Fotografia, vino, cioccolato

Fotografia, vino, cioccolato Il blog di Riccardo Pastore

Poco prima che arrivasse la pioggia.Il cielo sembrava voler inghiottire Kyoto, eppure il giardino continuava a fiorire c...
28/06/2026

Poco prima che arrivasse la pioggia.

Il cielo sembrava voler inghiottire Kyoto, eppure il giardino continuava a fiorire come se nulla potesse interrompere il suo tempo.

In quel contrasto tra le nuvole scure, il rosso del tempio e il rosa delle azalee ho ritrovato una delle lezioni più sottili di questo viaggio: la bellezza non aspetta le condizioni perfette.

Sboccia comunque.

Forse è per questo che il Giappone colpisce così profondamente. Perché non separa mai la natura dall’architettura, il tempo sereno dalla pioggia, la forza dalla delicatezza.

Tutto convive. Tutto dialoga.

E allora capisci che non esiste un momento ideale per osservare un luogo. Esiste soltanto il privilegio di esserci, in quell’istante preciso, con quella luce, con quelle nuvole e con quei colori che non si ripeteranno mai più.

È questo, forse, il ricordo più prezioso che un viaggio possa lasciare.

Kyoto non è una città che si lascia conquistare in un giorno.È una città che ti educa lentamente allo sguardo.Ti insegna...
27/06/2026

Kyoto non è una città che si lascia conquistare in un giorno.

È una città che ti educa lentamente allo sguardo.

Ti insegna ad alzare gli occhi verso i tetti prima ancora che verso i templi. A rallentare il passo lungo le strade in salita. A osservare come la luce del tramonto cambi il colore del legno, delle tegole e delle montagne che abbracciano la città.

Ci sono luoghi che impressionano. Kyoto, invece, accompagna.

Ogni quartiere, ogni giardino, ogni vicolo sembra ricordarti che la bellezza non ha bisogno di essere ostentata. È fatta di proporzioni, silenzi, dettagli e tempo.

Forse è per questo che, mentre la visiti, hai già la sensazione che ti mancherà.

Alcune città si fotografano.
Kyoto, prima ancora, si impara ad ascoltare.

Ci sono luoghi che sembrano costruiti per essere fotografati.E poi ce ne sono altri che chiedono semplicemente di fermar...
26/06/2026

Ci sono luoghi che sembrano costruiti per essere fotografati.

E poi ce ne sono altri che chiedono semplicemente di fermarsi.

Da questo punto il Kiyomizu-dera non domina Kyoto. La osserva.

La pagoda si staglia contro un cielo che cambia di minuto in minuto, mentre le montagne si lasciano avvolgere dalle nuvole. Non c’è nulla di spettacolare nel senso moderno del termine. C’è qualcosa di molto più raro: equilibrio.

In Giappone ho imparato che la bellezza non nasce sempre dalla luce perfetta. A volte è proprio un cielo coperto a dare profondità al paesaggio, a ricordarci che anche ciò che rimane nascosto fa parte della scena.

Forse è questo il privilegio del viaggiatore: accettare che un luogo non si mostri come lo avevamo immaginato, ma come sceglie di accoglierci in quel preciso istante.

E, spesso, è proprio allora che lascia il ricordo più autentico.

Ci sono piatti che non hanno bisogno di alzare la voce.Una crema vellutata di tofu e basilico accoglie zucchine appena s...
26/06/2026

Ci sono piatti che non hanno bisogno di alzare la voce.

Una crema vellutata di tofu e basilico accoglie zucchine appena scottate, daikon croccante, carosello fresco e mandorle tostate. Il bulgur incontra la dolcezza della barbabietola, mentre il lime porta una nota vivace che lega ogni ingrediente senza coprirne l’identità.

Una cucina fatta di equilibrio, consistenze e piccoli contrasti, dove ogni elemento trova il proprio spazio.

Ingredienti
• Tofu vellutato Unconventional Taste Italia
• Basilico fresco
• Bulgur
• Barbabietola cotta al vapore
• Zucchina
• Daikon
• Cetriolo carosello
• Cipollotto
• Mandorle tostate
• Lime (scorza e qualche goccia di succo)
• Olio extravergine d’oliva
• Sale integrale allo zenzero e pepe verde fritto del Madagascar

Il Padiglione d’Oro è una di quelle immagini che si incontrano molto prima del viaggio.Lo si vede nei libri, nei documen...
22/06/2026

Il Padiglione d’Oro è una di quelle immagini che si incontrano molto prima del viaggio.

Lo si vede nei libri, nei documentari, nelle fotografie. Si arriva quasi con la sensazione di conoscerlo già.

Eppure, quando compare davvero davanti agli occhi, accade qualcosa di inatteso.

L’oro smette di essere il protagonista.

Rimangono l’acqua che riflette il cielo, il vento leggero tra i pini modellati dal tempo, le nuvole che scorrono lente sopra Kyoto e il silenzio condiviso da centinaia di persone che, per qualche istante, sembrano dimenticare di avere una destinazione successiva.

