27/07/2026
Mah… sto leggendo le moltissime critiche ricevute sull’Odissea di Christopher Nolan. E la sensazione è che molti stiano criticando il film che si aspettavano di vedere, non quello che hanno realmente visto.
C’è una differenza enorme tra dire: “A me non è piaciuto” e “Il film è sbagliato”.
La prima è un’opinione, e vale quanto quella di chiunque altro.
La seconda richiede la capacità di comprendere cosa un autore abbia cercato di raccontare.
Certo che se la loro unica esperienza dietro una macchina da presa è aver ripreso il proprio figlio alla recita di Natale, forse un po’ di umiltà prima di spiegare a Christopher Nolan come si gira un film non sarebbe fuori luogo.
La libertà di esprimere un’opinione è sacrosanta. Ma un’opinione non diventa automaticamente un’analisi cinematografica.
Molti stanno giudicando il film come se Nolan avesse promesso una trasposizione letterale di Omero. Ma è proprio qui, secondo me, che nasce l’equivoco.
Nolan non prende l’Odissea per copiarla. La prende per dialogare con essa.
Non modernizza il poema nell’ambientazione: lo rilegge con una sensibilità moderna, trasformando un racconto epico in una riflessione sul trauma della guerra, sulla brutalità che essa genera, sul senso di colpa e sulla possibilità di redenzione.
Per questo alcune differenze rispetto a Omero non sono necessariamente “errori”. Sono scelte narrative. Si possono condividere oppure no, ma prima di liquidarle bisognerebbe chiedersi: “Perché il regista ha deciso di raccontarla così?”
Cari i miei critici di Topolinia… il cinema d’autore funziona esattamente così: non è la semplice illustrazione di un testo, ma la sua interpretazione. La cosa che mi colpisce di più è che molte delle scene più contestate sono proprio quelle che raccontano meglio questa chiave di lettura. La violenza gratuita contro Polifemo, la visione di Circe sugli uomini incapaci di dominare la violenza e i propri istinti, il peso morale della guerra, il rimorso che accompagna Ulisse fino al ritorno a Itaca.