Giovanna Griffo Fotografia e Corsi Extreme

Giovanna Griffo Fotografia e Corsi Extreme Aiuto i fotografi a tirare fuori dalle proprie immagini qualcosa di più personale, intenso e riconoscibile. GRIFF ART: dallo scatto alla visione.
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Professional Fine Art Photographer & Educator
Nikon School Master Figlia d'arte di madre pittrice e padre scultore, si avvicina al mondo dell'arte sin da bambina facendo della fotografia, negli anni successivi, il suo mezzo più congeniale. Dopo 17 anni di carriera professionale come ingegnere informatico per multinazionali, decide di abbandonare definitivamente il mondo dell'Information Technology

per dedicarsi esclusivamente alla fotografia professionale. Dal 2009 è fotografa professionista specializzata in Fine art e Travel, docente e relatore specializzato in Sviluppo Digitale Fotografico e Postproduzione in seminari e workshop a livello nazionale. Divulgatrice, promotore ed organizzatore di eventi culturali legati al mondo dell'arte e della formazione fotografica, collabora con Editrice Progresso con pubblicazioni divulgative sulla fotografia. Svolge attività di docenza e collaborazione come Nikon School Master presso Nikon Italia. Le sue fotografie sono state scelte per campagne pubblicitarie ed editoriali di livello internazionale da Nissan, Hewlett Packard, Ford Foundation, Columbia University Press, Bloomberg, Pushkin Press UK, Schurman Retail, Group Daily Mail e W.H. Freeman & Co./Worth Publisher.

È rappresentata in esclusiva a Londra e New York dall'agenzia Gallery Stock. Le sue fotografie sono spesso finaliste o vincitrici di concorsi nazionali ed internazionali (Hipa International Photograpy Award, Sony World Photography Award, Epson International Pano Award, Lonely Planet Competition)

25/07/2026

Amore, ma manco a casa la smetti de fà foto?

No.

Perché certe cose sembrano insignificanti solo finché non le guardi davvero.

Una sansevieria in salotto.
Luce normale.
Zero paesaggi iconici.
Zero botte di c**o.
Zero scuse.

Solo un fiore minuscolo e la voglia di capire fin dove poteva arrivare.

Ecco. Con la fotografia succede spesso così.

Non serve sempre andare lontano.
A volte serve imparare a vedere meglio quello che hai già davanti.

Tu hai mai tirato fuori una fotografia sorprendente da qualcosa di assolutamente ordinario? Raccontamelo nei commenti.

Se senti che nelle tue fotografie c’è qualcosa di più, GRIFF ART nasce esattamente per questo.

Link nel primo commento.

P.S. A grande richiesta vi presento Stefano, quel santissimo e adorabile uomo che ho sposato e che sopporta tutte le mie stramberie.

Ho scattato col cellulare.Sì, hai letto bene.Da qualche parte, in questo momento, un fotografo puro ha sentito un mancam...
24/07/2026

Ho scattato col cellulare.
Sì, hai letto bene.

Da qualche parte, in questo momento, un fotografo puro ha sentito un mancamento e sta lucidando un obiettivo con aria offesa.

Lo capisco.

Anch’io amo le fotocamere, gli obiettivi, i file belli grossi, la qualità, il controllo e tutta quella roba meravigliosa che ci fa sentire persone serie, mentre in realtà siamo adulti che spendono cifre discutibili per inseguire la luce su una foglia e poi chiamarla ricerca personale.

Però questa volta avevo davanti una Sansevieria sul davanzale.
Una foresta tropicale avrebbe fatto più curriculum.
Un fiore raro trovato dopo tre giorni di spedizione avrebbe avuto più dignità narrativa.

Una scena epica all’alba, dopo un trekking con il vento in faccia e l’espressione da National Geographic in crisi mistica, sarebbe stata decisamente più spendibile.

E invece no.
Una Sansevieria.

