Leggimi l'Anima

Leggimi l'Anima "Tutti i dilettanti scrivono volentieri. Perciò alcuni di loro scrivono così bene." Friedrich Durrenmatt

C'è poco da fare:la donna è Arte,e l'arte è Donna.A noinon resta cheguardare.G.
06/11/2015

C'è poco da fare:
la donna è Arte,
e l'arte è Donna.
A noi
non resta che
guardare.

G.

09/08/2015

Dicono che gli opposti si attraggano...
In realtà, Tempo e Amore li portano a scoprire che non erano poi così opposti come credevano... o semplicemente, li adattano l'uno all'amore dell'altro.

G.

05/07/2015

Non esistono amici, fratelli, madri, mogli. Esistono solo compagni di viaggio.
Alcuni scenderanno alla prima fermata, altri non avranno nemmeno comprato il biglietto. Qualcuno forse puzzerà, altri avranno tuo stesso numero di scarpe, il tuo stesso colore degli occhi, ma un taglio di capelli completamente differente. Alcuni, pochi, condivideranno la tua stessa metà.
Non esistono amici, fratelli, madri, mogli. È il viaggio a renderli tali.

G.

L'atto finale"Preciso per i signori inquirenti che probabilmente leggeranno questo mio scritto, che compio questo atto i...
23/06/2015

