09/02/2021
"Io non so neanche chi sono; o meglio, io so più o meno chi sono. Ma non sopporto le persone che si conoscono, che conoscono se stesse. E sanno dire «sono fatto così»; «sono diventato così»; «reagisco così per questo motivo»; «per quest’altro motivo io, pensa: mi comporto così». È una mania di quest’epoca sapersi descrivere alla perfezione? Non lo sappiamo, non lo possiamo sapere. In ogni caso inquest’epoca si ama sapersi descrivere: «io sono uno di quelli che», «io, se uno mi dice questo… allora io sono uno, per dirti, che non esita a rispondere che»oppure ancora «io da sempre a una tal cosa reagisco in tal modo», «chi mi conosce lo sa». Tutti si conoscono, tutti conoscono se stessi, tutti sanno come sono fatti. Io invece posso dirlo: non so niente. Né di me né delle persone e delle cose che mi circondano. Io non capisco niente: che è una cosa stupenda da dire, che ci vuole amor proprio e consapevolezza e coraggio per dirla: «Signori, io, ma davvero: non capisco un cazzo». Non capisco niente del mondo che mi circonda figuriamoci di me che ne sono un’infima parte. Non capisco la politica nelle sue sottigliezze, nei suoi meccanismi, non capisco gli amici, che amo tantissimo e che vorrei tutti diversi. Non capisco i lavori degli altri: non capisco cosa significhi lavorare in banca, non capisco cosa significhi fare uno sport estremo, avere un chiosco di grattachecche sul lungotevere non so cosa voglia dire, non capiscocosa esattamente succeda in Borsa, non capisco cosa ha in testa la splendida signorina che lavora alla cassa delsupermercato dove ho comprato la torta salva-fragranza: quando batte sicura su quei tasti, quando sorride ai clienti, quando si controlla le unghie io non la capisco. La guarderei per ore e per ore non capirei niente. Non capisco se immagina cosa sia per me quella torta, e soprattutto non capisco se realizza che ha di fronte ogni giorno centinaia di persone di cui non sa niente e di cui, va da sé, anche lei, non ci capisce niente."
M. Torre