La pianta immortale da appartamento, quella che compri perché qualcuno ti ha detto che sopravvive a tutto, anche a te, e questa informazione ti fa sentire immediatamente più competente in botanica di quanto tu sia davvero.

La mia, a un certo punto, ha deciso di fiorire.
Già questo mi è sembrato un comportamento sospetto.

Io pensavo che il massimo della sua ambizione fosse restare viva nonostante la mia gestione affettiva intermittente. Invece lei, zitta zitta, stava preparando questa apparizione pallida, elegante, un po’ gotica, in mezzo alle foglie, come se avesse aspettato il momento giusto per dirmi: “Guarda che qui la fotografa non sono io, eh. Il resto tocca a te.”

Una persona normale avrebbe detto: “Oh, guarda, è fiorita.”

Io invece ho guardato quei fiori sottili, la luce che entrava di lato, il buio tra le foglie, e ho pensato una cosa molto poco compatibile con una vita adulta equilibrata: qui dentro c’è un’immagine.

A quel punto potevo andare a prendere la macchina fotografica, scegliere l’obiettivo giusto, sistemare tutto per bene e comportarmi finalmente come una professionista rispettabile.

Oppure potevo usare quello che avevo già in mano.
Il cellulare.

Ho scelto la seconda, e incredibilmente non si è aperta nessuna voragine sotto i piedi, nessun tribunale della fotografia mi ha revocato la tessera, nessun anziano maestro è apparso in controluce per dirmi che avevo tradito il mestiere.

Perché non stavo cercando di dimostrare che si possa fare tutto col telefono.

Quella è un’altra gara, e sinceramente mi interessa pochissimo.
Quello che mi interessava era una cosa molto più semplice e molto più scomoda: se l’immagine non la riconosci prima, non c’è attrezzatura al mondo che possa inventartela dopo.

Puoi avere il corpo macchina nuovo, l’obiettivo luminoso, il sensore enorme, il file pieno di informazioni e tutta la benedizione tecnica dell’universo fotografico, ma se davanti a una scena non riconosci cosa può diventare, stai solo producendo un’immagine corretta.

Magari nitida.
Magari pulita.
Magari tecnicamente irreprensibile.

E magari mortalmente noiosa, che è una delle morti peggiori per una fotografia, perché almeno una foto sbagliata ogni tanto ha il buon gusto di essere interessante.

Il salto di qualità, per me, non arriva quando aggiorni l’attrezzatura.
Arriva quando aggiorni lo sguardo.

Quando smetti di aspettare il soggetto raro, il viaggio epico, la scena clamorosa, e inizi a capire che una fotografia può nascondersi anche in una pianta sul davanzale, purché tu riesca a vedere luce, forma, atmosfera e possibilità prima ancora di pensare allo strumento.

GRIFF ART nasce anche da questa fissazione qui: non accontentarsi della foto corretta, ma imparare a riconoscere il punto in cui una scena qualunque può diventare una visione.

✅Trovi il link della lista di attesa nel primo commento.

Nei commenti vi metto anche la foto della scena del crimine, così potete vedere da quale sontuoso set internazionale è partito tutto.

😅E ora ditemelo: qual è la foto più “indegna” che avete scattato con il cellulare, ma che alla fine vi ha sorpreso?

Era una barca scassata.Di quelle che guardi e pensi:“Vabbè, fotografiamo proprio tutto ormai.”Acqua piatta. Luce da sala...
23/07/2026

Era una barca scassata.
Di quelle che guardi e pensi:
“Vabbè, fotografiamo proprio tutto ormai.”

Acqua piatta. Luce da sala d’attesa. Entusiasmo generale sotto le scarpe.
Io però davanti a certe cose ho un problema: non riesco a lasciarle essere insignificanti in pace.

Ho guardato quella barca e non ho visto una barca.
Ho visto silenzio. Attesa. Qualcosa di abbandonato che sembrava ancora avere una storia da raccontare.