Il Kinkaku-ji non colpisce soltanto per la sua bellezza. Colpisce per il suo equilibrio. Nulla sembra voler prevalere: l’architettura dialoga con il lago, il lago con il giardino, il giardino con il cielo.

Noi passiamo, osserviamo, fotografiamo e ripartiamo.

Lui continua semplicemente a riflettersi nell’acqua, identico e diverso a ogni nuvola che passa.

Forse è questo che cerco nei viaggi: non i luoghi più famosi, ma quei rari momenti in cui la realtà riesce a essere più intensa dell’immagine che ci eravamo costruiti nella mente.

E in quel breve scarto tra aspettativa e presenza, il viaggio diventa qualcosa di più di una visita.

Pensavo di partecipare a un laboratorio di ceramica.Invece ho passato un pomeriggio a riflettere sulle crepe.Oggi, a Kyo...
21/06/2026

Pensavo di partecipare a un laboratorio di ceramica.
Invece ho passato un pomeriggio a riflettere sulle crepe.

Oggi, a Kyoto, durante un workshop di kintsugi, ho ricomposto i frammenti di una piccola ciotola seguendo un’arte che in Giappone esiste da secoli: riparare ciò che si è spezzato senza nasconderne le ferite, ma rendendole parte della sua storia.

Mentre cercavo di rimettere ogni pezzo al proprio posto, mi sono reso conto che il valore non stava nel tornare come prima. Stava nell’accettare che il prima non esiste più.

Forse vale anche per i viaggi. Partiamo con un’idea di noi stessi e torniamo con qualche crepa in più: una convinzione messa in discussione, una prospettiva diversa, un ricordo che modifica il modo in cui guardiamo il mondo.

Eppure sono proprio quelle linee inattese a dare significato al disegno finale.

Alcune rotture dividono. Altre insegnano come restare insieme.

La pioggia aveva appena smesso di cadere sul giardino di Ryōan-ji.Le pietre emergevano da un mare immobile di ghiaia bia...
20/06/2026

La pioggia aveva appena smesso di cadere sul giardino di Ryōan-ji.

Le pietre emergevano da un mare immobile di ghiaia bianca, mentre il muschio tratteneva l’umidità come una memoria silenziosa. Nessuna spiegazione, nessuna didascalia, nessuna certezza sul significato di ciò che stavo osservando.

Eppure era proprio questo il suo fascino.

Non tutto ciò che conta deve essere compreso. Alcune cose chiedono soltanto di essere contemplate, lasciando che sia il tempo a fare il resto.

La pioggia aveva lasciato il suo profumo tra gli aceri.Attraverso una catena di anelli di ferro osservavo il sentiero sa...
19/06/2026

La pioggia aveva lasciato il suo profumo tra gli aceri.

Attraverso una catena di anelli di ferro osservavo il sentiero salire lentamente verso il tempio. Una figura attraversava il verde come una nota discreta in una composizione più grande. Nulla sembrava fermo: le foglie, l’acqua, la luce, persino il silenzio.

In Giappone ho imparato che esistono paesaggi che non si lasciano guardare tutti insieme. Chiedono di essere scoperti poco alla volta, come una pagina che si sfoglia con rispetto.

Credo esistano almeno due categorie di amanti dei treni.La prima ama la macchina: locomotive, segnali, scambi, orari, ma...
18/06/2026

Credo esistano almeno due categorie di amanti dei treni.

La prima ama la macchina: locomotive, segnali, scambi, orari, materiale rotabile, velocità. Per loro il treno è il protagonista.

La seconda ama ciò che il treno permette di vedere. Un finestrino bagnato dalla pioggia, una stazione di provincia, i binari che si dividono e si ritrovano, il paesaggio che cambia lentamente. Per loro il treno è un osservatorio sul mondo.

Non so se appartengo davvero a una delle due categorie.

Mi affascina la precisione con cui tutto funziona, ma ciò che porto a casa sono quasi sempre le immagini: un semaforo verde nella pioggia, un incrocio di rotaie, una campagna sconosciuta intravista tra una fermata e l’altra.

Forse il treno è uno dei pochi luoghi rimasti dove il viaggio riesce ancora a essere importante quanto la destinazione.

Per molti è una stanza quasi spoglia. Per me era perfetta.I tatami disegnavano lo spazio come un foglio di musica, il le...
16/06/2026

Per molti è una stanza quasi spoglia. Per me era perfetta.

I tatami disegnavano lo spazio come un foglio di musica, il legno custodiva il tempo e la luce entrava con discrezione dal giardino. Nulla cercava di stupire, eppure ogni elemento sembrava esattamente dove doveva essere.

Seduto lì ho capito che l’armonia non nasce dall’abbondanza, ma dall’equilibrio. Forse è per questo che amo i tatami: trasformano una semplice stanza in un luogo da abitare con calma, attenzione e rispetto.

Indirizzo

Milan

Orario di apertura

Lunedì 17:00 - 23:45
Martedì 17:00 - 23:45
Mercoledì 17:00 - 23:45
Giovedì 17:00 - 23:45
Venerdì 17:00 - 23:45
Sabato 09:00 - 23:45
Domenica 09:00 - 23:45

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