30/12/2025
eri, alla cena di Natale del gruppo, abbiamo parlato tanto. Troppo, direbbero alcuni. Giusto, penso io.
Abbiamo parlato con una sincerità che non capita con tutti i gruppi di amici, ma solo con quelli che ti concedono il tempo di riflettere prima di rispondere, così che le parole non siano generiche o vuote, ma vere. Abbiamo parlato di noi stessi, del mondo che ci circonda, delle vecchie storie del gruppo, delle paure e delle difficoltà che si incontrano crescendo.
Qualche volta invidio Peter Pan. Quel bastardello è riuscito in un’impresa che a volte vorrei provare anch’io, l’eterna infanzia vissuta con i propri amici, sempre spensierati e felici, sempre pronti per un pomeriggio in collina o alla ricerca di una nuova casa abbandonata da visitare.
Ma forse è una fortuna che il tempo passi, e che con lui passiamo anche noi. Così mi ritrovo a parlare con Pol di trasferimenti e attese, con Dig della fatica del lavoro, con Filo di questioni economiche che ancora oggi non ho ben capito. Gli anni stanno passando per alcuni di noi, le conversazioni cambiano, il tempo condiviso si dirada e a volte capita di aspettare tre o quattro mesi prima di rivedere qualcuno oltrepassare la soglia della sede.
Eppure c’è una cosa che mi solleva. So che esiste ancora un luogo, un piccolo sottotetto, dove il tempo sembra fare meno rumore. Ogni volta che entro, torno a dieci anni fa.