25/04/2026
Il 25 aprile non è una bandiera da sventolare contro qualcuno.
È una ferita che ha scelto di diventare coscienza, e questa scelta, ogni anno, va rifatta.
La libertà non nasce pulita. Non è un concetto educato, non arriva con le istruzioni. Arriva come frizione, come rottura, come il momento esatto in cui un essere umano decide che la paura non è più un’autorità sufficiente. Che obbedire al terrore non è vivere, è soltanto sopravvivere in ginocchio.
Non mi interessa stabilire chi aveva ragione per intero. Nessuno l’ha mai avuta davvero, e chi dice il contrario sta già costruendo un’altra gabbia. Mi interessa che a un certo punto qualcuno abbia scelto di spezzare un sistema che negava la possibilità stessa di scegliere. Quella scelta è il fondamento. Non la vittoria, la scelta.
La democrazia non è un’opinione. È uno spazio fragile, conquistato nel conflitto, dove le opinioni possono esistere senza sparire nel silenzio. Confonderla con un’opinione è già il primo gesto per smontarla.
Oggi non celebro una parte.
Celebro la possibilità di esistere senza dover chiedere il permesso.
Se questa possibilità esiste ancora, è perché qualcuno ha accettato il conflitto pur di non accettare la gabbia. E quella responsabilità non si archivia, continua a respirare, continua a chiedere. Non è passato. È una soglia che dobbiamo continuare a scegliere di attraversare
Scusate il pensiero