20/08/2023
Sabato 8 Ottobre 2011 a Benevento arriva, come una folata di vento fresco d’estate, in una galleria aperta dalla ricca borghesia beneventana, un’artista sp****la per un suo vernissage, “Acuerdos Tacitos”. Io come fotografo di una rivista che di patinato aveva ben poco se non la carta sulla quale veniva stampata, venni mandato in missione per fotografare l’allestimento. Con me venne un omone che di professione faceva il musicista e per diletto il giornalista. Fummo avvisati che l’artista era nelle nostre mani, lei che era originaria di Zaragozza. Noi, novelli ciceroni, non appena concluso il vernissage, avremmo dovuto accompagnarla in giro per la città, offrirle qualcosa da bere e poi portarla al suo albergo. Tutto semplice se di mezzo non si fosse messo l’amore. Ebbene, la missione per la quale venivamo pagati non era una missione difficile da compiere. Avevamo un unico obiettivo, oltre a quello lavorativo che a quanto pare, molto presto, passò in secondo piano. Non appena arrivammo alla galleria, nel trambusto e nel pieno affannarsi dei facchini che trasportavano le opere da un furgoncino alla galleria stessa, spuntò dalla porta a vetri una ragazza mora, snella e dai capelli ricci. Aveva le mani sporche di pittura. Un vestitino nero che le lasciava scoperte le spalle e le braccia sottili. Non parlava la nostra lingua, ma quello era un elemento, di tutta la storia, facilmente superabile. Riuscimmo a presentarci, benché restammo conficcati a terra come le lance dei longobardi. Riuscivamo a muoverci lentamente e a fatica. Ci eravamo innamorati all’istante.
Gema, il giorno seguente, si portò via un pezzetto del nostro cuore.