E allora ho fatto clic.
Perché a volte il soggetto non è bello.

Non è iconico.
Non ha neppure la decenza di collaborare.

Ma dentro ha qualcosa.

E se hai lo sguardo abbastanza testardo, prima o poi viene fuori.

È esattamente da qui che nasce GRIFF ART: imparare a riconoscere ciò che gli altri non vedono ancora e tirarlo fuori dalla fotografia.

Io non fotografo ciò che vedono i miei occhi. Fotografo ciò che sente il mio cuore.

😎Se senti che anche nelle tue immagini c’è qualcosa che non sei ancora riuscita a far emergere, trovi GRIFF ART nel link nel primo commento.

😅E voi? Qual è stata la cosa più improbabile che vi ha fatto fermare e pensare: “qui dentro c’è una fotografia”?

22/07/2026

Era una barca scassata.

Acqua piatta, luce insignificante, fascino da pedalò comunale a novembre.

Una persona ragionevole avrebbe guardato altrove.

Io no.

Perché la visione è anche questo: immaginare oltre ciò che hai davanti, finché una cosa qualunque smette di essere soltanto ciò che è.

Quante volte vi è capitato di vedere qualcosa dove tutti gli altri vedevano solo una cosa da niente?

GRIFF ART nasce per chi sente che nelle proprie fotografie c’è qualcosa di più e vuole imparare a riconoscerlo.

✅Link nel primo commento

Io non fotografo ciò che vedono i miei occhi. Fotografo ciò che sente il mio cuore.

Sembrava una botta di sfiga.Io lì, accovacciata come un rospo con l’artrosi, trattenevo il fiato da mezz’ora.Lei ferma.P...
20/07/2026

Sembrava una botta di sfiga.
Io lì, accovacciata come un rospo con l’artrosi, trattenevo il fiato da mezz’ora.

Lei ferma.
Perfetta.
Collaborativa.

Praticamente assunta a tempo indeterminato.
Poi premo.

E lei vola via.
Ovviamente.

Per un secondo ho pensato di aver fotografato il nulla, il fallimento e la mia dignità che rotolava giù per il sentiero.
Poi ho guardato lo scatto.

E quella farfalla mossa, che chiunque avrebbe cestinato con aria competente, sembrava viva. Non appoggiata sul fiore. Viva.
Ecco. A volte la sfiga non ti rovina la fotografia.

Ti rovina il piano.

Che è diverso.
Quante volte avete pensato di aver sbagliato tutto e invece, riguardando meglio, avevate portato a casa qualcosa di molto più interessante?
😅
Scrivitelo nei commenti!

Col c@ #  che me ne stavo a casa al calduccio! Ho visto il sole che stava per infilarsi dietro quella montagna e, come a...
17/07/2026

Col c@ # che me ne stavo a casa al calduccio!

Ho visto il sole che stava per infilarsi dietro quella montagna e, come al solito, ho preso una decisione molto equilibrata: uscire nella neve, congelarmi le dita e piantare un cavalletto dove una persona sana di mente avrebbe fatto inversione.

La fotografia ha questo piccolo difetto: ti convince che soffrire sia poetico, purché alla fine venga fuori qualcosa che valga il congelamento.
Questa, per fortuna, lo valeva.

Quante volte vi hanno detto che era meglio lasciar perdere, che non era il momento, che non ne valeva la pena o che era un’idea del c@ # ?

E quante volte siete andati lo stesso? 😅

Scrivitelo nei commenti!

15/07/2026

Sembrava una botta di sfiga.

Io lì, accovacciata come un rospo con l’artrosi, trattenevo il fiato da mezz’ora.

Lei ferma.

Perfetta.

Collaborativa.

Praticamente assunta a tempo indeterminato.

Poi premo.

E lei vola via.

Ovviamente.

Per un secondo ho pensato di aver fotografato il nulla, il fallimento e la mia dignità che rotolava giù per il sentiero.

Poi ho guardato lo scatto.

