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Valentina Onufrio - Photo/video Videomaker and photographer

04/09/2024
“Io non sono per tutti e tutti non sono per me.”Questo è, ormai da tempo, il mio motto.Per capirlo appieno è dovuto tras...
24/05/2024

“Io non sono per tutti e tutti non sono per me.”

Questo è, ormai da tempo, il mio motto.
Per capirlo appieno è dovuto trascorrere molto tempo.
Ora so il perché.

Conoscere se stessi è un processo lungo e travagliato, che non tutti fanno consapevolmente. Concentrarsi sulla comprensione di sé non è, infatti, un processo automatico, ma una decisione.
Ho capito che si cade e ci si rialza. In ogni caso.
A volte si fatica a rialzarsi, ma sempre e solo noi possiamo concederci la possibilità di farlo.

In questi giorni sto pensando tanto a cosa dirvi, e se per caso avete notato i miei silenzi è proprio perché ho bisogno di fermarmi. Vorrei che il mio dialogo con voi, qui su Instagram, fosse senza fronzoli, diretto. Non voglio diventare una macchinetta sputa-contenuti, se i contenuti sono forzati dall’algoritmo di IG, così come riterrei una forzatura scrivere quando non ho idea di cosa parlare.

Sono pignola, lo ammetto. Per me è un punto di forza, perché mi porta sempre a provare una, due, tre soluzioni, finché non sono certa che sia perfetta per me.

Oggi una ragazza in studio mi ha chiesto aiuto per il montaggio di un matrimonio, era alle prime armi. La prima cosa che le ho detto è stata: “devi emozionarti. Se questo non succede, allora qualcosa non va.”
Perché non è scontato. Al di là della macchina fotografica, ci siamo noi, fatti di carne e sentimenti.
E penso che sia giusto pensare prima di tutto a questo.
Fa parte del mio essere pignola: o c’è tutto, oppure qualcosa non va.
Il lavoro non serve solo a portare a casa la pagnotta. Almeno, non questo.

Ok, ma che c’entra il motto con questo discorso, Valentì? Cosa stai cercando di dirci?

Quello che ho appena descritto è un esempio degli elementi che mi caratterizzano. E, nel momento in cui entro a contatto con voi, potrebbe essere visto come no.
Questo, come lo stile fotografico, la scelta di un’angolazione piuttosto che un’altra, i colori al bianco e nero e così via.
Questa, però, è una cosa che vorrei vi arrivasse.
Insomma, oggi mi presento ancora una volta, vi do un pezzo di me.

C’è un motto che vi portate dietro? Qualcosa in cui credete che vi ripetete spesso? Vi aspetto nei commenti.

📷 Quasi sempre i miei colleghi si lamentano perché il matrimonio è quello: casa sposo/sposa, chiesa o rito civile, ester...
26/02/2024

📷 Quasi sempre i miei colleghi si lamentano perché il matrimonio è quello: casa sposo/sposa, chiesa o rito civile, esterne, festa, almeno in termini di riprese video o fotografie.
Alcune foto possono essere strutturate, ma il bello del raccontare un momento speciale sfugge sempre alla volontà di controllare tutto.

Questo non riguarda solo l’ambito matrimoniale, ma anche i battesimi, le comunioni e così via. C’è da dire che spesso la stessa modalità fotografica viene richiesta proprio dai clienti, e in quel caso il fotografo saprà se rientra tra i servizi che fornisce.
Il fatto di affermare indipendentemente dal cliente ⎼ da parte del fotografo ⎼ che ci siano dei servizi standard corrisponde magari a giustificare la propria pigrizia nella ricerca di inquadrature e situazioni inedite.
Sì, so cosa state pensando voi colleghi fotografi e videografi: al giorno d’oggi è impossibile fare scatti totalmente nuovi.
Il punto del discorso non è questo, però.

Il punto è che cominciare ogni lavoro pensando questo, significa partire con una marcia in meno: si fanno sempre le stesse cose, perciò nemmeno mi impegno a provare a trovare qualcosa di diverso.

La vita è imprevedibile. Per me anche la fotografia e il video lo sono, perché ogni situazione è unica, e vale per ogni contesto o persona, per quanto gli step possano essere gli stessi.
Io per prima sono diversa da te.

