Rosario Curia - Photography

Rosario Curia - Photography Fotografia professionale di cerimonia, book, still life, architettura. Attivo su Roma ma disponibile a spostarmi ovunque!

Some mornings feel borrowed from another time. There’s something I deeply love about shaping light combining the flash w...
04/09/2026

Some mornings feel borrowed from another time.

There’s something I deeply love about shaping light combining the flash with the first light of morning, the glow of the city, and whatever else the location has to offer.
For these photos I had to set my alarm for 4 a.m. and arrive on location no later than 5 a.m. It’s not exactly the most comfortable way to start the day, but there are moments when the effort melts away the very instant you see the image take shape.
AI is capable of creating images like these with just a few carefully chosen words, and I find that fascinating. I’m not against to it at all. It’s simply a different way of creating.
For me, photography is also about everything that happens before and after I press the shutter button: waking up while the city is still asleep, finding the right spot, shaping the light, directing a person, making mistakes, changing things, trying again.
Perhaps the final image can be recreated with a prompt.
But the experience of creating it can't.

In frame: Helma
Camera: Sony Italia Sony A7IV
Lens: SIGMA Italia 35mm f/1.2 DG DN Art
Flash: Godox Global AD200

C’è qualcosa che amo profondamente nel modellare la luce combinando il flash con la prima luce del mattino, il bagliore della città e qualunque cosa il luogo mi offra.
Per queste foto ho dovuto impostare la sveglia alle 4 del mattino e arrivare sul posto non oltre le 5. Non è esattamente il modo più comodo per iniziare la giornata, ma ci sono momenti in cui lo sforzo svanisce nell’istante stesso in cui vedi l’immagine prendere forma.
L’intelligenza artificiale è in grado di creare immagini come queste con poche parole scelte con cura, e trovo che sia affascinante. Non sono affatto contrario. È semplicemente un modo diverso di creare.
Per me, la fotografia riguarda anche tutto ciò che accade prima di premere il pulsante di scatto: svegliarsi mentre la città dorme ancora, trovare il posto giusto, modellare la luce, dirigere una persona, commettere errori, cambiarcambiare le cose, riprovare.
Forse l’immagine finale può essere ricreata con un prompt.
Ma l’esperienza di crearla no.

31/08/2026

Per scoprire quanto un danno sulla lente frontale comprometta la qualità finale delle foto, ho preso un vecchio zoom non funzionante e l'ho maltrattato senza pietà. Ho fotografato la stessa scena in condizioni di luce standard e in un forte controluce con due LED puntati in camera, aumentando progressivamente le incisioni sul vetro.
I risultati mettono seriamente in discussione molte delle nostre ansie quotidiane sulla cura delle lenti:
1 graffio centrale: Nessuna differenza percepibile, né in luce naturale né in controluce.
Decine di incisioni superficiali: In condizioni normali l'immagine rimane indistinguibile dalla lente intonsa anche al 100% di ingrandimento. In controluce iniziano invece a comparire le prime velature e artefatti.
Graffi profondi con punta diamantata: Con circa 100 incisioni marcate, la foto in luce normale inizia a perdere contrasto, ma basta un minimo di post-produzione per renderla perfetta. Il controluce, al contrario, crolla vistosamente.
Quota 500 graffi: Solo arrivando a circa 500 incisioni l'immagine diventa finalmente irrecuperabile in ogni condizione.
Le 2 conclusioni pratiche
1. Le lenti sono incredibilmente resistenti: A meno che non si utilizzi la carta abrasiva per pulire il vetro, è davvero difficile causare un danno che rovini i tuoi scatti.
2. Un difetto estetico è un'opportunità: Un piccolo graffio non pregiudica la resa visiva. Se vi capita l'occasione di acquistare un obiettivo usato a prezzo stracciato per un segno sul vetro frontale, non fatevelo sfuggire.

Ora non so proprio cosa fare con questa cavia completamente martoriata: quali altri test folli dovrei farle subire? Lasciatemi i vostri suggerimenti nei commenti!

26/08/2026

stavo testando la mia camera full spectrum in casa e mi sono accorto di questo particolare fenomeno. Con luce naturale il divano del soggiorno risulta color magenta, ma con luce artificiale è blu come lo vedono i miei occhi.
Com'è possibile?
Tutto dovuto allo spettro elettromagnetico che la luce solare porta con sé, comprensiva di infrarosso letto dalla fotocamera. Al contrario la luce led ha uno spettro più ridotto che comprende solo la luce visibile, riportando i colori naturali della scena.
Interessante vero?

