30/09/2025
Luigi Ghirri per me é una fonte di ispirazione profonda.
Il suo modo di intendere e vivere la fotografia, negli anni ‘70, ha segnato un nuovo approccio a questo linguaggio.
Non ha frequentato scuole di fotografia, né fatto l’apprendista in uno studio fotografico, né si é fatto fagocitare dai circoli fotografici.
Ha scelto fin da subito la strada piú difficile, quella della ricerca.
Era la via che sentiva piú vicina al suo modo di essere, nonostante fosse spesso distratto, sommerso dalle multe (che non pagava mai), e completamente noncurante del proprio aspetto (la moglie - in “Lezioni di fotografia” - racconta che non si puliva mai gli occhiali).
Nel suo lavoro ha saputo unire sguardo e pensiero, restituendo tutta la complessitá del mondo attraverso immagini molto semplici, ma mai banali.
Per lui la fotografia é sia testimonianza che reinvenzione e ha lo scopo di rappresentare la percezione che abbiamo del mondo.
Un’operazione difficilissima per un fotografo, perché implica la volontá precisa di compiere un lavoro profondo su di sé.
Che poi é quello che, se vogliamo, la vita ci insegna: a lasciare andare, a togliere, alleggerire, a dimenticarci un po’ di noi stessi, fino ad arrivare all’essenza delle cose.
Una visione del mondo.
Per me il suo lavoro é un punto fermo, uno studio continuo, un obiettivo.
Quanto é importante per te avere dei punti fermi nel tuo lavoro?
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* Queste fotografie sono tratte dal catalogo di una mostra dedicata a Luigi Ghirri, allestita lo scorso anno al MASI di Lugano, che ho trovato davvero straordinaria. A mio avviso rappresentano una sintesi del suo percorso artistico.