01/08/2016
TiTOLO:
”DIVERSO TEMPO DOPO
LO PNEUMATICO ORMAI SEMIDISINTEGRATO
SI RITROVO TRA TERRA ED ACQUA
LÌ DUE ESSERI BIZZARRI...” (Fabian von Unwerth & Giselle Bigatello, 2016)
Rifacendosi al concetto che la fotografia non mostra la realtà, bensì mostra l’idea che si ha di essa, l’immagine proposta utilizza come mezzo di transfert tra segno e referente i precetti della psicologia dell’arte sviluppata da Rudolh Arnheim nell’ambito della gestaltpsychology (1), rafforzata dall’introduzione di elementi simbolici narranti.
In tale contesto l’opera d'arte presuppone un'organizzazione dei vari elementi dell’immagine secondo uno schema compositivo complesso dove la costruzione dell’impianto ma anche la profondità del contenuto che l’impianto stesso esprime misurano la capacità dell’artista di far coincidere percezione e concetto.
Nell’immagine presentata ogni elemento che la compone ha un suo “posto” e si interfaccia con gli altri secondo una dinamica compositiva che guida l’osservatore, a livello di percezione, a scoprire di volta in volta messaggi o sensazioni che provocano domande.
La diagonale che lega la presenza delle due figure crea movimento veloce e tensione dando una immediata percezione di dinamismo compositivo. L’occhio dell’osservatore si sposta inconsciamente da sinistra a destra, percorrendo e contestualmente “vivendo” lo spazio di transizione che le separa. Questo spazio liminale, rappresentato dal fluire dell’acqua del torrente verso il mare, espressione figurata della rigenerazione o in chiave più moderna del riciclo, è spazio ma anche tempo: il tempo che intercorre nel compiersi del “gesto” (il dipingere) che può essere letto come metafora del ”fare” umano e della sua incapacità a raggiungere un fine certo. I simboli dipinti sui corpi, acqua e terra, rafforzano il concetto di soglia della coscienza entro la quale l’uomo agisce.
Poi c’è il copertone, che improvvisamente diviene il protagonista della scena. La sua presenza, interposta tra la figura che compie l’azione e quella che la riceve, rompendo la naturalità della scena, ammonisce che l’uomo prima di tutto deve fare i conti con la sua indole autodistruttiva e in eterno conflitto con l’ambiente che lo ospita.
L’immagine è stata pensata per l’evento di poster art e inserisce implicitamente nel suo percorso narrante la caratteristica peculiare del movimento: la “caducità” delle opere. Rovesciando l’assioma che afferma che uno scatto è l’eternizzazione di un momento e assumendo il principio per cui alla simbolica distruzione del supporto cartaceo (il segno) si associa il concetto della relatività del contenuto espresso (il referente) si afferma il medesimo concetto di precarietà dell’analisi sociale derivante da una visione relativistica della storia legata al concetto di “società aperta” teorizzata da Karl Popper.
Beppe Venezia 2016
(1) Arnheim, R. (1969). Visual thinking. Los Angeles, CA: University of California Press.
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