05/03/2019
Iersera all’auditorium “S. Alfonso” di Pagani il collettivo artistico “Strong art” ha presentato la prima teatrale della “Nympha velata”, che è l’edizione teatrale della “Ninfa plebea” dello scrittore nocerino Domenico Rea.
Sono stato coinvolto nella preparazione dello spettacolo, sia pure indirettamente, in quanto tutto è nato in modo contiguo al quartiere del Borgo di Nocera Inferiore. Non dico solo di vicinanza spaziale (molti partecipanti al collettivo o i referenti per le scenografie e i costumi sono presenti e attivi qui nel Borgo) ma anche dell’atmosfera di svolgimento delle vicende, ambientate qui nel romanzo di Rea, e di conseguenza, si può ritenere, anche nella sua edizione teatrale.
La collocazione storica della vicenda è negli anni della seconda guerra mondiale; dal punto di vista sociale, si tratta del “popolo minuto” di Nocera Inferiore (la protagonista, la “ninfa”, è difatti nel titolo del romanzo “plebea”).
L’ambientazione della piéce negli strati poveri e plebei della popolazione, nel piccolo capolavoro di Rea, non toglie alcunché alla sua universalità: essa offre non solo una prospettiva significativa della vita, con l’eterno conflitto bene/male e la prospettiva/illusione del cambiamento (“o tutto cambia/o tutto resta uguale”, recita il coro in movimento, a un certo punto), ma non esclude, nello squallore delle vicende mostrate, personaggi dignitosi e sempre all’altezza della situazione, anche se (come tutti siamo, a volte!) ingenui; e neanche si propone la condanna, perché le cose sono come sono, e anche per gli umili, come esistono la caduta e l’abiezione, così possono esservi il riscatto e la via d’uscita, la miracolosa redenzione.
Sul finire del grande disastro della seconda guerra, sotto il piovere delle bombe, si mette in scena il disastro di proporzione minore, ma non per questo meno sentito, di una famiglia di Nofi (nome immaginario della città). Eppure, dopo che lei ha perduto i genitori Nunziata e Gioacchino e il nonno-nume tutelare, Fafele (così almeno nella riduzione teatrale), finiscono, sembra, anche le disgrazie della protagonista, la giovane e bella ma povera e in qualche modo compromessa Miluzza, che si unirà a un soldato ferito e in fuga, Pietro, e lo seguirà a Corbara.
A me sembra che lo spettacolo di iersera, facendo seguito a quel che avevo intuìto conoscendo alcuni dei partecipanti, rappresenta un esperimento molto interessante di teatro contemporaneo.
So che la riduzione è stata scritta dal regista, il giovane attore nocerino Andrea Nappo, e che la realizzazione teatrale è stata condotta con puntiglioso, professionale, competente puntiglio da lui, e con gran dedizione da parte degli attori, che vi hanno dedicato davvero tanto tempo ed estrema attenzione. Il risultato già li premia.
Il teatro è un’arte affascinante e al limite della possibilità per chi vi si dedichi sul serio, ma assai coinvolgente: sappiamo che esso trasforma la personalità, o può farlo.
Dunque, ripeto, è mia impressione di ieri sera che si tratti di un esperimento già molto riuscito, pur nella gran difficoltà di rendere la crudezza delle vicende; un lavoro che merita di essere ripreso, forse sviluppato e ancora articolato, ed esportato, diffuso. Se infatti il successo del romanzo, con l’attribuzione del premio Strega (1993) e addirittura il film della Wertmüller, è stato già decretato, mancava il relativo lavoro teatrale.
Efficace il tentativo di coinvolgere il pubblico, non solo a causa dell’avvincente vicenda, ma anche con espedienti, pur noti, come l’andirivieni concitato degli attori e le grida tra spettatori e sedie, a impegnare tutti gli spazi disponibili, a rendere il pubblico partecipe; magistrale, in particolare, la figura del diavolo tentatore, nell’interpretazione dello stesso Andrea Nappo; ma anche i caratteri del nonno Fafele, della giovane Miluzza, della madre Nunziata, già adesso sono ben precisati.
Ottima la performance dei musicisti (batteria e piano); importanti le collaborazioni dello stilista Pasquale Aramo come costumista e del fotografo Saverio Forte come scenografo.
Non bisogna infine dimenticare l’ambiente di incubazione, con l’incoraggiamento sempre offerto ad Andrea Nappo dall’anima positiva del Comitato di Quartiere di via Solimena, Michele Tortora, persona di rara disponibilità e sensibilità, e dalla presidente Marisa Labraca.
Il pubblico ha commentato favorevolmente; si attendono ulteriori sviluppi dell’iniziativa.
Il Collettivo Strong Art nasce dall’aggregazione di un gruppo di giovani artisti dell’Agro nocerino-sarnese avvenuta nell'estate del 2018. Scopo delle iniziative del Collettivo è quello di creare una rete di artisti e collaborazioni per dare la possibilità di emergere, crescere e migliorare insieme. Una Bauhaus a Nocera, che possa convogliare un numero sempre più ampio di persone.
Tra i propri membri il collettivo vanta la presenza di musici, attori, scrittori, creativi, pittori e artisti di altro genere che hanno fortemente a cuore la fioritura delle arti. Primo progetto ideato e sviluppato è stato quello della realizzazione di uno spettacolo teatrale. Nello specifico si tratta del dramma intitolato Nympha Velata, libero adattamento in atto unico delle vicende narrate dallo scrittore Domenico Rea nel suo romanzo dal titolo Ninfa Plebea (vincitore del premio Strega nel 1993). Il progetto, che ha avuto una lunga gestazione, ha trovato la propria concretizzazione il 2 marzo 2019 con la messa in scena della prima presso l’auditorium Alfonso Maria de’ Liguori sito nella città di Pagani, la quale ha visto la partecipazione di oltre trenta persone ed un centinaio di spettatori.