Quello che propongo oggi ai miei cari colleghi è un cambio radicale di prospettiva mentale, ma anche fisico: mentale perché è importante per incoraggiare la nostra creatività ad attivarsi sempre; fisico, perché per mettere in pratica la stessa creatività dobbiamo muoverci, cambiare posizione, luci, punti di vista, ma anche diaframmi, tempi, temperatura colore ecc.
Ai clienti che preferiscono i servizi standard propongo una via di mezzo: scatti in modalità “standard” e altri, invece, per dare spazio a momenti imprevedibili, spontanei.
Che ne dite? 🎤

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In tutti questi anni ho avuto la possibilità di sperimentarmi in tanti generi fotografici, ma quello che mi ha fatto dav...
21/02/2024

In tutti questi anni ho avuto la possibilità di sperimentarmi in tanti generi fotografici, ma quello che mi ha fatto davvero innamorare del mio lavoro è il reportage.

È libero, misterioso, sorprendente, alle volte anche illogico, totalmente basato sul racconto di ciò che avverrà, ma che non puoi prevedere.

Amo questo genere perché è il mio salto nel vuoto: camminare per strade nuove, avvicinarmi a uno sconosciuto e immortalarne il sorriso in uno scatto senza che se ne accorga, stupirmi sempre di come la luce possa cambiare le sfumature dei colori.



Poter raccontare una storia, qualunque essa sia, è un’emozione unica.

Se poi qualcuno si affida a me, come in questi scatti, è ancora più bello, perché mi sento riconosciuta come lo strumento più adatto a raccontare il lieto evento. In realtà io stessa mi lascio condurre da tutto ciò che capita, tenendo gli occhi bene aperti per individuare tutti quei piccoli momenti che solo uno scatto potrebbe mostrare.

È un po’ come guardare un video a rallentatore, con l’unica differenza che non hai bisogno di far ripartire da capo la scena: in un solo attimo è racchiuso tutto. Un’espressione inconsapevole, un gesto improvviso e irripetibile.

Penso che sia proprio questo il segreto che rende il reportage un genere immensamente unico e affascinante: l’unicità, l’imprevedibilità.

Voi che ne pensate? Vi piace l’idea di essere fotografati in condizioni strutturate, assumendo delle pose, o preferite lasciare libero il fotografo di cogliervi in momenti inaspettati ma potenzialmente più belli?


Io penso che la gavetta sia necessaria per tutti, nonostante non sia per niente facile.Puoi frequentare scuole, corsi, a...
31/01/2024

Io penso che la gavetta sia necessaria per tutti, nonostante non sia per niente facile.
Puoi frequentare scuole, corsi, accademie, ma senza l’esperienza sul campo rimane solo puro “apprendimento”.
La mia esperienza è cominciata nel 2013.
Maria Pia, chiamata anche Mapi, la conobbi grazie a un tirocinio proposto dall’Accademia di Belle Arti che prevedeva la realizzazione di un documentario il cui centro erano le testimonianze dirette di 3 giovani ragazzi di origine straniera che promuovevano il dialogo interculturale, l'inclusione sociale, la cittadinanza attiva e la mobilità dei giovani.
Imparai tanto da quell’esperienza, ma soprattutto scoprii quanto fosse divertente lavorare con i video. Mi si aprì un mondo.

Quello fu il primo tassello del mio puzzle.

Al termine del tirocinio, ricordo perfettamente la mattina in cui Mapi mi chiamò per propormi di fare un mese di prova in qualità di assistente: anche se ero ancora mezza addormentata, sentii tutta l’emozione per quelle parole e accettai subito.
Dal 2014 abbiamo fatto tante esperienze: spot pubblicitari, documentari promozionali, matrimoni, registrazioni live di concerti, ecc. Le dico sempre che è stata la mia mamma nell’ambito lavorativo, perché mi ha introdotta in questo mondo e mi ha permesso di crescere più di quanto avrei fatto se avessi agito da sola, ma ciò che penso, ancor di più, è che siamo cresciute insieme.

