06/05/2026
Stamattina, in galera.
L’uomo davanti a me, direbbe il salmista,
desidera la libertà tanto quanto una cerva anela ai corsi d’acqua.
Martedì prossimo era il suo giorno:
primo permesso premio,
prime boccate d’aria dopo decenni dentro.
Un sogno, di più: un futuro ancora possibile.
Nel mandato del magistrato c’è scritto che
lo devo accompagnare io.
Sono i privilegi di essere il parroco di Caino:
assistere ai suoi primi passi, dopo la caduta.
Stamattina, in disparte, gli dico:
“Non so come dirtelo, amico mio:
martedì non riesco a mettermi a disposizione.
Mi piange il cuore, so quanto l’aspettavi”
Mi guarda, scoppia a piangere, tace.
Io, al posto suo, avrei spaccato il muro.
Poi mi fa una domanda:
“Non puoi proprio spostare il tuo impegno?”
Sincerità per sincerità:
“Devo celebrare il funerale di un amico - gli dico -. Forse hai sentito anche tu alla tv ch’e morto.
Non è una scusa la mia, credimi”
“Parli di Alex Zanardi?” mi risponde con lo sguardo lucido, mezzo illuminato di malinconia.
“Sì” ribadisco, triste.
Scuote la testa ripetutamente.
Mi abbraccia forte:
“È più importante, ha più senso, il funerale di quest’uomo del mio permesso premio.
Lui ha migliorato il mondo, io l’ho peggiorato”
Quando si dice che i poveri sono sinceri.
Quando si dice “non perdere il senso della misura”.
Quando si dice che sono gli imprevisti a dettare le agende.
Anche oggi una piccola lezione d’umanità.
Nel nome del mio amico Alex.
Per l’uomo di galera il permesso
è solo posticipato di qualche ora.
Il bene e la tenerezza esagerano sempre:
non lasceranno che vada perduta
nessuna briciola di speranza.
Buona domenica pomeriggio!