18/02/2026
Da bambina mi arrampicavo sulla libreria di casa dei miei genitori per cercare i libri d’arte. Poi mi sedevo per terra e sfogliavo lentamente quelle pagine, perdendomi nei colori, nelle forme, nei silenzi delle immagini. Non sapevo ancora che, pagina dopo pagina, stavo allenando lo sguardo alla composizione, educando gli occhi alla bellezza, imparando la grammatica invisibile delle immagini.
Da grande, un giorno, è arrivata lei: una piccola Yashica. Parlava un linguaggio nuovo e magnetico: il suono metallico dello scatto, il fruscio del rullino in bianco e nero, l’attesa paziente dello sviluppo. Con lei ho imparato che la bellezza è qualcosa che si cerca. E si trova. OVUNQUE.
Qualunque cosa facessi, la piccola Yashica era con me, silenziosa e fedele. Mi insegnava a fermarmi, a scegliere, a respirare prima di premere il pulsante.
La fotografia è una delle poche cose che non ho mai abbandonato e nel tempo è cresciuta con me. È diventata il filo rosso che tiene insieme le mie passioni e, oggi, il mio lavoro bellissimo.
Amo fotografare i matrimoni perché sono racconti che vibrano di intensità. Amo fotografare le famiglie, i bambini, le gravidanze, perché sono Vita che cresce e si trasforma. Amo la luce calda del tramonto quando si diffonde e diventa atmosfera. Amo la luce morbida del mio piccolo studio quando tutto si fa intimo.
Da quella libreria a oggi è passato del tempo, ma il gesto è uguale: mi avvicino, osservo, trattengo il respiro.
E il senso di Meraviglia è sempre lo stesso.