06/05/2026
Ci sono cose che non riesco proprio a fare come un compitino.
Il prematrimoniale, per me, è una di queste.
Non è “andiamo un’oretta, facciamo due foto carine e abbiamo sistemato anche questa cosa prima del matrimonio”.
No.
Per me il prematrimoniale è un pezzo vero del racconto.
È il momento in cui ci conosciamo, in cui voi iniziate a capire come lavoro, in cui l’imbarazzo piano piano si scioglie e la macchina fotografica smette di sembrare una cosa estranea.
Con Dany e Simone siamo andati al mare, tra Bergeggi e Spotorno, in provincia di Savona.
C’erano il vento, i sassi sotto i piedi, il sole che cambiava ogni dieci minuti, quel vestito verde che sembrava nato per stare lì, le corse sulla spiaggia, i riflessi, le risate improvvise, i baci stretti, i momenti più quieti.
Ma soprattutto c’erano loro.
Io non cerco mai la coppia perfetta.
Non cerco due persone trasformate in modelli.
Non cerco la foto uguale a mille altre.
Cerco quel punto preciso in cui due persone smettono di pensare all’obiettivo e tornano a guardarsi come fanno davvero.
A Dany e Simone ho consegnato moltissime fotografie post-prodotte, una per una.
Non perché il valore di un servizio si misuri solo dalla quantità.
Ma perché quando una storia mi prende, io non riesco a ridurla al minimo indispensabile.
Non riesco a fare “il compitino”.
Non mi appartiene.
E credo che questo, alla fine, le coppie lo sentano.
Perché quando poi arriva il giorno del matrimonio, io non sono più solo “la fotografa”.
Sono una presenza familiare.
Qualcuno con cui vi siete già lasciati andare.
Qualcuno che vi ha già visti ridere, correre, baciarvi, spettinarvi, essere voi.
Dany e Simone, mare addosso e occhi pieni.
Che meraviglia raccontarvi così.