Da fotografo professionista le vacanze diventano spesso occasione per lasciare a casa l'attrezzatura che utilizzo per la...
21/08/2026

Da fotografo professionista le vacanze diventano spesso occasione per lasciare a casa l'attrezzatura che utilizzo per lavoro e dedicarmi a visioni differenti per alimentare la mia vena creativa e perché no anche nerd/tecnica.
Ho una Canon Italia 6D full spectrum modificata appositamente per un viaggio in Giappone di qualche anno fa (trovate le foto sul mio sito web) che qualche volta tiro fuori per uscite leggere e un po' fuori dagli schemi.
Un solo obiettivo, 35mm, e lo stupore sempre nuovo di osservare a schermo un fenomeno che non riusciamo a percepire a occhio n**o.

may have missed the chance to photograph the eclipse, but my giant friend, with its sweeping waves, soothed my desire to...
14/08/2026

may have missed the chance to photograph the eclipse, but my giant friend, with its sweeping waves, soothed my desire to capture the light

12/08/2026

Se ne riparla la prossima volta 🥲.

10/08/2026

Lanciata nel 1975, l'Olympus OM-2 è una reflex analogica ultracompatta che racchiudeva una tecnologia straordinaria, capace di offrire una funzione che persino le fotocamere digitali di oggi non replicano. In una reflex tradizionale, la luce viene riflessa dal pentaprisma verso l'esposimetro prima dello scatto ma non appena lo specchio si solleva diventa completamente "cieco" e la macchina scatta basandosi sui dati calcolati un istante prima.
L'Olympus OM-2 risolse il problema affiancando al classico esposimetro superiore due sensori secondari posizionati sotto lo specchio in grado di leggere la luce proiettata sulla tendina dell'otturatore e sulla pellicola stessa durante la fase di scatto:
Questo sistema (denominato OTF, Off-The-Film) permetteva alla fotocamera di reagire istantaneamente ai cambi di luminosità durante la ripresa. Se durante una lunga esposizione la luce aumentava all'improvviso, l'otturatore si chiudeva immediatamente per evitare di sovraesporre l'immagine.
Al contrario, se la luminosità calava, la macchina prolungava il tempo di scatto per salvare il fotogramma.
La medesima tecnologia consentiva un controllo automatico del flash senza bisogno di pre-lampi digitali o complessi protocolli TTL, interrompendo la parabola della torcia nell'esatto momento in cui la pellicola riceveva la corretta quantità di luce.
Un'innovazione pazzesca per il 1975 e una soluzione d'ingegneria ottico-meccanica brillante. Se vi capita di trovarne un esemplare ben conservato in qualche mercatino dell'usato, è un pezzo di storia della fotografia che merita assolutamente un posto in collezione.
Conoscevate la tecnologia OTF dell'Olympus OM-2 o avete mai provato una reflex con questo sistema di lettura in tempo reale? Ditemi la vostra nei commenti.

03/08/2026

Oggi il mercato fotografico sembra diviso principalmente tra Full Frame e APS-C, ma per un po' di tempo è esistito un formato intermedio che ha segnato un'epoca: il sensore APS-H, caratterizzato da un fattore di crop pari a 1.3x.

Nei primi anni 2000, produrre un sensore Full Frame delle dimensioni della pellicola 35mm era un'operazione estremamente complessa e dai costi proibitivi. I sensori APS-C erano sì economici, ma penalizzavano la resa ad alti ISO e la gamma dinamica. Canon trovò il punto d'incontro ideale sviluppando la linea APS-H per le sue ammiraglie professionali.

Il formato APS-H garantiva una superficie sufficiente per contenere il rumore ad alti ISO e restituire una grande qualità d'immagine, ma al contempo generava file abbastanza leggeri da essere processati a velocità fino ad allora impensabili:

Ad esempio la Canon 1D Mark II del 2004 che ho provato recentemente riusciva a scattare a ben 8,5 fotogrammi al secondo gestendo file da 8,2 Megapixel, numeri fantascientifici per il Full Frame dell'epoca.

Ll rovescio della medaglia era l'assenza di lenti dedicate. Montando ottiche Full Frame, il crop 1.3x riduceva l'angolo di campo, penalizzando la natura dei grandangolari spinti ma era comunque apprezzato per chi faceva fotogiornalismo.

Questo sensore ha rappresentato lo standard tecnologico d'eccellenza che ha permesso a Canon di dominare per oltre un decennio nella fotografia sportiva e nel fotogiornalismo.

Conoscevate l'esistenza del formato APS-H o avete mai avuto l'occasione di scattare con una reflex della serie 1D? Ditemi la vostra nei commenti.

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