Lei mi ha trasmesso la sua conoscenza, si è seduta vicino a me e mi ha guidata con pazienza, io invece le ho mostrato la mia freschezza, le mie idee, la mia prospettiva. Mi auguro che i miei errori dati dall’iniziale ingenuità l’abbiano fatta sorridere.

Spero che anche voi abbiate avuto la fortuna di avere al vostro fianco qualcuno che sinceramente si è interessato a voi e alla vostra crescita; una persona che mette al primo posto il rispetto e considera l’altro come suo pari; una persona che non usa la violenza psicologica per farti capire i tuoi errori, ma che ti incoraggia sempre, anche nelle difficoltà.

ATTENZIONE: questi post sono fatti per essere interattivi. Quindi non abbiate paura! Nessun commento verrà maltrattato 🤣

La fotografia non è quello che pensi tu!Ovviamente scherzo. Almeno un po’.Spesso vedo in giro gente che pubblica foto da...
30/01/2024

La fotografia non è quello che pensi tu!
Ovviamente scherzo. Almeno un po’.
Spesso vedo in giro gente che pubblica foto dai colori brillanti, super nitide, perfettamente bilanciate e geometricamente impostate al millimetro.
Sono foto bellissime.

Poi vedo foto in cui l’inquadratura taglia in modo “inaspettato” un arto, o un angolo di paesaggio, o foto che semplicemente non sono nitide, sottoesposte. E lì partono le critiche.
“Hai tagliato i piedi/la testa/il braccio”, “la posa è scomposta” o “non è a fuoco/nitida” ecc.

E di questi commenti potrei scriverne a palate.
Quello che vorrei comunicare ai miei lettori oggi è che non esiste una fotografia perfetta, ma esiste quella che potremmo chiamare “canonica”.

Una foto che non rispetta i parametri accademici può piacere tanto quanto una foto che, invece, li rispecchia. Penso che la prima regola della fotografia sia che non ci sono regole.

È un mezzo libero, che permette di comunicare in libertà quello che si ha dentro. La fotografia non è solo catturare luce, ma fare luce dentro se stessi e (provare a) portarla al di fuori di sé.
Cosa sarebbe il gusto, altrimenti? Cosa sarebbe l’opinione?

Cosa ne pensi? Se vuoi vedere foto più sperimentali, scrivi pure nei commenti! 😊


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Ho sempre avuto paura dei venditori.O almeno, della maggior parte. Penso che ognuno di voi sappia perché.Vi dico la mia....
27/01/2024

Ho sempre avuto paura dei venditori.
O almeno, della maggior parte.
Penso che ognuno di voi sappia perché.
Vi dico la mia.
Mi è capitato spesso di entrare in un negozio di abbigliamento ed essere presa d’assalto da una commessa; mi seguiva come se fosse legata a me da una corda invisibile.

Per lei è normale, per me invece è ogni volta occasione di disagio. Se entro in un negozio d’abbigliamento, cerco prima di tutto un luogo che non mi faccia venir voglia di scappare, che mi faccia sentire libera di scegliere se quel vestito mi sta o no, se mi fa stare bene.
E questo desiderio vale in qualsiasi situazione io mi trovi, che sia per comprare un libro o un computer.

Come già detto nel post precedente, la mia personale “ricerca di senso” si è placata solo nell’estate del 2022, quando ho scoperto in che modo il mio lavoro può essere utile e per il bene di qualcuno.
Sentirsi chiamati a fare qualcosa d’altronde corrisponde alla parola “vocazione”.
Non significa, quindi, esasperare il cliente o accettare qualunque incarico per soldi.

È con questi intenti che sono tornata dalla missione in Albania per arrivare a quella che quotidianamente vivo a Palermo.
Quando qualcuno si affida a me per un servizio, ne sento la responsabilità. Nel momento in cui mi scelgono, ho il dovere di prendermi cura di quelle persone e di fare tutto il possibile per soddisfare le loro esigenze.

I professionisti scelgono i propri clienti in base al tipo di richiesta e all’intesa. Devo quindi escludere alcune persone per permettere loro di avere quello che vogliono e se posso aderire alle loro richieste.

È un affidarsi reciproco, perché prima di tutto siamo esseri umani.
Proprio per questo, in passato ho rifiutato servizi che avrei fatto solo per soldi, quali la realizzazione di video anteprima e trailer in sala di comunioni (no, per vostra informazione non ne faccio).

