16/05/2026
Ho un archivio pieno di fotografie scattate in questo bagno e mi accorgo che senza volerlo ho costruito una specie di diario involontario della crescita di mio figlio.
Stesso specchio, stesse piastrelle fredde, la luce sempre un po’ buia, e lui che cambia lentamente dentro un luogo che invece sembra restare identico. Cambiano le altezze, il modo in cui occupa lo spazio, i capelli, le mani, perfino il silenzio che c’è nelle immagini. Alcune foto sembrano quasi uguali tra loro, eppure dentro quella ripetizione c’è il tempo intero.
Mi affascina questa cosa delle fotografie domestiche perché riescono a trasformare gli spazi più normali in contenitori di vita accumulata. Un bagno diventa un punto fermo mentre tutto il resto si muove. Un punto fermo come me, che resto dietro la macchina fotografica come se stessi cercando di fermare qualcosa che già nel momento dello scatto sta cambiando.
Le fotografie familiari spesso vengono pensate come ricordi, ma dentro certe immagini c’è qualcosa di più fragile. Somigliano a piccole prove di esistenza quotidiana. Non succede niente di straordinario e proprio per questo il tempo si vede meglio. Ogni foto aggiunge un dettaglio minuscolo a un racconto che nessuno ha scritto, però esiste lo stesso, nascosto dentro le abitudini, dentro le stanze attraversate mille volte, dentro questo bagno che ormai conosco anche attraverso tutte le sue versioni fotografate.
🇬🇧 English version in the first comment.