15/09/2026
Se vi trovate a passeggiare nella piazza più grande d’Italia, fermatevi un momento prima di attraversare i ponti verso l’Isola Memmia. Proprio all’inizio dell’anello esterno vi accoglierà una figura imponente, accompagnata da un piccolo genio alato: è la statua numero uno, dedicata ad Antonio Diedo. Una figura che magari abbiamo incontrato tante volte con lo sguardo, senza conoscerne la storia. Nato in una nobile famiglia veneziana, Antonio Diedo fu un importante architetto e protagonista del rinnovamento edilizio tra l’età napoleonica e quella austriaca. Si occupò della costruzione di numerose chiese nel Veneto e di tanti altri progetti che ancora oggi raccontano la sua attività. La sua passione per l’architettura nacque presto: da giovane frequentò il collegio nobiliare del Seminario di Padova, dove ricevette una formazione umanistica. Fu poi il figlio Angelo Diego, durante il suo capitanato a Padova, a contribuire alle nuove sistemazioni del Prato della Valle e a promuovere, insieme a Tiso Camposampiero e Alberto Zacco, la realizzazione di questa statua. A scolpirla fu il padovano Felice Chiereghin, che la completò nel 1795. Antonio Diedo ci appare con il suo abito patrizio e accanto a lui una figura alata, con la tromba, sembra celebrarne le virtù. Nella mano destra tiene una carta, quasi a ricordare il suo impegno nelle leggi e nei regolamenti, mentre con l’altra raccoglie il lembo della toga. Ma c’è un particolare della sua storia che lega ancora più profondamente questa statua alle vicende del Prato: arrivò qui dopo la rimozione della precedente statua dedicata al doge Marcantonio Memmo, abbattuta dalle truppe francesi durante l’occupazione del 1797. E così, proprio da questo primo incontro, possiamo cominciare a conoscere le tante figure che accompagnano il grande anello del Prato della Valle, ognuna con un nome, una storia e un piccolo pezzo della memoria di Padova.
Foto di Alessia Valentinetti