Cosenza Segreta

Cosenza Segreta Un racconto per immagini. Scorci nascosti, disvelati nella loro inusuale bellezza.

Lì dove i due fiumi si incrociano, fondendosi assieme in un unico corso d’acqua, la storia vuole che sia stato sepolto i...
09/06/2024

Lì dove i due fiumi si incrociano, fondendosi assieme in un unico corso d’acqua, la storia vuole che sia stato sepolto il sovrano visigoto Alarico assieme al prezioso bottino trafugato a Roma nel 410 d. C. (Il sacco di Roma). Per scavare la tomba di Alarico, il fiume venne temporaneamente deviato e tutti gli schiavi coinvolti nei lavori vennero uccisi per impedire di rivelare il luogo preciso del bottino.
Un mistero che continua ad affascinare e che, probabilmente, rimarrà tale per sempre. In molti hanno provato a scoprire la tomba, finanche il gerarca nazista Himmler, il 1938, arrivò in Calabria con un’archeologa francese, Amélie Crevolin, e provò a dragare il fiume fino a otto metri di profondità, senza ottenere risultati!

Cosenza ha scelto di ricordare il sovrano visigoto con la scultura dell’artista Paolo Grassino.
Come da tradizione, il re Alarico è raffigurato in piedi, sulla testa del suo cavallo: entrambi sorretti idealmente e fisicamente da trampoli o sostegni geometrici, che slegano la figura dalla materialità.
La superficie, inoltre, è come una “pelle“ incisa da ideogrammi onirici che accentuano l’idea di mistero che avvolge la sepoltura del re.
“L’intento di questo progetto – afferma Grassino – è di proteggere un segreto, esporlo ma tenerlo coperto da un “velo”. Rispettare e tentare di non dare delle risposte a degli eventi in modo razionale. Lasciare che un mistero rimanga tale e sentirsi appagati nel condividere questo.”



Tra l’antica chiesa di San Domenico e quella di San Francesco di Paola in Cosenza, si trova un luogo distintivo per la C...
05/06/2024

Tra l’antica chiesa di San Domenico e quella di San Francesco di Paola in Cosenza, si trova un luogo distintivo per la Calabria: la confluenza del fiume Crati con il Busento, oggetto di antiche storie, tra mito e leggenda.
La tradizione riporta che le acque del Crati schiarivano le vesti e imbiondivano i capelli delle donne.
È tra i fiumi più lunghi della Calabria, nasce dai monti della Sila, dal monte Timpone Bruno, e sfocia nel mar Ionio, vicino Corigliano.
Il Busento, di contro, era il fiume ritenuto pericoloso e infido. È il maggiore degli affluenti del Crati. Dopo essere nato dal Monte Serratore si incontra con il Crati già a Domanico. Insieme separano il centro storico dalla città nuova.

Si ringrazia


Storia antica e storia recente si fondono simbolicamente nella fontana del Balilla, situata lungo il fiume Busento, in p...
13/05/2024

Storia antica e storia recente si fondono simbolicamente nella fontana del Balilla, situata lungo il fiume Busento, in piazza Francesco Crispi.
Riempita con l’acqua dello stesso fiume, crea un ideale connubio fra territorio e contemporaneità, tra leggenda e storia.
Commissionata dall’allora podestà Tommaso Arnone, la fontana del Pegaso o dell’Ippocampo con l’adiacente statua dell’atleta o Balilla fu inaugurata il 21 aprile 1934, ad opera della celebre ditta Piluso di Lecce.
Andava a definire urbanisticamente e completare la piazza del palazzo delle Poste Regie, non senza la consueta, ed allora necessaria, propaganda del regime.
Il successivo intervento di riqualificazione (1963-67) ha definitivamente cancellato i simboli del ventennio oltre che la particolare recinzione ad elementi sferici, sostituita poi da una ringhiera più essenziale in metallo.

Il nostro bellissimo Duomo, fondato più di 800 anni fa, ha subito nel corso dei secoli modifiche e ammodernamenti dovuti...
25/02/2024

Il nostro bellissimo Duomo, fondato più di 800 anni fa, ha subito nel corso dei secoli modifiche e ammodernamenti dovuti ad esigenze culturali, strutturali e religiose.

