25/08/2026
Prima di arrivare qui Elisabetta ha attraversato lavori ed esperienze molto diverse, ma in ognuna cercava la stessa cosa: la soddisfazione della persona che aveva davanti.
Poi, durante il lockdown, il tempo si è fermato abbastanza da permetterle di domandarsi che cosa volesse davvero fare. La risposta era in un gesto che conosceva da sempre: lavorare la pasta, come le aveva insegnato sua madre. Un gesto manuale che la faceva stare bene e nel quale, lentamente, ha cominciato a immaginare un futuro.
Sono arrivati i corsi, gli anni di preparazione, la ricerca dei fondi, la burocrazia e tutte le difficoltà necessarie per trasformare un’idea in un luogo reale.
Quando ha sollevato la serranda del suo laboratorio per la prima volta, si è guardata intorno e ha pensato: «E adesso che cosa faccio?».
La risposta è arrivata dalle persone. Da chi cercava un pane che non riusciva a trovare, dei culurgiones, una pasta buona e sicura da poter mangiare senza paura. Richiesta dopo richiesta, quel sogno ha ha trovato la sua forma.
Oggi una delle sue soddisfazioni più grandi è permettere a chi deve mangiare senza glutine di tornare a condividere gli stessi piatti con la propria famiglia: ritrovarsi tutti intorno alla stessa tavola, senza rinunce e senza che nessuno debba più sentirsi l’eccezione.
Quella di Senzagrani non è soltanto una storia di pasta senza glutine. È la storia di una strada costruita con pazienza e passione, partendo da ciò che le mani conoscevano già.