L'atto finale

"Preciso per i signori inquirenti che probabilmente leggeranno questo mio scritto, che compio questo atto in pieno possesso delle mie facoltà mentali, senza remora alcuna, avendo sommariamente premeditato il tutto nei giorni scorsi.
Sommariamente in quanto il sottoscritto è il protagonista fallimentare di un progetto fallimentare denominato "Vita fallimentare di D.". Fallimentare anche nella scelta dell'iniziale del nome, dato che un più tardo e meno fallimentare "Vita di P." è stato campione d'incasso al botteghino. Ma non divaghiamo.
Compio questo mio gesto, inteso come atto finale del suddetto progetto fallimentare, consapevole che sarà anch'esso fallimentare, e che probabilmente i suddetti inquirenti staranno adesso ridendo di un goffo incidente domestico, piuttosto che indagare su uno spettacolare tentativo di suicidio. Che poi, nel caso riuscisse, tentativo non sarebbe. Ma non divaghiamo.
Dicevamo, dunque. Un prete direbbe: "Siamo qui riuniti, oggi"; ma non essendo io un prete, non posso prendermi tale licenza poetica.
Siamo qui riuniti, oggi, per celebrare l'atto conclusivo della fallimentare vita di un infame, tale D. secondo le cronache. Stando ai racconti di quelli che mi hanno conosciuto in vita, non si tratta d'altro che di un uomo comune, sulla trentina, capelli in ordine e schiena curva; scoliosi, tranquilli.
Nessun precedente penale, nessun risultato eccelso. Niente droga, niente fumo, niente serate in discoteca. Nessun incidente stradale, nessuna tintura ai capelli. Non un tatuaggio, non una follia. Un uomo comune, appunto.
Un ragazzo convinto che la vita è una ed una sola, e che per questo vada vissuta in maniera onesta, oculata, ponderando bene scelte che potrebbero rivelarsi irreparabili, attento al bilancio delle emozioni con un occhio rivolto alla voce "Sentimenti".
Eh già, perché dagli archivi risulta che il signor D. abbia capito, con notevole ritardo rispetto al Don Abbondio manzoniano, di essere anch'egli un vaso di coccio costretto a viaggiare in mezzo a tanti vasi di ferro. E ciò non fu mai motivo di scoramento per il suddetto, sia chiaro: fregiandosi di una consapevolezza molto più attuale di quella del suddetto curato, il qui presente signor D., nella redazione di tali deliranti memorie, ritiene necessario precisare che a circondarlo non son vasi di ferro, bensì vasi da notte.
Pronti, in quanto tali, a riempirsi dei liquami del più infetto degli esseri umani, ad accogliere i suoi rifiuti corporei, solidi o liquidi che siano. Se mi passate il francesismo, oserei dire "ad ingoiare tutta la m***a che un qualsivoglia esemplare del genere umano riesca in essi a riversare", citando a braccio uno sconosciuto scritto attribuibile probabilmente a blasonati scrittori non meglio identificati.
Giungo a tali conclusioni dopo un'attenta analisi della società che mi circonda, in quanto consapevole che ciò a cui andiamo incontro è la deriva dei sentimenti, il medioevo della verità, l'arrembante assalto finale della stupidità agli animi degli stupidi.
Decido quindi di porre fine a questa fallimentare esistenza con un fallimentare gesto in quanto desideroso di mantenere la mia identità. Non sono interessato ai vostri giochi di sentimenti, al vostro baratto di emozioni. Non sono interessato al vostro gergo da social network, preferisco arroccarmi nell'epoca che mi appartiene, in quella che mi ha dato i natali. Non voglio che le mie parole diventino virali, non voglio che i miei sorrisi siano solo finalizzati ai like, non voglio che le mie passioni diventino solo un modo per avere visibilità.
Ebbene si, signori, perché siamo passati dall'epoca in cui i bambini facevano a gara a chi aveva il gingillo più lungo, a quella in cui si confronta il numero di like raggiunti con un determinato post.
Ci tengo a precisare, ed invito in questa sede i suddetti signori inquirenti a verbalizzarlo, che io vivo il male dell'epoca corrente. Vivo l'esasperazione di chi ha visto il proprio mondo sgretolarsi sotto le proprie mani, senza poter far nulla per fermare questo scempio. Questo mio atto finale è solo un grido di denuncia rivolto a coloro i quali in questi circa trent'anni (tanti me ne danno, talmente sono impegnati a scorrere la home) non hanno capito quale male mi stringesse il cuore, a quanti hanno preferito, nell'amicizia, una "sv****na" ad una relazione stabile, in quanto enormemente gratificante secondo il parer comune; a quanti hanno dato per scontato ciò che da sempre c'era, e che tra poco non ci sarà più.
Decido di porre fine a questa mia esistenza, in pieno possesso delle mie facoltà mentali, senza remora alcuna, avendo sommariamente premeditato il tutto, perché preferisco la coerenza alla mia vita. Preferisco allontanarmi da una vita che ha smesso di appartenermi già da diverso tempo, preferisco tirarmi fuori dallo sciabordio delle acque che mi trasportano lontano dai miei obiettivi, preferisco tirarmi fuori dalla fiera dell'ipocrisia in cui ciascuno di voi ha qualcosa da mettere in bella mostra.
Riconosco a tutti le loro colpe, ed in un grande atto di magnanimità riconosco a me stesso le mie. Riconosco di aver sbagliato ad ammalarmi della cosiddetta "sindrome del rancore indotto", ossia quella patologia che insorge quando una persona tutta d'un pezzo, che non vede grigi ma solo bianchi e neri, decide di ascoltare entrambe le parti impegnate in una contesa, finendo per odiarle entrambe seguendo dei logici ragionamenti basati su sospiri, evidenze, sputi, salvo poi ritrovarsi nel ruolo antropologico del terzo incomodo, quando le suddette parti decidono di pulirsi il c**o con la precedente contesa, impersonando i ruoli di pesci rossi sociali.
Ad essere tutto d'un pezzo, nella vita, ci guadagni solo il rischio di spezzarti.
Decido, in preda ad un evidente delirio di onnipotenza, di riconoscermi il capo di imputazione di fesso, in quanto fin troppo facilmente manipolabile da esigenze e contingenze affettive. Fesso nella vita, fesso nell'animo.
Ai signori inquirenti, che sono certo essere gli unici ad essere giunti in fondo a questo mio scritto in quanto ad esso legati da vincoli lavorativi e/o investigativi, chiedo solo di tramandare ai miei conoscenti, ed alle autorità di competenza, un breve epitaffio, da celebrare per i secoli a ve**re:

Mi avete rotto i co****ni."

G.

19/06/2015

Ad essere tutto d'un pezzo, nella vita, ci guadagni solo il rischio di spezzarti.

G.

14/06/2015

Si scrive rancore
si legge dolore.

G.

Loro sono morti mentre voi fingevate di fare la lotta alla mafia. Loro non l'avevano capito, ci credevano.Oggi voi morit...
23/05/2015

Loro sono morti mentre voi fingevate di fare la lotta alla mafia. Loro non l'avevano capito, ci credevano.
Oggi voi morite attaccati alla poltrona, pur di fottervi i nostri soldi in modi sempre nuovi ed originalissimi, varate leggi che possano salvarvi dalla pena, ve ne fregate di ciò che vogliamo noi. Ci affamate, ci volete ignoranti e accondiscendenti.
Oggi la mafia la combattete su Twitter, alla radio, nei talk show, nelle piazze fisiche e mediatiche capaci di darvi qualche migliaio di voti in più.
"Gli uomini passano, le idee restano", diceva ignaro di ciò che lo attendeva e senza usare nemmeno un hashtag.