Quante volte vi è capitato di incontrare venditori intenzionati a vedervi come persone e non come sacchetti di soldi su due gambe?


Quando il sogno giusto ha bussato alla vostra porta?Nell’ultimo post vi ho parlato di quale evento ha acceso la scintill...
23/01/2024

Quando il sogno giusto ha bussato alla vostra porta?

Nell’ultimo post vi ho parlato di quale evento ha acceso la scintilla della fotografia dentro di me, ma ce n’è uno ancora più importante: un evento che ha confermato ciò che ormai faccio da anni e che mi ha fatto sentire al posto giusto nel momento giusto.

È stato il 2 agosto 2022.

Sono partita in missione umanitaria.

Avevo deciso di lanciarmi e provare ad abbattere tutti quei muri che, puntualmente, mi frenavano dal fare qualcosa, perché non mi sentissi al di fuori della famosa zona comfort. Tra compagni di viaggio e accompagnatori, feci un viaggio di circa 12 ore.

Destinazione? Albania.

Immaginavo quali sensazioni avrei potuto provare da missionaria, a partire dalla paura del non saper come comunicare, a quella di sentirmi inutile per le situazioni drammatiche che avrei visto, agli sguardi in quanto estranea, o peggio ancora, la percezione di non avere niente in comune con loro, perché vivono nella povertà mentre io no.

E invece mi sbagliavo di grosso.

Portando con me la fotocamera ho immortalato dei paesaggi, ma soprattutto degli sguardi: gli stessi che misero a tacere ogni mia paura. Contemporaneamente però posso dirvi che, lì, percepii la vera povertà dentro di me. Mi sentivo vuota in mezzo a tutte quelle persone a cui mancava una casa confortevole o una macchina, mi sentivo vuota pur avendo una famiglia, degli amici che mi vogliono bene, una macchina e la possibilità di affidarmi a un sistema sanitario dignitoso.

Mi accolsero come se ci conoscessimo da sempre: delle famiglie ospitarono l’intero gruppo missionario nella propria dimora, seppur umile, offrendoci quel poco che avevano da mangiare.

Non so come, non chiedetemelo, ma riuscivamo a comunicare anche senza le parole.

E proprio lì, in quei giorni, da vuota mi riempii, mettendo in luce il motivo per cui, nella mia vita, ho sempre creduto di essere nata.

E voi? Aspetto nei commenti i vostri racconti.



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Abbiamo avuto tutti il fotografo ufficiale della classe, no?Ecco, ero io.Poi ne ho fatto un mestiere.Tutto è cominciato ...
20/01/2024

Abbiamo avuto tutti il fotografo ufficiale della classe, no?

Ecco, ero io.

Poi ne ho fatto un mestiere.

Tutto è cominciato con questa macchina fotografica.

Feci il mio primo scatto con questa Canon Prima ZOOM65, rigorosamente analogica.

La ricevetti il giorno della mia prima comunione. Felicissima, la usai in tutte le gite scolastiche.

Negli anni successivi acquistai la prima compatta digitale, diventando la fotografa ufficiale della mia classe, come ti ho anticipato: a ogni compleanno/gita/scampagnata, prendevo in ostaggio i miei compagni come modelli per cimentarmi nei ritratti fotografici e sperimentare.

Mi divertivo tantissimo.

Al terzo anno di liceo, la svolta: il mio prof di storia dell’arte propose un corso di fotografia. Potete immaginare la gioia con cui scelsi di intraprendere questo percorso, e poi di confermare la mia presenza l’anno successivo.

Grazie a quella scelta, conobbi personalmente la grande Letizia Battaglia, la quale venne invitata a una lezione in veste non solo di fotografa, ma di amica, per tutti noi.

Ricordo la pazienza con cui rispose a tutte le nostre domande, ma soprattutto la serenità con la quale ci raccontò la sua esperienza da fotografa, sempre “a rischio”.

Da quell’incontro mi portai davvero tanto.

Le cose che per noi diventano importanti spesso iniziano con un incontro. Una persona, persino un oggetto o una situazione. Qualcuno o qualcosa arriva nella nostra vita e stravolge tutto.

