A 12 anni ricordo che scrivevo i miei pensieri prima di andare a letto. Confusi, di pancia, aggrovigliati. Crescendo ho incontrato la musica e quelli che prima erano pensieri sparsi, diventarono presto testi di canzoni però mai cantate. Un paio d’anni più tardi, complice il mio migliore amico di allora, esordii al Karaoke. Non saprei definire la performance. So solo che piansi di vergogna in bagno
, giurando che non avrei mai più cantato in vita mia. Per 10 anni ho portato avanti diversi progetti, scritto e cantato centinaia di canzoni, davanti alle sedie vuote di un bar sperduto nella provincia fino a festival con oltre 3000 persone.
“Ogni fallimento è il seme di un successo uguale o superiore”, così dicono, io ne sono la prova. Intanto a diciott’anni decisi di andare via di casa, feci le valigie una notte e andai a vivere con un amico. Iniziai a lavorare nell’azienda di mio padre (settore tessile) dove rimasi per 9 anni.
7 anni da dipendente e 2 da socio. Assieme a mia sorella creai un brand di bracciali ed orecchini in macramè che prese il nome di Bugie. Imparai presto che i cataloghi costano molto più di una macchina fotografica (come è giusto che sia). Così, dopo il primo bagno di sangue, decisi di improvvisarmi fotografo e mi decisi finalmente a comprare la reflex tanto desiderata. Chiaramente il catalogo che provai a fare fu un disastro, ma ai tempi non me ne rendevo conto e comunque fu d’aiuto per imparare le prime nozioni tecniche. Fu solo un exploit però. Lascia infatti, per oltre un anno, la mia macchina fotografica nella stessa scatola in cui era arrivata. La mia “passione bruciante” aveva già smesso di bruciare. O forse no. Il soffio di fiato uscito dalla bocca di un mio amico nel chiedermi di riprenderlo per fare un video musicale, bastò a riaccendere una fiammella.
“Nel caso in cui non andasse bene, potrebbe sempre cestinarlo” pensai. Andò bene. E andò bene anche il secondo. E anche il terzo. Andarono talmente bene che qualche pazzo si offrì persino di pagarmi. Migliorai costantemente. Fare video era bello, ma la fotografia mi attraeva di più. Perciò feci dei corsi specifici per ritrattisti e quello cambiò completamente me il mio modo di “sentire” la fotografia. Avevo trovato il MIO modo. Innamorato dei ritratti, delle persone, dei dettagli, iniziai a fotografare continuamente. Tre anni fa persi mia madre, si ammalò e ci lasciò dopo due mesi. Le parole hanno un limite, lo scopri quando provi a raccontare la perdita di una persona che amavi con tutto te stesso. Poco dopo avviai una mia attività in parallelo nel settore del commercio elettronico. Avevo tre attività, un vuoto enorme nel petto e un solo reddito. Un affare. Ma comunque mi cambiò la vita. In quello stesso periodo infatti mi avvicinai timidamente al mondo della formazione e della crescita personale, forse per perdermi, forse per ritrovarmi. Ricordo la prima volta che entrai in quella sala riunioni. Da fuori mi sembravano tutti “strani” ma mi bastò entrarci dentro per capire che “il fuori” si stava perdendo una grande oppurtunità. Quella del CAMBIAMENTO POSITIVO. Me ne innamorai. Inizia a leggere ogni giorno, ascoltare quotidianamente speech sulla crescita personale e presi parte a tutti i seminari. Non ne saltai mai uno. E tutt’ora non ne salto uno, anzi, continuo ad aggiungerne al calendario. Mi aiutarono ad uscire dallo stallo e non solo… mi insegnarono a camminare su una strada diversa. Erano e sono la mia boccata d’aria fresca, il mio ricaricarmi, il mio propulsore verso i miei obbiettivi. Dopo qualche mese di routine lavoro/speech/attività/seminari/libri i primi effetti del mio cambiamento si fecero sentire... capii che il lavoro in ditta mi stava stretto e così decisi di licenziarmi un venerdì dicendo che dal lunedì successivo non sarei più andato a lavoro. Un po’ drastico, lo ammetto. Ma ho imparato che quando decido, decido. E avevo deciso. Lascai il lavoro senza averne un altro. Un mese dopo ero assunto a Zara con un bel contratto di tre anni a 24 ore la settimana. Prendevo quasi quanto lavorare in ditta. Decisi a ottobre di due anni fa di sistemare la casa che mia madre mi lasciò in eredità. La routine ora era questa: sistemare casa/Zara/attività/foto e da capo.
É stato un periodo davvero stancante. Ma sapeste la gioia nel poterla inaugurare tre mesi dopo, a capodanno, con i miei amici più stretti attorno. Amavo i miei colleghi, la mia vita, la mia casa ma qualcosa ancora non era come volevo. Passò un anno e mezzo e decisi ancora. Mi licenziai da Zara. Aprii partita IVA il giorno dopo e iniziai a lavorare come fotografo freelance. Sono passati sei mesi da allora. Devo dire che sono un’altra persona, di nuovo. Qualche giorno fa mentre ero in macchina, ripensavo ai momenti passati, alla musica, alla scrittura, alla fotografia, domandandomi quale davvero fosse la mia passione, quale fosse LA cosa irrinunciabile. Vedete, tutti dicono di parlare (e fare) una sola cosa e di farla bene, a fondo. Io però sono tante cose, tutte assieme, tutte mischiate. In ognuna sono io in modo autentico anche se in vesti completamente diverse… potrei rinunciare ad una per far posto all’altra ma sarebbe come scegliere di far tacere una parte di me! E poi quale scegliere?
É come soffocarsi un po’. E poi ho capito… ho capito che in realtà è tutto collegato ad un filo. Che il mio essere poliedrico è la manifestazione creativa della stessa matrice. Tante fiamme che bruciano in diverse direzioni, con diverse intensità e colori ma provenienti sempre dallo stesso fuoco intenso. Ho capito. Ho davvero capito. Ho solo UNA grande passione:
COMUNICARE.