Ne abbiamo trovato testimonianza durante il lavoro di ricerca relativo alla Madonna del Pilerio.

I lavori più invasivi ed importanti furono realizzati nel 1500, durante i quali venne ricostruito ed allungato il coro.
Nel 1600 vennero poi aperte le cappelle laterali del Pilerio e del Santissimo Sacramento e nel 1700 l’intera chiesa venne ricoperta di stucchi barocchi e volte a botte.
All’inizio del 1800, la facciata venne abbellita da statue e da due campanili laterali e poi ricoperta di stucchi bianchi e neri in stile gotico toscano.
Ma già pochi anni dopo iniziarono i lavori di demolizione delle sovrastrutture interne barocche in un ideale, ed allora di moda, tentativo di ripristinare l’originaria forma romanica-gotica medievale.
I lavori si protrassero per tutta la prima metà del ‘900 e fu smantellata tutta la ricopertura della facciata, compresi i campanili laterali, come documentano le belle foto d’epoca ritrovate durante i miei studi; solo nel 1950 si rinnovò il rito di consacrazione.
Infine, nel 1972 il vescovo di allora, Enea Selis, fece smontare il baldacchino ottocentesco in stile neogotico, che troneggiava al centro del transetto.

È doverosa una riflessione su questo tipo di intervento che all’epoca era giustificato e giustificabile ma che, alla luce delle moderne teorie del restauro, risulta di risoluzione assai complessa.
Quale storico dell’arte, attualmente, avallerebbe un’operazione demolitiva del genere?
E voi che cosa ne pensate di questi interventi di restauro?

Aldo

Ci sono tre fondamentali orientamenti interpretativi sulla parola “Pilerio”:•La prima si fonda sull’origine francese del...
14/02/2024

Ci sono tre fondamentali orientamenti interpretativi sulla parola “Pilerio”:
•La prima si fonda sull’origine francese del termine, facendolo derivare da “piliere” cioè “colonna”, e trova la sua giustificazione nel fatto che le icone si trovavano appese ad un pilastro della cattedrale.
•La seconda interpretazione fa riferimento alla parola greca “puloros” cioè “guardiana”, custode della città.
L’icona sacra sarebbe stata traslata da una chiesa anticamente collocata sull’attuale sito della chiesa di San Francesco di Paola, andata distrutta, e portata in cattedrale, tesi ulteriormente sostenuta dall’uso bizantino di porre le icone sacre a difesa della città come guardiane.
•La terza e più recente interpretazione si lega alla seconda ma fa riferimento ai cavalieri crociati di Malta che avevano nei loro ordinamenti i Pilieri cioè i capi, coloro che mantenevano stabilità e che costituivano il gran consiglio.
Una chiesa dell’ordine con questo epiteto è presente, anche se sconsacrata, a Taormina.
Ad avvalorare la tesi, tra le tante corrispondenze, è il fatto che i cavalieri crociati diffondevano particolarmente le icone delle Galaktotrophousa, cioè Madonne del latte, esattamente come la nostra Madonna del Pilerio, e che il particolare, probabilmente più importante, della fascia bianca dell’avambraccio della madonna richiama il “manipolo” cioè un indumento liturgico, che fa tuttora parte dell’uniforme dell’ordine dei cavalieri di Malta.

Per maggiori chiarificazioni, consultare:
- “La Madonna del Pilerio. Storia, contenuti spirituali e bellezza dell’Icona.” di Giacomo Tuoto.

🇮🇹

Il culto della Madonna del Pilerio come patrona di Cosenza si fa tradizionalmente risalire al 1576 ma, dai nuovi studi, ...
13/02/2024

Il culto della Madonna del Pilerio come patrona di Cosenza si fa tradizionalmente risalire al 1576 ma, dai nuovi studi, è risultato essere preesistente ed avere origini più antiche!
Una vecchia platea dell’arcidiocesi di Cosenza, del 1541, conservata alla biblioteca civica di Cosenza, attesta che in quella data già esisteva una ca****la della Madonna del Pilerio.
Un’altra testimonianza è la lapide datata 1779, posta a destra entrando nella ca****la del Pilerio, che fa riferimento alla Madonna che libera la città dalla peste, quando era arcivescovo di Cosenza il cardinale Francesco Borgia, cioè dal 1499 al 1511.
Dunque l’evento miracoloso era già stato registrato all’inizio del 500 e non nel 1576!

