19/08/2026
Meno megapixel, più anima: perché Michael Olise e le TV a tubo catodico dovrebbero farci riflettere
Se la tua prima preoccupazione quando guardi uno scatto è fare lo crop al 100% per verificare la nitidezza da bordo a bordo, quello che sta combinando Michael Olise (in collaborazione con il fotografo Lukas Korschan) potrebbe farti ve**re un coccolone.
Prima del Mondiale, Olise ha fatto tabula rasa del suo profilo Instagram. Niente scatti patinati da 60 megapixel, niente raw lavorati a 16 bit con recupero maniacale delle ombre, nessuna traccia dell'ultimo sensore ultra-performante ad alti ISO.
Al loro posto? Immagini che riprendono la partita filtrate attraverso l'estetica sgranata, imperfetta e nostalgica dei vecchi schermi TV a tubo catodico (CRT), delle videocamere MiniDV e delle compatte digitali degli anni '90 e 2000.
La provocazione: il "ritaglio perfetto" non fa la storia
Per anni ci hanno convinto che la ricetta per la foto definitiva fosse semplice:
* Ultimo corpo macchina con processore Bionz/EXPEED di ultima generazione.
* Obiettivo f/1.2 da un chilo e mezzo con lenti asferiche a bassissima dispersione per azzerare ogni aberrazione cromatica.
* Massima gamma dinamica e nitidezza chirurgica.
L'operazione Olise-Korschan fa esattamente il contrario: rinuncia deliberatamente alla qualità tecnica pura per conquistare la sensazione del ricordo.
Mentre noi impieghiamo ore a correggere il rumore digitale e la vignettatura su Lightroom, la cultura visiva contemporanea (dalle passerelle di moda a Instagram) sta premiando la strada opposta: l'errore che diventa stile, la bassa risoluzione che diventa atmosfera, l'imperfezione che trasmette autenticità.
Nitidezza vs. Memoria
Se guardi una foto scattata a 1/8000s con un AF a tracciamento oculare tramite AI, vedi esattamente il calciatore sul campo: perfetto, congelato, chirurgico.
Se invece guardi una foto ripresa con l'effetto tubo catodico o con la grana dell'analogico, non vedi solo il calciatore: ti ritrovi sul divano di casa a guardare quella partita con gli amici. L'immagine smette di essere un semplice "test di risoluzione della lente" e diventa un racconto visivo, una memoria condivisa.
La lezione per chi inseguiva l'ultimo modello
Non significa che devi buttare la tua mirrorless da 4.000 euro o smettere di apprezzare la qualità di un'ottica professionale. Ma questo fenomeno ci ricorda una grande verità che spesso dimentichiamo nei forum di tecnologia fotografica:
* Il pubblico non conta i pixel: L'emozione di uno scatto non dipende dalle linee per millimetro risolte dal tuo obiettivo.
* L'estetica batte la scheda tecnica: Avere l'attrezzatura più recente ti dà strumenti più precisi, ma non ti garantisce un'identità visiva.
* La foto memorabile non è quella più nitida, ma quella che somiglia a un ricordo.
La prossima volta che ti ritrovi a sbavare sul nuovo modello appena annunciato solo perché ha il 10% di rumorosità in meno a 12.800 ISO, chiediti: sto cercando di raccontare una storia o sto solo comprando uno strumento per fare dei test tecnici?
Michael Olise e l'estetica del tubo catodico. La fotografia analogica conquista il calcio e Instagram diventa un'opera d'autore