05/06/2026
Ostinatamente ad est – G01
To limani Igoumenitsa
Il traghetto ci ha nottetempo cullato, l’orda benevola degli harleysti ha svuotato decine di keg che ora, accatastati vuoti, giacciono dietro il bancone.
Al mattino li ho trovati spalmati ovunque: sulle poltrone, nella moquette dei corridoi, adagiati sulle scale con la schiena spezzata sui gradini come fachiri.
L’uscita dalla nave è stata grandiosa. Immaginatevi un ponte intero coperto di Harley cromate e lucenti dalla voce profonda.
Non era ancora aperto il portellone che qualcuno ha acceso il motore. Sembrava un segnale. Come un coro ben organizzato, una dopo l’altra, hanno iniziato a cantare.
Uno stormo in uscita. La nave non la finiva più di vomitare moto.
Con Pier Felice abbiamo pensato bene di allontanarci il prima possibile per non essere travolti.
“To limani Igoumenitsa”, quante volte ho sentito gracchiare l’altoparlante con l’invito a lasciare la cabina.
Per quarant’anni, ogni estate, ho fatto questo percorso.
Il cervello è una meravigliosa macchina. Come tocco questi lidi, il poco greco che ho imparato riaffiora, torna a galleggiare. Le apparenti ignote parole che ascolto assumono un significato. Come perle nel loro filo, nodo dopo nodo, tutto si allinea e riprende ordine.
Il primo rito da compiere è mangiare una bougatsa me krema.
Pasta fillo croccante ripiena di crema alla cannella, ricoperta di zucchero a velo.
Compiuto il rito con somma soddisfazione ripartiamo. Il cielo che ieri, benevolo, si apriva al passaggio, oggi imbronciato ci guarda nero risalire i boschi del Pindo. Nei canaloni c’è ancora un po’ di neve.
Ero partito leggero. Alle prime gocce devo rimediare: mi sigillo dentro la tuta e cerco con gli occhi grandi di bucare il denso aerosol sollevato dai camion.
Non sono arrabbiato per la pioggia. Questo è il viaggio. Filo via, chilometro dopo chilometro, alla ruota di Pier Felice, una sorta di scorta allo splendido Dominator che, nonostante la lunga carriera e i tanti chilometri percorsi, fa ancora il suo dovere.
Il grosso monocilindrico scoppietta rotondo, sembra gradire la lunga tirata.
All’imbrunire ci fermiamo sul mare di Tracia, nel piccolo grumo di case di Asprovalta.
Il c**o è un po’ indolenzito ma, d’altronde, è il primo giorno di questa lunga traversata ostinatamente verso est.
A domani.
E come sempre:
se tutto è andato bene,
allora nulla è andato bene.
Stay Wild, Stay Shanti.