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🐌 Il “Cammino della Lu**ca”: per chi sa ancora viaggiare a passo lento.Passo dopo passo verso Santa Franca.Ci sono perco...
28/06/2026

🐌 Il “Cammino della Lu**ca”: per chi sa ancora viaggiare a passo lento.
Passo dopo passo verso Santa Franca.
Ci sono percorsi che non si misurano in chilometri, ma in respiri, colori e storie sospese nel tempo. Il cammino che parte da Prato Barbieri— crocevia suggestivo tra la Val Chero, la Val d'Arda e la Val Nure — e sale fino al Santuario di Santa Franca è esattamente questo: un elogio alla lentezza.
Il punto di partenza ideale è proprio nei pressi de La Lu**ca, per intraprendere un tragitto di circa 8,3 km da assaporare con il giusto passo (magari proprio a una "velocità da lu**ca" - noi abbiamo tenuto i 3 km/h, perfetta per non perdersi nulla!).
Il sentiero si snoda immerso in una natura generosa e incontaminata. Camminando, lo sguardo si perde tra ampi crinali e vallate baciate dal sole (per ca**tà anche troppo di sti tempi, ma comunque con quasi 10 gradi in meno rispetto alla città), incrociando resti di un tempo passato e “lento”.
La flora dell'Appennino piacentino accompagna ogni passo, regalando dettagli di rara bellezza, come lo splendido giglio arancione selvatico.

Per gli amanti della Storia e della Devozione:
La Santa dell'Alta Val d'Arda: Franca da Vitalta nacque nel 1175. Donna di straordinaria forza spirituale, divenne badessa giovanissima e nel 1214 guidò la comunità monastica cistercense proprio sul monte Montelana (oggi rinominato Monte Santa Franca in suo onore). È da secoli la protettrice e la guida spirituale di queste valli.
Il Santuario sul Monte: L'elegante e slanciata struttura che accoglie i pellegrini a circa 1100 metri di altitudine è l'erede dell'antico monastero medievale. Edificato per mantenere viva una devozione secolare, il santuario si contrasta fotograficamente contro il cielo azzurro, protetto da alberi secolari.
Arrivare quassù, voltarsi a guardare la strada fatta tra i boschi e trovarsi di fronte alla candida facciata del Santuario regala una sensazione di pace, che “fa quasi strano” se pensi al delirio, al caos e alla frenesia del quotidiano.

Per chi sa ancora viaggiare a passo lento.

**ca

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Per parlarne (come al solito più a me stesso che altro) ho deciso per un approccio un po’ “dissacrante” (per il quale spero non me ne abbiano i cultori e i colti della fotografia…che dovessero casualmente trovarvisi di fronte).
“Dissacrante” (o forse per niente…) per tentare di rimanere in quel solco tracciato proprio da questo autore.
Perchè ci tenevo a questa mostra? In primis per il fatto storico sociologico e culturale che questo autore ha rappresentato nella storia della fotografia - e non solo. Aiutandoci forse tutti a sentirci anche un po’ più liberi? Per affermare di esserlo davvero dovremmo aprire un dibattito: perchè molte delle immagini in mostra (anche di 50 anni fa) non “rispetterebbero gli standard” (!) delle più diffuse community e dei vari social 😂🥺😂.
E poi, sicuramente, per il canone tecnico estetico altissimo da lui offerto.
Dal mio stretto personalissimo punto di vista l’arte è quel respiro leggero in mezzo agli affanni della quotidianità; da sempre.
E visto che alla fine della mia esistenza probabilmente, a buon diritto ovviamente, non potrò affermare quel “vissi d’arte“ che questi mostri sacri ci testimoniano con la sopravvivenza a loro stessi della loro stessa opera (e le loro stesse vite ci possono apparire come “installazioni” artistiche), io con non nascosta invidia e mal celata frustrazione…in alcuni di questi scatti mi sono messo proprio “all’interno”; sì: dentro quella stessa altissima Arte che probabilmente mai potrò “produrre di mio”. Per enfatizzare ancor di più la profondità dell’indelebile impronta lasciata da questi autori, che ancora oggi ci fanno sentire piccoli piccoli, al cospetto del loro loro operato artistico.
Nel mio convinto e consueto “ars gratia artis” (l’arte al servizio dell’arte, che…se non avrò vissuto d’arte…almeno avrò vissuto con l’arte) non posso che limitarmi a divulgare, anche con divertita banale personale rilettura, ma sempre con rispetto di questi Grandi. Come

In mostra a

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Piacenza

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