18/03/2026
C’è stato un tempo in cui fare il fotografo era una scelta precisa.
Lenta. Ostinata. Quasi eccentrica.
Macchine pesanti, tempi lunghi, pochi scatti.
Servivano pazienza, occhio, e la capacità di cogliere quell’attimo.
Oggi tutto è più veloce. Più accessibile.
Tutti fotografano. Tutto viene fotografato.
Essere fotografo d’arte significa entrare in luoghi che pochi vedono, lavorare con opere, spazi, dettagli che chiedono rispetto prima di tutto e poi tecnica.
Essere fotografato, allo stesso tempo, significa rimettersi in discussione, cambiare forma, trovare nuovi modi per esistere dentro un mondo che corre.
Queste immagini raccontano anche questo passaggio.
Macchine fotografiche di un altro tempo, dentro uno spazio che oggi si trasforma.
Sul fondo, quasi in silenzio, ci sono le opere di “Eterno Presente”, la personale
di
Non fanno da scenografia. Dialogano.
Perché il fotografo, per non perdere la propria identità, ha bisogno di contaminarsi,
di uscire dai suoi confini, di trovare nuovi spazi in cui esistere senza perdere la propria voce.
Il fotografo come il pittore, rallenta quando tutto accelera.
Sceglie, mentre tutto si accumula.
Se oggi il lavoro mi porta fuori dallo studio,
allora faccio cambiare pelle allo studio.
Non può rimanere in silenzio e al buio.
Lo trasformo.
Non è più solo un luogo in cui si scatta, ma un luogo in cui si guarda, ci si incontra, si condivide un frammento di presente.
Uno spazio in cui professionalità, passioni e ricerca tornano ad avere spessore.
Forse il punto, in tutta la confusione che ci circonda, non è restare uguali.
Ma restare presenti. Sempre.
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“Eterno Presente”
Di Massimo Gurnari
Dal 14-21 Marzo
Via Tortona 26, Milano
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