08/07/2026
Ci sono poche fotografie che, durante i preparativi, chiedo davvero di fermare.
Non perché voglia trasformare la mattina del matrimonio in una sequenza di pose. Anzi: il resto del tempo preferisco che accada da sé. Le persone parlano, si vestono, si aiutano, brindano, si emozionano o fanno confusione. E io racconto quello.
Ma prima di uscire di casa, c’è una fotografia che considero importante.
Lo sposo con i suoi genitori.
La sposa con i suoi genitori.
E, quando c’è, anche con fratelli, sorelle o le persone che quella mattina hanno un posto speciale.
Sono immagini semplici. Magari oggi sembrano quasi scontate.
Poi passano gli anni, cambiano le case, cambiano le persone, cambiano le famiglie. E quella fotografia, fatta in due minuti prima di partire, smette di essere “la foto impostata” e diventa una di quelle che si cercano per prime.
Il reportage serve a raccontare ciò che succede.
Ma ogni tanto, una storia merita anche di essere fermata con tutti rivolti nella stessa direzione.