica causa persa contro l'avanzata della scienza moderna, all'epoca questa colossale fatica editoriale testimoniava un coraggio intellettuale fuori dal comune e una profonda padronanza del calcolo matematico.
Ma Cominale sapeva anche essere un uomo estremamente pragmatico, e il suo profondo senso del dovere come medico emerse in modo drammatico durante la terribile epidemia e carestia che flagellò Napoli nel 1764.
Di quella tragica esperienza lasciò una testimonianza fondamentale nella sua "Historia physico-medica epidemiae neapolitanae".
In questo testo, abbandonate le dispute cosmologiche, analizzò con grande lucidità e rigore clinico le cause ambientali e igieniche del contagio, descrivendo i sintomi e le sofferenze della popolazione urbana con un approccio scrupoloso che anticipa per molti versi i moderni studi di medicina sociale.
Accanto al profilo del severo accademico, sopravvive anche la dimensione umana del medico compassionevole, tramandata da un aneddoto che nei secoli ha mescolato cronaca storica e devozione popolare.
Si racconta che re Ferdinando di Borbone, disperato per una grave malattia che aveva colpito la figlia, decise di chiamare a consulto proprio Cominale, la cui eccezionale fama di clinico era ormai giunta fino a palazzo reale. Quando la principessa fu dichiarata fuori pericolo, il sovrano, sollevato e grato, gli promise di esaudire qualsiasi suo desiderio.
Invece di chiedere titoli nobiliari, terre o ricchezze per sé, il medico chiese che il sovrano finanziasse un'opera pubblica per la sua gente. Fu così che, grazie alla sua generosa richiesta, Uggiano la Chiesa vide sorgere l'imponente Chiesa di Santa Maria Maddalena, il cui completamento e arricchimento architettonico avvennero nel 1775.
Celestino Cominale scelse di vivere gli ultimi anni della sua intensa vita proprio nella sua amata terra d'origine. Si era ritirato a Uggiano nel 1770, lontano dai clamori della capitale, continuando a insegnare filosofia e a curare i malati fino al giorno della sua scomparsa, avvenuta nel 1785.
La sua figura rimane quella di un intellettuale poliedrico, un uomo che ha saputo dialogare con i potenti senza mai recidere i legami con le proprie radici, e che ha animato la cultura scientifica napoletana con una dedizione che merita di essere riscoperta.
Fonti:
* De Renzi, S., Storia della Medicina in Italia, Napoli, 1845.
* Ammirato, L., Notizie biografiche su Celestino Cominale e la storia di Uggiano la Chiesa.
* Documentazione storica e cataloghi bibliografici dell'Università degli Studi di Napoli Federico II.
* Registri storici relativi all'edificazione della Chiesa di Santa Maria Maddalena a Uggiano la Chiesa.