23/12/2019
In fuga da Arwad
Gli Arabi hanno dato il nome a quest'Isola, che nel corso della storia ha avuto molti nomi, tra cui ARados e Raud. Qui i Templari, sfuggiti alla distruzione di San Giovanni d'Acri, si sono rifugiati per tentare un'ultima disperata resistenza. Dopo la caduta di Gerusalemme, che nel 1137 si era arresa alle forze di An-Nasir Salah ad-Din, noto come Saladino, la città di San Giovanni d'Acri, nell'attuale Israele, l'aveva sostituita come capitale del Regno crociato. Nel 1291 fu attaccata dalle truppe Egiziane dei Mamelucchi. Questi erano tra i pochi in grado di tenere testa ai Templari, il corpo di Monaci guerrieri che la presidiavano, fondato da Bernardo da Chiaravalle, nel 1129 per difendere il Santo Sepolcro e, divenuto in pochi decenni, enormemente potente e ricco. Era composto da combattenti abilissimi, spietati e sopratutto motivati da una sorta di fanatismo Cristiano. Erano gli unici nemici che Saladino, passato alla Storia anche per la sua generosità nei confronti degli avversari, faceva mettere immediatamente a morte quando venivano catturati, in quanto sapeva che non accettavano trattati di pace o patti di alcun genere e, se fossero sopravvissuti, avrebbero ripreso a combattere ancor più determinati di prima. Ad Acri, i Templari resistettero per dieci giorni nel loro fotilizio dopo che la città era stata conquistata, poi furono sterminati a loro volta, ma, prima della distruzione del forte, il Gran Maestro Thibaud Gaudin e alcuni uomini riuscirono a fuggire approfittando della notte, portando con se il tesoro e mettendolo in salvo a Sidone. E` molto robabile che alcuni Templari avessero raggiunto la piccola Isola di Arwad/Raud, che costituiva l'ultimo baluardo Cristiano in Terra Santa. Arwad fu conquistata dai Mamelucchi nel 1302, e, benchè fosse stato siglato un patto che garantiva la libertà ai suoi occupanti, questi vennero sterminati e i Templari imprigionati al Cairo.
L'America vanta l'insolito record di essere il Continente più scoperto del mondo. Stando a varie versioni, essa è stata raggiunta da Fenici, Egizi, Irlandesi, Vichinghi, Gallesi, Cinesi, Giapponesi, e persino dai Templari, che vi sarebbero giunti quasi due secoli prima di Colombo. L'idea della loro presenza nel Nuovo Mondo non è nuova: in qualche momento tra il XII e il XIV secolo erano comparse in Messico alcune tribù di uomini bianchi dalle concezioni religiose molto diverse da quelle locali, che i nativi battezzarono Tecpantlacs, ovvero "Popolo del Tempio". La notizia è riportata nel XVI secolo nel Codex Vaticanus 3738, traduzione in Italiano dello Spagnolo Codex Tellario-Remensis attribuito al domenicano Pedro de Los Rios. Nel 1831, Lord Kingsborough, nel suo mastodontico saggio Antiquitiles of Mexico, aveva dato l'inizio dell'immigrazione dei Tecpantlacs (che lui riteneva eredi delle Tribù Perdute di Israele) dal Sud America verso il Messico al 1272. Antiquities of Mexico era composta da nove volumi in formato "in folio" (circa 40x30 Cm) e conteneva tra l'altro estratti di molti codici, riprodotti in modo estremamente fedele e colorati a mano; stamparlo costò caro che lo studioso finì in prigione per debiti e vi morì a soli 41 anni.
Nel 1902, lo storico e archeologo Eugène Beuvois, si interessò a lungo dei Tecpantlacs, di seguito la questioni dei Templari in Messico fu popolarizzata da libri molto fantasiosi come Les Mystères Templiers di Louis Carpentier, secondo il quale i Cavalieri facevano la spola dal loro porto di La Rochelle al Nuovo Mondo e trasportavano segretamente in Europa l'argento estratto nel continente americano. Il mito dei Templari in America ha dato spunto a varie opere di Fiction ed alcuni albi a fumetti, purtroppo, però, a parte il nome Tecpantlacs e il ritrovamento di pietre con inciso croci vagamente patenti (cioè le cui braccia si allargano alle estremità come nelle insegne templari) non esistono reali prove a supporto della loro presenza.
Ugolino Vivaldi e suo fratello Vadino, navigatori del XIII secolo, hanno ralizzato un'epica impresa. Dopo la sconfitta Cristiana, i territori del Vicino Oriente erano impraticabili, e si rendeva necessaria una via commerciale alternativa. Affascinati dai racconti di un prigioniero francese e dalla leggenda del ricchissimo Prete Gianni, i fratelli Genovesi convinsero un consorio di commercianti e maggiorenti Genovesi a finanziare una spedizione per verificare se si poteva andare "ad partes Indiae per mare oceanum" (dalle parti dell'India navigando l'Oceano). Ovvero circumnavigando l'Africa come fecero secoli dopo Bartolomeo Diaz e Vasco de Gama. I fratelli saparono da Genova nel 1291 al comando delle Galee Sant'Antonio e Allegranza. Dopo aver superato le Colonne d'Ercole e aver veleggiato lungo le coste inesplorate dell'Africa Occidentale, discesero lungo le coste africane, ma, ai confini meridionali del Marocco, della spedizione (pur gestita in modo esperto e con strumenti allora all'avanguardia come bussola e astrolabio) si p***e ogni traccia. Ugolino e Vadino furono ricercati invano dalle Canarie fino al Senegal. Nel 1315 Sorleone, il figlio di Ugolino, organizzò e condusse un'infruttuosa spedizione sulle tracce del Padre e dello Zio in base a dicerie secondo le quali i fratelli Vivaldi, dopo aver effettivamente circumnavigato l'Africa, sarebbero giunti in Etiopia, e qui sarebbero stati catturati da Prete Gianni o dal Sovrano dell'immaginario Regno africano di Abdeselib, attiguo e alleato a quello del Prete Gianni. Secondo altre leggende, nel XV secolo, nell'attuale Senegal, dimoravano uomini bianchi che parlavano il genovese e dichiaravano di discendere dai superstiti della spedizione dei Vivaldi.
Negli anni '50, l'Etnologo Franco Prosperi, più noto per la sua successiva carriera di regista, durante uno dei suoi frequenti viaggi di studio in Africa, trovò e fotografo in Zimbabwe una roccia su cui era incisa la scitta "V V AD 1294", ora coperta dalle acque del bacino di Kariba. Immaginò che potesse riferirsi a Vadino Vivaldi, e, in base a questo presupposto, scrisse il romanzo "Due vele per un sogno". I fratelli non sarebbero scomparsi in mare. SI sarebbro inoltrati nel Cotinente nero verso un regno che sapevano inesistente, ma che permetteva loro di non smettere di sognare.
Alfredo Castelli