Per maggiori chiarificazioni, consultare:
- “La Ca****la e il culto della Madonna del Pilerio nella Cattedrale di Cosenza.” di Luigi Indrieri.
- “La Madonna del Pilerio. Storia, contenuti spirituali e bellezza dell’Icona.” di Giacomo Tuoto.

🇮🇹

L’approccio a scrivere dell’icona della Madonna del Duomo di Cosenza, conosciuta come Madonna del Pilerio, ha richiesto ...
12/02/2024

L’approccio a scrivere dell’icona della Madonna del Duomo di Cosenza, conosciuta come Madonna del Pilerio, ha richiesto particolare impegno e una dose ulteriore di passione.
Raccogliere tutti i testi di famiglia, gelosamente custoditi da mio nipote Francesco Paolo Dodaro, mi ha riportato al tempo degli studi, mi fatto riscoprire quella bellezza, rivivere quelle sensazioni dimenticate nei miei appunti, tesine e scritti…
Non è stato detto poco sul Duomo e sull’icona protettrice di Cosenza, e selezionare le fonti più autorevoli e riproporvele sarà una bella soddisfazione!

Diceva Galileo Galilei: “Non basta guardare, occorre guardare con occhi che vogliono vedere, che credono in quello che v...
26/01/2024

Diceva Galileo Galilei: “Non basta guardare, occorre guardare con occhi che vogliono vedere, che credono in quello che vedono.”
Noi ci crediamo nella bellezza di Cosenza vecchia, con i suoi tortuosi vicoli, e cerchiamo di raccontarvi anche le storie di ciò che non si vede…

La chiesetta dei SS Filippo e Giacomo, meglio conosciuta come “Ca****la dei Nobili”, si mostra in tutto il suo fascino d...
17/01/2024

La chiesetta dei SS Filippo e Giacomo, meglio conosciuta come “Ca****la dei Nobili”, si mostra in tutto il suo fascino decadente dopo aver attraversato la sagrestia, in un cortile interno della nostra Cattedrale.
Risalente al XV secolo, si eleva da piazzetta Toscano sui resti dell’antico cimitero della cattedrale stessa, ricoperto dopo che l’editto di Saint-Cloud vietò le sepolture entro le mura cittadine, nel 1804.
Se un incendio non l’avesse distrutta, probabilmente oggi avremmo ammirato il rifacimento settecentesco voluto dal barone Domenico Giannuzzi Savelli.
E invece, entrando, possiamo solo documentare l’accesso alle fosse tombali e le tombe stesse (scoperte dal crollo del pavimento) dove probabilmente i corpi venivano sistemati in posizione seduta per subire un processo di mummificazione naturale utilizzando il “putridarium”.
Era compito della congregazione dei Nobili, a cui la chiesetta era stata ceduta, occuparsi anche della sepoltura dei condannati a morte.
Sulla parete frontale, lì dove sorgeva l’altare, sono ancora visibili i dipinti, probabilmente realizzati dal pittore G. Bellizzi, mentre a destra si nota una loggia lignea.
Purtroppo il fuoco sembra essere il peggior nemico di questo nostro piccolo e fragile gioiello, minacciato dal 2022, anche dai crolli dovuti all’incendio di un pallazzo adiacente in via Campagna.
Ci piacerebbe raccontarvi presto l’inizio dei lavori di restauro che potrebbero renderla di nuovo visitabile dal pubblico.

****ladeinobili

Sapevate che la nostra cattedrale custodisce dal 1610 le reliquie delle sante Urbicina e Secondina? Originariamente coll...
08/01/2024

Sapevate che la nostra cattedrale custodisce dal 1610 le reliquie delle sante Urbicina e Secondina? Originariamente collocate in un sarcofago in marmo, recentemente restaurato dagli studenti dell’Unical, sotto la supervisione del professor Nava, sono adesso visibili sotto l’altare marmoreo in stile neoromanico di epoca ottocentesca.

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