16/11/2019
Quello che resta del giorno
Le emozioni e sensazioni che questa nuova serie evoca sono molteplici e contrastanti. Lorenzoni abbandona i suoi colori saturi in cui è solito rifugiare tutte le sue ombre e abbraccia, dopo lungo tempo, un bianco e nero ricco e profondo, decisamente denso. E non solo: abbandona il tipico rigore compositivo con cui è solito costruire le sue opere e fa propria una composizione che oserei definire casual, ma non per questo meno efficace o incidentale. Composizione che ci strappa immediatamente un sorriso beffardo ma che subito dopo ci dona una leggera sensazione di disagio che ci attanaglia e testardamente ci fa compagnia mentre affiorano piccoli imbarazzi e inquietudini.
Perchè se Lorenzoni ha un pregio è proprio quello di metterci di fronte ai nostri clichè e omologazioni che tutti ovviamente ricusiamo ma di cui ci nutriamo quotidianamente. E lo fa, questa volta, in maniera sì più leggera, abbandonando atmosfere barocche e classiche ma anche netta, spavalda e insolente. Non c’è delicatezza, tatto o appiglio. Non c’è spazio per un lieto fine a cui ci hanno abituato e che ostinatamente ricerchiamo in ogni storia.
Anche nel messaggio nascosto, difficile ma non troppo da trovare, l’ansia e il turbamento ci avvolgono come una giornata uggiosa ed una domanda continua a ronzarci in testa...