E quella farfalla mossa, che chiunque avrebbe cestinato con aria competente, sembrava viva. Non appoggiata sul fiore. Viva.

Ecco. A volte la sfiga non ti rovina la fotografia.

Ti rovina il piano.

Che è diverso.

GRIFF ART nasce per chi sente che nelle proprie fotografie c’è qualcosa di più e vuole imparare a riconoscerlo.

✅Link nel primo commento

Quante volte avete pensato di aver sbagliato tutto e invece, riguardando meglio, avevate portato a casa qualcosa di molto più interessante?

🔥 Due fiamme verdi.Una persona normale avrebbe visto due foglie.Io no.Io ci ho visto un piccolo incendio botanico, per f...
15/07/2026

🔥 Due fiamme verdi.

Una persona normale avrebbe visto due foglie.

Io no.

Io ci ho visto un piccolo incendio botanico, per fortuna senza fumo, senza danni e senza necessità di spiegare ai vicini perché stavo fotografando una pianta come se mi avesse appena rivelato il senso della vita.

A quel punto potevo ignorarla.

Oppure fermarmi lì davanti e peggiorare la mia reputazione di adulta funzionale.

Ho scelto la seconda.

Il titolo ufficiale è Fiamme verdi.
Il titolo familiare potrebbe essere: “Giovanna, sono foglie, calmati.”

Ma è proprio qui che per me comincia la fotografia.

Non quando trovi il soggetto spettacolare già pronto a fare il fenomeno, ma quando una cosa banalissima si comporta in modo sospetto e tu decidi di darle retta.

Perché il soggetto, in fondo, non cambia.

Restano foglie.

Ma se le guardi nel momento giusto, con quella luce lì, contro quel buio lì, per un attimo smettono di fare le foglie e iniziano a sembrare altro.

Ecco, GRIFF ART nasce anche da questa ossessione: non accontentarsi della foto corretta, ma cercare il punto in cui una scena comincia a diventare visione.

Adesso voglio vedere le vostre.

Avete mai fotografato qualcosa di assolutamente banale perché nella vostra testa era diventato tutt’altro?

Pubblicatelo nei commenti.

E non fate gli eleganti: qui sono benvenute foglie mistiche, rami inquietanti, sassi con crisi d’identità e qualunque altra allucinazione fotografica legalmente difendibile. 😅

14/07/2026

Col c@ # che me ne stavo a casa al caldo!
Ho visto il sole che stava per infilarsi dietro quella montagna e, come al solito, ho preso una decisione molto equilibrata: uscire nella neve, congelarmi le dita e piantare un cavalletto dove una persona sana di mente avrebbe fatto inversione.

La fotografia ha questo piccolo difetto: ti convince che soffrire sia poetico, purché alla fine venga fuori qualcosa che valga il congelamento.

Questa, per fortuna, lo valeva.

GRIFF ART nasce per chi sente che nelle proprie fotografie c’è qualcosa di più e vuole imparare a riconoscerlo.

✅Link nel primo commento

Quante volte vi hanno detto che era meglio lasciar perdere, che non era il momento, che non ne valeva la pena o che era un’idea del c@ # ?

E quante volte siete andati lo stesso?



😈Due t***e sadomaso con intenzioni omicide.Una persona normale avrebbe visto una foglia di un' agave americana.Io no.A q...
14/07/2026

😈Due t***e sadomaso con intenzioni omicide.

Una persona normale avrebbe visto una foglia di un' agave americana.

Io no.

A quel punto potevo fare due cose: chiamare uno psicologo oppure fotografarle.

Ho scelto la soluzione più economica.

Il titolo ufficiale è Sadomaso.
Ma in famiglia le chiamiamo T***e assassine.

Adesso tocca a voi: pubblicate nei commenti le vostre visioni botaniche più perverse.

E non fate i raffinati, che tanto non vi credo. 😅

Indirizzo

San Felice Circeo

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