I guardiani del silenzio

I guardiani del silenzio Foto artistiche Fotografie di tombe nei Cimiteri Monumentali d'Italia, piccoli cimiteri di paese e Chiese

27/04/2026

Questo splendido monumento funebre appartiene a Sophia Afentaki ed è l’opera più famosa dello scultore greco Yannoulis Chalepas. Ma chi era Sophia prima di diventare un simbolo nel Primo Cimitero di Atene?
Nata in una famiglia dell'alta borghesia, Sophia era l'incarnazione della grazia ottocentesca. Le cronache del tempo la descrivono come una giovane colta, vivace e dotata di una bellezza che sembrava prometterle un futuro radioso. I suoi genitori, originari dell'isola di Kimolos, godevano di una fortuna immensa grazie allo zio Georgios, un filantropo e uomo d'affari che aveva reso il nome Afentaki sinonimo di prestigio e potere. Sophia parlava più lingue, amava la musica e a soli diciotto anni incarnava la promessa di una stirpe destinata a brillare. La sua era una vita di privilegi, volta a un matrimonio di prestigio e a un ruolo da colonna della società ateniese. Tuttavia, il destino aveva altri piani. Quando la tubercolosi iniziò a segnarle il volto, sua madre trasformò la casa in un tempio di cure tanto disperate quanto inutili; si dice che vietasse persino di aprire le finestre, nel timore che l'aria della sera potesse "spezzare" i polmoni della ragazza.
La sua morte, avvenuta il 17 dicembre 1878, non fu solo una tragedia privata, ma un trauma per l'intera comunità. Quando Chalepas completò il monumento e l'opera fu finalmente collocata nel cimitero, la città rimase ammutolita. Sophia vi appariva dormiente, distesa su un letto finemente decorato, con le pieghe delle lenzuola e il pizzo della veste che sembravano vibrare nel marmo. Tuttavia, la Chiesa e i settori più conservatori rimasero turbati: non c'erano angeli piangenti, né croci dominanti o iconografie del sacrificio cristiano. Quello che vedevano era il corpo di una giovane donna, sensuale persino nel sonno, distesa su un letto che appariva troppo "domestico" per la sacralità del luogo. Si mormorava che l'opera fosse "scandalosamente reale", quasi pagana nella sua celebrazione della bellezza fisica oltre la morte. D'altra parte, il popolo di Atene reagì con una devozione immediata e quasi mistica. Le giovani donne iniziarono a visitare la tomba portando fiori, vedendo in Sophia non una defunta, ma una protettrice. La gente non pregava per la sua anima, ma pregava davanti a lei, incantata da un'arte che rendeva la morte meno spaventosa. Poco dopo aver completato il monumento, Yannoulis Chalepas sprofondò nell'abisso della follia. Molti contemporanei sussurravano che avesse dato troppo di se stesso a quel marmo, o che Sophia gli avesse "rubato l'anima". Mentre oggi il nome degli Afentaki si è perso tra i rami degli alberi genealogici, la tomba di Sophia è considerata il capolavoro assoluto della scultura greca moderna. L'opera è diventata un'icona tale che l'originale è stato trasferito alla Pinacoteca Nazionale di Atene per preservarlo dagli agenti atmosferici, sostituendolo al cimitero con una copia perfetta. Così Sophia continua a dormire nel cuore della città. Si racconta che, in alcune notti, l'ombra di una donna anziana venga vista vagare vicino al letto di marmo, intenta a rimboccare le coperte di pietra a una figlia che non è morta, ma sta solo aspettando il mattino.

In memoria di
Sophia Afentaki
1860-1878♥️
Primo Cimitero di Atene, Grecia

Copyright © I segreti delle tombe 2026
Ph: ©Web

Cimitero dei Pini storti, Genova Sestri Ponente Scultore Gian Battista Semino
21/01/2026

Cimitero dei Pini storti, Genova Sestri Ponente
Scultore Gian Battista Semino

Cimitero dei Pini storti, Genova Sestri Ponente
21/01/2026

Cimitero dei Pini storti, Genova Sestri Ponente

13/01/2026
19/12/2025

Maria Letizia Bonaparte Wyse: una vita di scandali e bellezza

Maria Letizia Bonaparte Wyse nacque nel 1831 a Waterford, in Irlanda. Il nonno materno era Luciano Bonaparte, fratello di Napoleone. La madre con cui condivideva il nome era la moglie di Lord Thomas Wyse, un ambasciatore britannico. La bambina venne alla luce molto tempo dopo la separazione della madre da Lord Wyse, ed è quasi certo che il suo vero padre fosse il capitano britannico John Studholme Hodgson, amante della donna. Nonostante ciò, per tutelare il decoro e la rispettabilità della famiglia, le fu attribuito ufficialmente il cognome Wyse. Maria Letizia crebbe in Inghilterra, ma fu educata a Parigi, parlava fluentemente cinque lingue, viaggiava molto e frequentava assiduamente salotti aristocratici e circoli politici. Si sposò tre volte, assumendo via via i titoli di principessa de Solms, contessa Rattazzi e infine marchesa de Rute. Donna di straordinaria cultura e bellezza dalla vita sentimentale disinvolta, fu spesso al centro dei pettegolezzi dell’epoca. Nel 1863 dopo la morte del suo primo marito, da cui era separata da molti anni, sposò il conte Urbano Rattazzi, Presidente del Consiglio del Regno d’Italia e noto scapolo d’oro dell’alta società. Dal matrimonio nacque, nel 1871, la loro unica figlia, Isabella Roma. Maria Letizia visse in Italia fino alla morte di Rattazzi deceduto a causa di un cancro al fegato il 5 Giugno 1873. Maria Letizia gli fu accanto fino alla fine, assistendolo con devozione. Dopo il funerale fu sepolto nel cimitero cittadino di Alessandria, nella tomba di famiglia, sormontata oggi da una statua del fratello Giacomo. Di fronte, Maria Letizia fece erigere un monumento che la ritrae inginocchiata in preghiera, dietro alla figlioletta, nel monumento non vi è traccia di Urbano Rattazzi, se non il nome inciso alla base. Rimasta vedova per la seconda volta, tornò a Parigi, dove nel 1880 si risposò con il marchese Luis de Rute, il quale morì nove anni dopo. Negli ultimi anni della sua vita, tra i cinquanta e i sessant’anni, intraprese una relazione sentimentale con la sua giovane segretaria, un legame che, una volta scoperto, suscitò enorme scandalo anche per la differenza d’età tra le due donne. Maria Letizia Bonaparte Wyse morì a Parigi nell’inverno del 1902, poco prima di compiere settant’anni esepolta nel cimitero di Saint Simon ad Aix-les-Bains in Francia.

