Laboratorio Messina

Laboratorio Messina Laboratorio Messina: un progetto civico fondato sulla cultura, l'arte contemporanea e la comunità.

Le fotografie di m***a di William Klein.Klein sgrana, sfoca, sovraccorregge il contrasto, scatta con il grandangolo a di...
15/03/2026

Le fotografie di m***a di William Klein.

Klein sgrana, sfoca, sovraccorregge il contrasto, scatta con il grandangolo a distanze imbarazzanti. Le sue immagini di New York, pubblicate nel 1956 da un editore francese perché nessun americano ne volle sapere, vengono definite "sbagliate". "Non è fotografia", dissero. "È m***a".
Ma che cos'è un errore se non la misura di una distanza da un sistema di regole? E la domanda riguarda il sistema prima che l'errore.
Klein precede di un decennio il collettivo giapponese Provoke e il suo manifesto Are, Bure, Boke - grana, mosso, sfocato - ma la logica è la stessa: la tecnica entra a fare parte del significato, la nitidezza non è neutralità ma una retorica come le altre. Nei Painted Contacts - i provini a contatto aggrediti con frecce gialle e croci blu cobalto, raccolti nel volume ABC - porta questa idea fino in fondo: il provino, stadio imperfetto e transitorio del lavoro fotografico, diventa l'opera finale.
Klein muore a Parigi nel 2022, a novantasei anni. Non aveva mai smesso di sbagliare.

https://www.alessandromancuso.it/william-klein-e-le-fotografie-di-m***a/

Nel 1966 Ercole Brini realizza la locandina italiana di Blow-Up di Antonioni per il circuito MGM-Ponti. Su un fondo gial...
08/03/2026

Nel 1966 Ercole Brini realizza la locandina italiana di Blow-Up di Antonioni per il circuito MGM-Ponti. Su un fondo giallo intenso, due figure in bianco e nero: Thomas accovacciato sulla donna, la macchina fotografica puntata verso il suo corpo in un gesto sospeso tra tecnica ed eros. Il significato resta aperto, esattamente come nel film.
In Blow-Up la fotografia non è prova ma problema: Thomas crede di scoprire un omicidio attraverso una serie di ingrandimenti in camera oscura, ma più il dettaglio cresce, più la certezza si dissolve. L'immagine tecnica non garantisce l'accesso al reale — lo sospende.
Sono gli stessi anni in cui in Giappone il collettivo Provoke lancia l'estetica dell'Are, Bure, Boke: grana, mosso, sfocato come unica risposta onesta a un mondo irriducibilmente ambiguo. Contesti lontanissimi, stessa intuizione: la fotografia non documenta, interroga.

- Per la nuova rubrica «Mosso» - La domenica alle 18

https://www.alessandromancuso.it/ercole-brini-e-blow-up/

Nell'epoca dell'iperdefinizione digitale, l'imperfezione è un atto di verità. Come diceva Daidō Moriyama: «non cerco la ...
01/03/2026

Nell'epoca dell'iperdefinizione digitale, l'imperfezione è un atto di verità. Come diceva Daidō Moriyama: «non cerco la bellezza, ma l'odore, la traccia, il dettaglio sporco che mi capita davanti. È lì che comincia il mio lavoro». Questa rubrica va a cercare gli scatti che i libri di storia hanno scartato, che dormono negli archivi. Perché il mosso non è un errore: è il segno che lì stava succedendo qualcosa di vivo.
- Per la nuova rubrica «Mosso» - La domenica alle 18

https://www.alessandromancuso.it/are-bure-boke/



Are Bure Boke Nel 1968 in Giappone fu pubblicato il primo di tre numeri di Provoke, un trimestrale di fotografia sperimentale; bastarono quei pochi numeri per dare alla rivista e ai fotografi che vi pubblicarono i loro lavori una risonanza internazionale. In Provoke la fotografia era vista come un m...

Stefano D’Arrigo ci ha insegnato qualcosa che va oltre la letteratura. Ci ha insegnato che è possibile costruire qualcos...
24/02/2026

Stefano D’Arrigo ci ha insegnato qualcosa che va oltre la letteratura. Ci ha insegnato che è possibile costruire qualcosa di enorme - di quasi impossibile - a partire da un luogo specifico, da una lingua specifica, da una comunità specifica.

Horcynus Orca non è un romanzo che parla dello Stretto. È un romanzo che è lo Stretto. Che ne assorbe le correnti, i ritmi, le voci, il lessico. Che non semplifica, non edulcora, non cerca consenso facile. Che sceglie la complessità come forma di rispetto verso la realtà che descrive.

Anche noi vogliamo lavorare così. Non con la semplificazione dello slogan ma con la complessità di chi conosce davvero questo posto. Non cercando il consenso di tutti ma costruendo qualcosa di abbastanza solido da convincere con i fatti.

Questo è il nostro modello: un progetto radicato qui, profondo come le correnti del nostro mare, capace di tenere insieme ciò che sembra separato - arte e politica, bellezza e utilità, tradizione e futuro, chi è rimasto e chi vuole tornare.