Oggi, ahimè, gli "uomini" restano;
e sono le idee a passare, uccise dalla vostra vigliaccheria.

G.

C'è bisogno della primavera per dimenticare l'inverno.G.
12/05/2015

C'è bisogno della primavera per dimenticare l'inverno.

G.

Siamo arrabbiati, arrabbiatissimi. Hanno speso i nostri soldi per realizzare capannoni su capannoni, una "grossa fiera" ...
02/05/2015

Siamo arrabbiati, arrabbiatissimi. Hanno speso i nostri soldi per realizzare capannoni su capannoni, una "grossa fiera" figlia della corruzione inestirpabile dal nostro paese, promotrice di un modello di schiavitù mondiale - la globalizzazione, il parolone di cui ci riempiono la testa facendoci credere che sia un bene (tranquilli, l'ho cercato sul tablet Samsung, è giusto sicuro).

Siamo davvero incazzati neri. Questi bastardi ci stanno togliendo il futuro. La gente non arriva a fine mese, la crisi ci assilla: abbiamo dovuto prendere la BMW rinunciando a malincuore agli interni in pelle; i padri non possono comprare ai propri figli le app per iOs che desiderano tantissimo, il sabato sera un solo pacco di si*****te perché ormai costano troppo. E loro buttano i soldi in cibo, milioni di euro in padiglioni e mazzette, con la fame nel mondo che ancora uccide milioni di persone.

Il nostro futuro è in forse, la crisi impera, la gente non ha lavoro, non ha soldi, non ha sogni.

Siamo arrabbiati come bestie. E come possiamo mostrarlo al mondo?

Diamo fuoco alle auto! Sfondiamo le vetrine! Sarà bellissimo, vedrai che risveglio da sogno lunedì! È necessario, la violenza è necessaria, solo così possiamo farci sentire. Pazienza se la macchina che stiamo bruciando è di un padre di famiglia che ha ancora 18 rate da pagare; pazienza se la vetrina che abbiamo sfondato è di un negoziante che a malapena riesce a non chiudere bottega. Ma dobbiamo farlo! Siamo arrabbiati, c***o!

Tanto siamo intoccabili: se uccidiamo qualcuno dei loro, beh, se la sono cercata; se uccidono uno dei nostri, saremo vittime degli uomini in divisa, dell'abuso di forza, saremo martiri, tanto sempre e comunque.

E chi se ne frega se magari in mezzo al marcio di Expo ci sarà qualche albergatore che riprenderà fiato, qualche ristoratore che potrà finalmente rivedere il locale pieno; a chi importa se il turismo gira, se Milano torna anche solo per un giorno al centro del mondo. Noi siamo arrabbiati, le nostre cento voci sono più forti di milioni di italiani, di milioni di persone che questa festa la aspettavano da tanto. La guerriglia urbana di certo ci ridarà indietro i nostri soldi, torneranno nell'ombra e noi avremo finalmente fermato questo scempio, la gente ci ringrazierà.

Perché tanto siamo in Italia: se i tifosi del Feyernood possono mettere a ferro e fuoco Roma, perché non possiamo farlo noi con Milano? Nemmeno capitale è, figurati.

Non affannatevi a scoprire cellule terroristiche inesistenti, pronte a sferrare il colpo mortale a nome dell'Isis.
Tutti gli imbecilli di cui abbiamo bisogno li abbiamo già in casa, al povero Mohammed toccherà far la fila.

Buona notte a chi è da solo,ma non abbastanza da volerlo ammettere. A chi è troppo duro per piegarsi, a chi non scende a...
26/04/2015

Buona notte a chi è da solo,
ma non abbastanza da volerlo ammettere. A chi è troppo duro per piegarsi, a chi non scende a compromessi e preferisce vivere una vita trasparente, senza arrendersi alle convenzioni sociali.
Grazie.

G.

Due anni di noi, e sembra ieri che le nostre mani si cercavano di nascosto, che ci abbracciavamo impacciati, che i miei ...
19/04/2015

Due anni di noi,
e sembra ieri che le nostre mani si cercavano di nascosto,
che ci abbracciavamo impacciati,
che i miei occhi arrossivano se incontravano i tuoi.
Due anni,
per capire cosa significhi amare e sognare un futuro insieme.
Due anni
a cercare riparo tra le tue braccia, quando la vita sembra avermi abbandonato.
Due anni, che già sembrano 100.
Due anni, e non ne basterebbero altrettanti
per dirti grazie.

Ti amo.

14/04/2015

Agli Amici chiedi la luce, non accontentarti delle ombre.

G.

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