17/03/2026
📸 #01 — Andrea Vecera
Designer torinese, vive e lavora a Seoul
«Già da molti anni lavoravo con realtà all’estero e in particolar modo coreane, ma stare sul campo è un’altra storia; ti permette di vivere i diversi aspetti della quotidianità e di osservare con più attenzione ciò che prima non riuscivi bene a inquadrare. Precedentemente il mio punto di vista funzionava come un teleobiettivo di ottima qualità, ora invece lavoro in macro e senza alcun filtro!»
Progettare a migliaia di chilometri di distanza non è semplice.
«Questo lavoro non si può svolgere stando seduti davanti a una scrivania. A parte le fasi più intime dedicate al pensiero, è per definizione un lavoro di gruppo. Nella mia interpretazione ha molte più similitudini con la figura di un regista o del direttore di un’orchestra; per questo diventa complicato tenere insieme i vari attori stando a migliaia di chilometri di distanza e con molte ore di differenza.»
Seoul, in una parola: Camaleontica.
Il viola è tuo colore, cosa rappresenta?
«Mi mette a mio agio e mi fa stare bene, forse perché inconsciamente mi riporta all’infanzia attraverso la figura del Joker e di Jack Nicholson del ’89. Col tempo è diventata un’ossessione: non si trovava nulla di viola e per mia natura sono attratto da ciò che nessuno vuole o ripudia. Quando finalmente riuscii a comprare una camicia di questo colore, in Inghilterra, la indossai per salire sul palco alla mia prima conferenza. Mi portò fortuna, consolidandosi come una mia seconda firma.»
Visioni & ritratti scattati nel mio studio.