Messina merita di più.Non come slogan. Come diagnosi lucida e senza retorica. Messina ha una posizione geografica straor...
23/02/2026

Messina merita di più.
Non come slogan. Come diagnosi lucida e senza retorica. Messina ha una posizione geografica straordinaria, una storia millenaria, un’università, artisti, musicisti, creatori di bellezza. Ha quella qualità rara che D’Arrigo chiamava ‘fataferocità’: una forza ostinata che non si rassegna, che resiste, che torna.
Eppure Messina perde abitanti ogni anno. Perde giovani. Le piazze si svuotano. La cultura si riduce a scenografia, a consenso.

«La fera non è il mostro.
La fera siamo noi, quando ci dimentichiamo di essere vivi».

Il problema non è la mancanza di idee. È la mancanza di strutture in cui quelle idee possano incontrarsi, crescere, diventare azione collettiva. Un luogo - fisico e mentale - in cui la comunità creativa diventi comunità civica.
Laboratorio Messina vuole essere quel luogo.

Laboratorio Messina è un progetto civico, fedele soltanto alla città.Nello Stretto di Messina ogni cosa che affonda riem...
22/02/2026

Laboratorio Messina è un progetto civico, fedele soltanto alla città.

Nello Stretto di Messina ogni cosa che affonda riemerge trasformata. Lo sapeva Stefano D’Arrigo che ci mise trent’anni a restituire alla lingua italiana la voce di questo mare. Horcynus Orca è Messina: l’idea che qualcosa di enorme, di magnifico, possa nascere proprio qui. Il protagonista ’Ndrja Cambrìa torna a casa attraversando lo Stretto e scopre che ‘tornare’ non significa ‘trovare’ le cose come le si è lasciate. Significa ricominciare a costruirle.

Laboratorio Messina nasce da questa stessa consapevolezza.
Questa città non aspetta un salvatore. Aspetta chi decide di restare. E di fare.

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17/02/2026

Sono Alessandro Mancuso, un fotografo e un editore d’arte. Non sono un politico e questa, oggi, è la mia qualifica più importante. Ho passato anni a girare Messina con la macchina fotografica in mano, a cercare le persone straordinarie che la abitano: pittori, poeti, musicisti, ceramisti, fotografi, danzatori, scrittori. Creatrici e creatori di Bellezza, persone con caratteri opposti - gli artisti si sa, sono semidei, difficili, solitari, orgogliosi - che hanno trovato il piacere di stare insieme. Hanno capito di avere qualcosa in comune: l’amore per questa città e la rabbia per come viene trattata.
Laboratorio Messina non è un’ambizione politica ma nasce dalla convinzione che la parola “cultura” debba finalmente sostituire la parola “politica”: in campo culturale, nessuno ti chiede di "votare" per una corrente, un'ideologia estetica, un canone letterario o un'istituzione culturale.
Ciò in cui crede Laboratorio Messina
- 01
La cultura non è un ornamento. È un’infrastruttura.
Investire in cultura significa investire in salute mentale, coesione sociale, economia creativa, futuro. Chi taglia la cultura taglia le radici. Chi la riduce a evento non ha capito cos’è una città.
- 02
Gli spazi pubblici appartengono alle persone, non ai partiti.
Messina è piena di edifici abbandonati, piazze deserte, sponde inaccessibili, teatri chiusi o malfunzionanti. Sono beni sottratti ai cittadini attraverso anni di incuria deliberata, fondi europei sprecati o mai richiesti. Ogni metro quadro di spazio pubblico recuperato è un atto culturale (e politico). Ogni piazza restituita alla comunità è una piccola rivolta contro chi ha trasformato la res pubblica in proprietà privata.
- 03
I creativi non sono un lusso. Sono il motore.
Artisti, fotografi, poeti, musicisti, designer, artigiani: questa città è piena di un talento giovane che emigra perché non trova suolo fertile (https://www.messinatoday.it/cronaca/universita-rapporto-mheo-divario-sud-dati-2026.html). Non chiediamo assistenzialismo, chiediamo condizioni minime: spazi per occasioni di scambio. Una città che trattiene e attrae i suoi creativi è una città che investe nel suo asset più prezioso e rinnovabile: l’identità va solo riconosciuta e sostenuta.
- 04
Chi non vota ha sempre ragione?
L’astensionismo non è apatia. È una risposta razionale a una politica che ha smesso di meritare fiducia. Ci rivolgiamo a chi non vota da anni, a chi è stanco di scegliere tra il meno peggio. La politica non è bella ma si può tentare di dimostrare che può essere radicalmente diversa.
- 05
Messina al centro del Mediterraneo creativo.
Siamo all’incrocio tra Europa e Africa, tra Oriente e Occidente. Questa posizione straordinaria non è mai stata utilizzata strutturalmente come vantaggio culturale. Messina polo permanente di scambi internazionali: residenze d’artista, festival di fotografia, biennali di poesia, gemellaggi reali con città creative del Mediterraneo. Non turismo ma cultura che produce cultura che produce economia che produce identità.

Messina merita di più. Non un’altra promessa.Sono Alessandro Mancuso — fotografo, editore. Ho passato anni a raccontare ...
17/02/2026

Messina merita di più. Non un’altra promessa.
Sono Alessandro Mancuso — fotografo, editore. Ho passato anni a raccontare le persone straordinarie di questa città, oggi voglio fare qualcosa di più: dargli voce, spazio, futuro.
Nasce Laboratorio Messina: un progetto civico fondato sulla cultura, l’arte contemporanea e la comunità. Non un partito. Un esperimento.
Se anche tu pensi che Messina meriti di meglio, seguici.

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