©ISegretiDelleTombe2025

Cimitero dei Pini Storti, Genova Sestri Ponente
16/11/2025

Cimitero dei Pini Storti, Genova Sestri Ponente

Cimitero monumentale di Staglieno Porticato superiore a levante - Settore D
16/11/2025

Cimitero monumentale di Staglieno
Porticato superiore a levante - Settore D

Cimitero monumentale di Staglieno Tomba Casella Scultore Giovanni Scanzi Porticato inferiore a ponente - settore A
16/11/2025

Cimitero monumentale di Staglieno
Tomba Casella
Scultore Giovanni Scanzi
Porticato inferiore a ponente - settore A

15/10/2025

Nel silenzio solenne del Cimitero Monumentale di Sant’Anna a Trieste, ho trovato questa commovente tomba. Ho scoperto che appartiene a Giuseppe Tenze, vittima e protagonista del naufragio del Baron Gautsch. La scultura firmata da Ruggero Rovan nel 1923, fu commissionata dai genitori del giovane ufficiale per onorare la memoria del figlio. La lastra tombale che raffigura una nave in un mare in tempesta, è incorniciata da colonne, ai lati, due figure femminili in altorilievo tengono tra le mani un’urna e una fiaccola accesa, simboli di lutto e memoria. Ai piedi di questa composizione verticale si trova il corpo di un uomo esanime, riverso sulla roccia, i muscoli contratti dallo sforzo, le vene tese di chi ha combattuto invano contro la furia delle onde. Il Baron Gautsch, nave passeggeri di piccolo cabotaggio appartenente alla compagnia di navigazione del Lloyd austro-ungarica, affondò il 13 agosto 1914 davanti a Rovigno. Il piroscafo colò a picco in pochi minuti, poco prima delle 15:00, dopo essere entrato per errore in un’area minata predisposta a difesa della costa istriana, urtando uno degli ordigni galleggianti a pelo d’acqua. Più di 130 persone morirono, molte delle quali donne e bambini. Il mare restituì appena una trentina di corpi. Il comando della nave spettava formalmente al capitano Paul Winter, che però si trovava nella sua cabina a riposare. In realtà alle 14:00 il primo ufficiale Josef Luppis ricevette formalmente il comando da Winter, ma lasciò il ponte all’insaputa del capitano affidando la navigazione al relativamente inesperto secondo ufficiale Giuseppe Tenze, per andare a pranzo con i passeggeri di prima classe. A governare la nave rimase così il giovane secondo ufficiale, meno esperto e solo al timone di una rotta che si sarebbe rivelata fatale. Come da prassi, Winter e Luppis vennero arrestati e fu avviato un lungo processo, pesanti accuse caddero sull'equipaggio che si salvò quasi integralmente: molte lance di salvataggio non erano state calate in mare a causa della loro cattiva manutenzione e i salvagente erano chiusi a chiave negli armadietti, poiché si voleva evitare che i passeggeri di terza classe li utilizzassero come cuscini durante il viaggio. In definitiva l'equipaggio fu accusato di aver pensato a salvare la propria pelle invece di pensare ai passeggeri. Il processo si concluse quattro anni dopo, il 1° settembre 1918 con l’assoluzione della compagnia di navigazione. Il procedimento stabilì che il Baron Gautsch era affondato a causa di un errore di manovra del secondo ufficiale Tenze, che non poté difendersi perché morto nel disastro cercando di salvare più persone possibili. Così, gli altri due ufficiali conservarono la carriera. Il perché Giuseppe Tenze abbia scelto di entrare in una zona minata resta un enigma. Forse cercava di recuperare un lieve ritardo: la puntualità era il fiore all’occhiello della compagnia. La verità completa probabilmente non verrà mai alla luce, gran parte degli atti del processo bruciarono nell’incendio del Tribunale di Vienna nel 1927. Il resto fu distrutto nel 1938 dai nazisti che bruciarono lo studio dell’avvocato Schapira di origine ebraica, difensore di una delle tante vittime durante il processo.

Copyright © I segreti delle tombe 2025
Ph: ©Tullio Bellemo per I Segreti Delle Tombe
©GioLucido

Indirizzo

Vico Angeli
Genova
16124

Sito Web

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando I guardiani del silenzio pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta L'azienda

Invia un messaggio a I guardiani del silenzio:

Condividi