06/09/2026
Oggi, nell’Aula Damiani Almeida dell’Archivio Storico Comunale di Palermo, ho attraversato un altro tratto di strada.
La XXVII Giornata Europea della Cultura Ebraica, dedicata quest’anno all’amore, mi ha riportato ancora una volta dentro una storia che sento il bisogno di conoscere, raccontare e custodire. Una storia millenaria, alta e profonda, che non appartiene soltanto a chi ne è erede, ma al grande libro della storia umana, del quale tutti, consapevolmente o meno, continuiamo a scrivere una pagina.
In ebraico amore è אַהֲבָה, ahavàh.
E nel Cantico dei Cantici si legge: «Le grandi acque non possono spegnere l’amore, né i fiumi travolgerlo.»
Forse oggi è anche questo che abbiamo il dovere di ricordare: che una cultura, una memoria, una storia non possono essere considerate estranee soltanto perché non sono nate nel nostro giardino. Ogni traccia custodita, studiata, raccontata, è una parte di noi; ogni conoscenza sottratta al pregiudizio rende più ampio il nostro sguardo e più difficile l’assenza della consapevolezza.
Difendere e divulgare la cultura ebraica, oggi più che mai, significa allora difendere una parte essenziale del patrimonio dell’umanità. Significa guardarsi occhi negli occhi, riconoscere nell’altro non una distanza, ma una possibilità di conoscenza. E continuare, ciascuno con il proprio linguaggio e il proprio sguardo, a tessere una trama di storia, autenticità e condivisione.
Per me, fotografo e documentarista, è questo il senso più profondo del raccontare: fare della memoria una presenza, dell’empatia una postura, della conoscenza un esercizio quotidiano. Gettare luce dove troppo spesso lasciamo che sia l’assenza a parlare.
Un grazie sincero a Luciana Pepi, a Francesco Bonanno, Claudia Lo Iacono e Viviana Mulè, alla Sezione di Palermo della Comunità Ebraica di Napoli, all’Istituto Siciliano di Studi Ebraici, all’Officina di Studi Medievali e a Claudia Fucarino. E un particolare sentimento di onore per aver condiviso questo momento alla presenza del Sindaco di Palermo, con la sua attenzione e partecipazione.
Perché forse nessuna storia è davvero lontana da noi, se abbiamo ancora il coraggio di ascoltarla.
Giuseppe Mazzola