Federica Narducci / Fotografia

Federica Narducci / Fotografia Io fotografo, voi fate come se non ci fossi.

Lorenza, Anna e Nicola.
16/03/2023

Lorenza, Anna e Nicola.


Piri. Anna, ma com’è bella.
16/03/2023

Piri. Anna, ma com’è bella.


Gilda ama i libri.
03/02/2023

Gilda ama i libri.

Sulle spalle del papà.
03/02/2023

Sulle spalle del papà.

Balli in salotto. Gilda e Giovanni.
03/02/2023

Balli in salotto. Gilda e Giovanni.

Da una sessione bellissima di foto domestiche vicino a Monza, a casa di Anna e Mau, tra tortellini, pastel de papas e bi...
31/01/2023

Da una sessione bellissima di foto domestiche vicino a Monza, a casa di Anna e Mau, tra tortellini, pastel de papas e biscotti col buco.

Ed ecco qualcosa sulla seconda sedia che ho usato per il post di San Valentino. Qui gioco in casa: è una Campanino, un t...
31/01/2023

Ed ecco qualcosa sulla seconda sedia che ho usato per il post di San Valentino. Qui gioco in casa: è una Campanino, un tipo particolare di chiavarina (Chiavari è, per metà, la mia città). Queste sedie furono create da Giuseppe Gaetano Descalzi (era detto “il Campanino”, perché veniva da una famiglia di campanari) che rielaborò alcuni modelli di sedie francesi, semplificandoli. Siamo nella prima metà dell’Ottocento. Le sedie ottenute ebbero un grande successo, e a Chiavari e nelle città vicine nacquero botteghe che le producevano.
Confesso che ho scelto e abbinato la Thonet e la Campanino in modo casuale, perché sono due sedie che mi piacciono molto. Cercando un po’ di storia di una e dell’altra però ci sono degli elementi in comune, che non rendono così insensato l’abbinamento. Il primo, la leggenda: entrambe sono sedie robuste ma leggere (pare che gli artigiani liguri dicano “pesano un chilo ma reggono un quintale”), e hanno fatto nascere due leggende molto simili. Descalzi avrebbe buttato la sua sedia giù dalla finestra, e questa sarebbe rimbalzata sulla strada senza rompersi, mentre una sedia Thonet sarebbe uscita intatta addirittura da un volo dalla Torre Eiffel. Il secondo è un intreccio delle due storie, forse un po’ triste: le chiavarine, che hanno sempre mantenuto una produzione artigianale, sarebbero state soppiantate dalle Thonet, che, grazie alla loro produzione in serie e alla facilità di imballaggio erano un avversario imbattibile.
Le chiavarine hanno però proseguito la loro storia, e vengono prodotte ancora oggi in modo artigianale (visitate la pagina dei ).


Ho pensato che le foto di famiglia a casa possono essere anche un regalo di San Valentino, al posto di fiori e cioccolat...
31/01/2023

Ho pensato che le foto di famiglia a casa possono essere anche un regalo di San Valentino, al posto di fiori e cioccolatini. O insieme a fiori e cioccolatini. Quindi, siccome fiori e cioccolatini costano, ho pensato di fare un’offerta speciale di San Valentino le foto domestiche.
Come funzionano le foto domestiche: io passo qualche ora con voi a casa, e fotografo quel che vedo: voi, i giochi coi bambini, le capriole e le giravolte, e quello che vi rimane è un ritratto non posato del vostro quotidiano: vi consegnerò le foto in formato digitale, e stamperò la vostra foto preferita.
Aggiungetemi ai cioccolatini.

Rendo omaggio, con questo post, alla prima delle due sedie che ho usato per parlar delle foto di San Valentino.Le sedie ...
31/01/2023

Rendo omaggio, con questo post, alla prima delle due sedie che ho usato per parlar delle foto di San Valentino.

Le sedie Thonet hanno una storia che, a volerla scriver tutta, non starebbe in un libro.
Per sommi capi, Michael Thonet (1796-1871), ebanista di Boppard, una città lungo il Reno, trovò il modo di piegare il legno di faggio per mezzo del vapore. I suoi mobili e le sue sedie, dalle curve flessuose e virtuosistiche, vennero notati dal principe di Metternich, ministro di Ferdinando I d’Austria, che lo chiamò a Vienna per occuparsi della decorazione e dell’arredamento dei palazzi Liechtenstein e Schwarzenberg. La versione semplificata di una sedia che Thonet aveva progettato per quest’ultimo, la numero 4, venne usata per arredare il Caffè Daum a Vienna. Da qui il nome “paglia di Vienna” per l’intreccio caratteristico della seduta delle sedie Thonet.
Thonet inoltre avviò una produzione industriale su grandissima scala delle sue sedie, con numeri di pezzi venduti notevoli per il giorno d’oggi, ma straordinari per l’epoca. Oltre alla bellezza e alla leggerezza delle sedie che produceva, il loro successo era dovuto anche alla facilità del trasporto: uno dei classici, la sedia numero 14, era scomponibile in 6 pezzi, così che in un imballaggio da un metro cubo potevano entrare i pezzi per comporre 36 sedie.
Ci sarebbe poi da parlare del villaggio industriale creato in Moravia, della leggenda della sedia numero 14 caduta dalla Tour Eiffel e rimasta intatta, ma purtroppo è un post, e non, come dicevo, un libro.

Nel carosello, alcune pagine dai cataloghi Thonet del 1886 e del 1906.

08/08/2019

8: croissant

Ero indecisa.

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