E tu? Qual è stato l’incontro che ti ha fatto capire cosa avresti fatto “da grande”?

Sarò felice se commenterai. Amo il confronto 💙📸



“Non hai chance di lavorare, non capiscono il tuo valore. Ti conviene andare via!”Sono abbastanza convinta che per molti...
18/01/2024

“Non hai chance di lavorare, non capiscono il tuo valore. Ti conviene andare via!”

Sono abbastanza convinta che per molti giovani ‒ soprattutto qui al Sud ‒ una frase del genere non sia una novità.

Io ho trent’anni, e almeno da quindici vengo mitragliata costantemente con discorsi simili.
Proprio per questo penso che la mia generazione e quelle a me vicine oggi siano divise in: chi va via o rimane contro la propria volontà e chi va via o resta per scelta, perché così facendo crede di dare la svolta decisiva alla propria vita.

Tutte scelte legittime, ma che possono essere influenzate dal contesto che ci circonda.

Non ho mai sentito nessuno suggerirmi di restare.
Non ho mai sentito una parola buona che mi incoraggiasse a fare qualcosa per la mia città o a credere in essa.
Nessuno mi ha detto di credere in me stessa e di non concentrarmi sulle difficoltà del Paese in cui viviamo.
Non mi hanno detto: “Non sono solo gli altri a doverti capire, ma sei anche tu a doverti impegnare per dimostrare agli altri il tuo valore”.

Sono stata giudicata per la mia scelta persino dai miei coetanei, che volevano che partissi, perché facendo quella scelta avrei sicuramente cambiato il mio futuro.
I miei amici dicono che a trent'anni non vali più niente per la società, e che è troppo tardi ormai per crearsi uno studio e partire da zero.

Io ho deciso di restare in questa città perché è la mia città e voglio crederci. So che è un rischio, e so che lo sarebbe anche se dovessi scegliere di partire, andrebbe bene lo stesso, sarebbe comunque una scelta onorevole.
Però non sarebbe mia.
E tu? Spero ti sia andata meglio. Spero che ti abbiano dato ali e coraggio da subito. Spero che con fiducia tu abbia scelto di restare o di partire, ma senza condizionamenti, senza paura.

Esattamente dieci anni fa mettevo alla prova me stessa come fotografa e videomaker nel mondo del lavoro. Ricordo come fo...
16/01/2024

Esattamente dieci anni fa mettevo alla prova me stessa come fotografa e videomaker nel mondo del lavoro.

Ricordo come fosse ieri quando una coppia di futuri sposi trovò il mio contatto in uno di questi siti-vetrine per liberi professionisti e mi chiamò, chiedendomi informazioni. Quando capii che scelsero me per immortalare i loro ricordi, sentii il famoso “peso della responsabilità”.

Sì, avevo ansia, nonostante sapessi che avrei lavorato in équipe con altri miei colleghi fidati. Sì, percepivo le aspettative degli sposi così come le mie.

Mi dissi, però: “da qualche parte dovrò pur cominciare”, e così mi lanciai.

Non è una coincidenza, quindi, che il mio profilo Instagram, https://www.instagram.com/valentinaonufrio/ , sia nato proprio all’inizio di quest’anno. Il 2024 significa per me la fine di un decennio, fatto di gavetta e collaborazioni, e l’inizio di un nuovo percorso, di cui non conosco la durata specifica.

Questo post, quel profilo, sarà la mia personale e ufficiale “dichiarazione di intenti”.

Dedico a voi l’inizio di questo cammino: a chi magari mi seguirà per curiosità, a chi già mi conosce e ha affidato a me la memoria dei suoi momenti felici, a chi cerca spunti per il proprio lavoro.

Non mi serve un social per sentirmi gratificata o per confermare il valore di ciò che sono e che faccio, ma è necessario, invece, per entrare in comunicazione con voi, per confrontarmi e crescere passo dopo passo, giorno dopo giorno.

Per condividere una passione che è diventata il mio lavoro.

E tu? C’è una passione che ti ha fatto affrontare in modo diverso i social o hai un profilo personale per conoscere persone o rimanere in contatto con chi già conosci?

Conosciamoci un po’. 💙

PH Giuseppe Sinatra

📷

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