08/06/2018
Ultimo giorno di scuola.
I tuoi figli si alzano all'alba perché vogliono arrivare a scuola per primi, è risaputo che l'ultimo giorno di scuola è una figata.
Si gioca, si mangia, non si fanno compiti, ci sono le recite, si da il regalo alle maestre, spesso e volentieri è orario ridotto.
Quindi, i tuoi figli non vedono l'ora di andare.
Loro.
Tu ti muovi flemmatica, sembri un bradipo zoppo in letargo, perché sai, anzi perché SAI, che da domani sono cazzi!
"Mamma dai andiamo, è l'ultimo giorno, sbrigati"
"Altri 5 minuti" e ti giri dall'altra parte
"No mamma niente 5 minuti, alzati"
"Ragazzi ho deciso che non andiamo oggi, tanto è l'ultimo giorno, è inutile"
"No mamma io VOGLIO ANDARE A SCUOLA"
E quelle parole mai come ora ti fanno malissimo, una coltellata allo stomaco, un calcio al sedere, un uppercut violento, un dritto in pieno viso.
Fosse stata detta un altro giorno non avrebbe avuto questo effetto... ma ora, fa male!!
"Va bene andiamo dai"
"Mamma noi siamo pronti!"
Apri un occhio e li vedi pronti sulla porta, pettinati, puliti, profumati, stirati, mentre tu sei ancora zombie in decomposizione.
Li porti.
E pensi che da domani per 3 mesi è film horror.
Se non lavori è peggio.
Se lavori da casa è incubo.
Se lavori è un casino per organizzarsi.
Come fai... fai male.
Mamma a casa.
La mattina dormono... poco.
Si svegliano.
Vengono da te.
"Mamma che facciamo oggi? Andiamo al parco?
Andiamo al prato?
Andiamo in piscina?
Andiamo al mare?
Ho fame.
Facciamo qualcosa?
Mi annoio.
Lui non mi fa giocare.
Io non voglio giocare con questa bambina qui"
"Ma amore, è tua sorella"
"Non la voglio, giocaci tu"
E passi la giornata a raccogliere giocattoli da terra, spegnere luci, pulire cucina e bagni, a ripetere questa frase:
"Non potete giocare tutto il giorno alla Playstation. Allontanatevi dal televisore"
Poi ti senti in colpa che tuo figlio passa le ore appiccicato alla tv e cerchi di staccarlo, che se non ti avessero inculcato che fa male lo abbandoneresti lì, che almeno sta fermo. Invece gli proponi l'attività alternativa, a tuo discapito.
"Amore di mamma vieni che facciamo i biscotti"
E poi ti trovi a lavare la cucina dieci volte e a fare bagnetti perché quel pacco di farina è esploso ovunque, anche nelle sue mutande.
La spesa non è più quel momento di relax, diventa una corsa alla sopravvivenza, con i ragazzini attaccati al carrello, che si spingono contro gli scaffali, che urlano e vogliono tutte le schifezze del mondo.
Hai mai sentito un bambino che insistentemente chiede alla mamma di comprargli una bella insalatona? Ma va.
Patatine, cioccolatini, gelati, caramelle, nutella, merendine, cereali che sembrano c***a di coniglio.
A fine giornata sei quasi morta, arriva il marito dal lavoro.
I bambini gli corrono incontro felici e saltellanti "Papà papà ti voglio bene, che bello che sei a casa"
Lui tutto fiero ti guarda e ti parla:
"Bella la vita eh? Beata te che oggi non hai fatto niente"
Lo prendi e lo uccidi malamente, poi gli spieghi il perché.
La mamma che lavora.
Parola chiave organizzazione.
Campo estivo.
Praticamente prendi il tuo stipendio e lo fai accreditare direttamente sul conto della struttura che per almeno due mesi ospiterà i tuoi figli. A volte anche un pezzetto dello stipendio del papà.
Ciò che cambia rispetto ai giorni di scuola sono le borse da preparare.
Asciugamani, scarpette, costumino, ciabattine, cambietto, lenzuolino, merenda...
Tutte cose che ogni santo giorno devi controllare, lavare, stirare.
Li porti.
Vai al lavoro.
Li vai a riprendere.
Te li riconsegnano lerci.
Pantaloni bucati, magliette strappate, terra nei capelli.
Ma sei tranquilla perché sai che si divertono.
"Mamma non ci voglio più andare al campo scuola, voglio stare con te!"
Gli scotchi la bocca e il giorno dopo glieli riporti di forza.
Poi a casa, dopo i bagnetti, fai tutto ciò che fa una mamma casalinga.
Lavi, stiri, pulisci, cucini, sistemi.
Casa splendente.
Poi arriva il papà.
Stessa scena con i figli felici di vederlo.
E lui parla:
"Amore, com'è andata oggi al lavoro? Beata te che torni prima di me"
Lo uccidi e poi gli spieghi il perché.
Mamma con i nonni disponibili.
È vero che risparmi.
Ma trovi i tuoi figli che parlano in dialetto, che sono capricciosi, maleducati, che hanno assaggiato il vino, la birra, l'impepata di cozze, che hanno i capelli tagliati corti tipo cazzuola
"eh aveva caldo, glieli ho spuntati"
E torni a casa con il sacchetto degli avanzi del pranzo e ci ceni. Per una settimana.
I tuoi figli felici che fanno tutto il giorno quello che vogliono e che vengono assecondati in ogni cosa.
Perché i nonni sono i nonni, mica i genitori o gli educatori... sono nonni.
Che se non ti sta bene, tiri fuori i soldi e paghi il campo scuola.
Quindi fai pippa e il tuo compito nei tre mesi è rieducare ogni giorno i tuoi bambini alla normalità.
Come fai, sbagli.
Sempre.
E non perché sei una cattiva mamma, semplicemente perché il mondo perfetto non esiste.
Scendi a compromessi e trova un equilibrio per questi caotici tre mesi.
Trova il modo di goderti i tuoi figli.
Il tempo sfugge.
Tre mesi e poi è di nuovo il primo giorno di scuola.
Grembiulini perfetti, bimbi capricciosi e tu che ora ti immagini di godere e conti i giorni, poi quando li vedi entrare a scuola ti piange il cuore e vorresti tenerli con te.
È sempre così.
Corri, abbracciali e tieniteli stretti, che ad un certo punto, ti sfuggono!