Andrea Tabaro Photographer

Andrea Tabaro Photographer "Ci sono cose che nessuno riesce a vedere prima che vengano fotografate". Diane Arbus

Casa è dove parcheggi il van, ma Porto Ercole ha una vista difficile da ba***re. 🚐⚓️”• “Svegliarsi con il rumore del mar...
09/02/2026

Casa è dove parcheggi il van, ma Porto Ercole ha una vista difficile da ba***re. 🚐⚓️”
• “Svegliarsi con il rumore del mare dell’Argentario. La mia suite oggi ha quattro ruote e mille stelle. ✨”
• “Van, mare e nessuna fretta. Porto Ercole mi ha convinto: resto qui. 🌊🚐

Perdersi tra i filari del Chianti e ritrovarsi davanti alla pace della Chiesetta della Mugnana. ⛪️✨C’è qualcosa di magic...
06/02/2026

Perdersi tra i filari del Chianti e ritrovarsi davanti alla pace della Chiesetta della Mugnana. ⛪️✨
C’è qualcosa di magico nel viaggiare in Van: la libertà di fermarsi esattamente dove la bellezza ti chiama. Oggi la nostra casa su ruote ci ha portati qui, davanti a questo piccolo gioiello di pietra immerso nel verde, dove il tempo sembra essersi fermato per ascoltare il fruscio del vento tra i vigneti. 🍇
La Toscana che ti scalda il cuore, un chilometro alla volta. 🍷🌿

Linee geometriche disegnate dalla natura. Tra il verde infinito della Val d’Orcia e l’eleganza senza tempo dei suoi cipr...
05/02/2026

Linee geometriche disegnate dalla natura. Tra il verde infinito della Val d’Orcia e l’eleganza senza tempo dei suoi cipressi. Un podere, un sogno, la Toscana.

Il mio viaggio della memoria in van mi ha portato oggi davanti a un cancello che non avrei mai voluto varcare, ma che tu...
04/02/2026

Il mio viaggio della memoria in van mi ha portato oggi davanti a un cancello che non avrei mai voluto varcare, ma che tutti dovremmo vedere. Mauthausen. Arrivarci in libertà, scegliendo la propria strada, rende ancora più assordante il silenzio di questo luogo. Qui, tra queste mura di granito, migliaia di italiani hanno sofferto l’inimmaginabile: volti, nomi e storie della nostra terra che si sono spenti nella fatica e nel freddo. Camminare lungo la ‘Scala della Morte’ pensando a chi non l’ha mai finita è un pugno nello stomaco. Oggi il van è parcheggiato fuori, simbolo di una vita che continua, ma una parte di questo silenzio viaggerà con me per sempre. Per non dimenticare, mai.

Le simmetrie della follia. Camminare sulle gradinate dello Zeppelin Tribün è come attraversare lo scheletro di un’ambizi...
03/02/2026

Le simmetrie della follia. Camminare sulle gradinate dello Zeppelin Tribün è come attraversare lo scheletro di un’ambizione malata. Le proporzioni sono fatte per farti sentire minuscolo, insignificante, parte di un ingranaggio. Ma oggi, in cima a quel podio da cui si decideva il buio del mondo, non ci sono più bandiere o grida, solo il grigio di un cemento che si sgretola. La storia qui non si legge sui libri, si calpesta. È una strana forma di bellezza decadente che non ti permette di dimenticare.

Pareti spesse otto metri e un soffitto di nuvole basse. Entrare nella Wolfsschanze non è una visita turistica comune; è ...
02/02/2026

Pareti spesse otto metri e un soffitto di nuvole basse. Entrare nella Wolfsschanze non è una visita turistica comune; è un’immersione nel cuore nero del secolo scorso. Proprio qui, tra questi blocchi di cemento inclinati dalle esplosioni, il 20 luglio 1944 la storia ha rischiato di cambiare direzione. Riesci quasi a vedere Von Stauffenberg camminare con la sua valigetta verso la sala riunioni, il tentativo disperato di fermare la follia dall’interno. L’attentato fallì per un soffio, e il mondo dovette soffrire ancora. Oggi, arrivarci in van, in totale libertà, rende il contrasto con questa prigione di massima sicurezza ancora più violento. Un luogo dove l’ombra del passato è ancora densa come il calcestruzzo.

Bełżec.Qui la parola “campo” perde ogni significato. Non ci sono baracche, non ci sono torrette, non è rimasto nulla che...
30/01/2026

Bełżec.
Qui la parola “campo” perde ogni significato. Non ci sono baracche, non ci sono torrette, non è rimasto nulla che l’occhio possa riconoscere. Solo un’immensa, soffocante distesa di cenere e pietra che copre il segreto di mezzo milione di vite svanite nel nulla.
È il luogo del silenzio assoluto. A Bełżec non c’è stata una prigionia, non c’è stata una speranza di sopravvivenza: c’è stata solo la fine, metodica e totale. Camminare lungo il corridoio che taglia in due il memoriale, tra pareti che sembrano stringersi sopra la testa, ti fa sentire tutta la fragilità di essere umani.
Ci sono luoghi dove le parole si fermano e resta solo il dovere di esserci. Perché l’oblio sarebbe l’ultimo, definitivo crimine. 🕯️
📍 Memoriale di Bełżec, Polonia 🇵🇱

“L’Olocausto è una pagina del libro dell’Umanità da cui non dovremo mai togliere il segnalibro della memoria.” Cit. Prim...
29/01/2026

“L’Olocausto è una pagina del libro dell’Umanità da cui non dovremo mai togliere il segnalibro della memoria.” Cit. Primo Levi. Le finte docce per l’inganno finale, le scatole vuote di Zyklon B, quel camino che domina il cielo di Lublino. A Majdanek la storia non è nei libri, è un nodo alla gola che non ti lascia respirare. Vedere tutto questo ti cambia dentro.

Il viaggio della memoria arriva a Chełmno. Non ci sono edifici imponenti qui, solo le fondamenta di un castello e un bos...
28/01/2026

Il viaggio della memoria arriva a Chełmno. Non ci sono edifici imponenti qui, solo le fondamenta di un castello e un bosco che ha inghiottito l’orrore.
È stato il primo luogo di sterminio, il posto dove è iniziato l’inimmaginabile. A Chełmno non si arrivava per restare, si arrivava per sparire in pochi minuti. Camminare su questa terra significa calpestare un silenzio che pesa come piombo. Non servono grandi riflessioni, serve solo restare qui, guardare ciò che resta e non voltarsi dall’altra parte.
La memoria non è un esercizio di stile, è un dovere che si porta avanti chilometro dopo chilometro.

Oltre ottant’anni fa, questo cancello prometteva una libertà che era solo un inganno atroce.Oggi ho varcato quell’arco d...
27/01/2026

Oltre ottant’anni fa, questo cancello prometteva una libertà che era solo un inganno atroce.
Oggi ho varcato quell’arco di ferro con il peso di chi sa che ogni pietra, ogni corridoio tra questi blocchi di mattoni rossi, trasuda storie che il tempo non può cancellare. Se Birkenau è il vuoto che urla, Auschwitz I è il luogo dove il dettaglio diventa insopportabile: un paio di scarpe, una valigia con un nome scritto in fretta, l’ordine maniacale che serviva a distruggere l’umanità.
Sono qui con il mio van, testimone silenzioso di un’epoca che può muoversi libera, per onorare chi da qui non è mai uscito. Perché la memoria non è un museo, ma una ferita aperta che dobbiamo continuare a curare.

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