Camera di Commercio italo libica

Camera di Commercio italo libica Ente di Promozione Economica tra Italia e Libia

19/12/2022
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09/10/2022

A CURA DI ISPI
Istituto diStudi Internazionali

L’intesa tra Libia e Turchia sull’energia: nuove tensioni nel Mediterraneo

Di Fortuna Finocchito
05.10.2022
Il 3 ottobre, Libia e Turchia hanno firmato un memorandum d’intesa per l’esplorazione di idrocarburi nelle acque territoriali libiche e sul suolo libico. In base all’accordo, accompagnato da notevoli aspettative, tali esplorazioni saranno svolte da operazioni congiunte di compagnie turco-libiche.

In una prospettiva più ampia, l’intesa si colloca nel contesto del controverso accordo, firmato il 27 novembre 2019 dal Presidente turco Recep Tayyip Erdoğan e dall’ex Premier libico Fayez al-Sarraj, sulla delimitazione delle rispettive zone economiche esclusive; una mossa con la quale Ankara cercava (anche) di contrastare l’attivismo unilaterale di Cipro nel Mediterraneo Orientale, che aveva già delimitato la propria zona economica esclusiva con diversi Paesi, tra cui Egitto nel 2003 ed Israele nel 2010. Così come allora, l’accordo ha rinvigorito la forte opposizione di taluni attori regionali, in primis Egitto e Grecia, che hanno da subito messo in discussione la legittimità del testo.

Seppur sia destinato a generare subbuglio politico soprattutto nei Paesi del bacino orientale del Mediterraneo, l’accordo è stato definito win-win per entrambi gli attori coinvolti. Senza dubbio, lo è per la Turchia. Il memorandum ha infatti una valenza più strategica che tattica per il Paese anatolico poiché sarà uno strumento che gli consentirà di affermare i suoi diritti su alcune (nonché piuttosto vaste) zone del Mediterraneo centro-orientale. Certamente l’accordo giunge in un momento, quello della guerra in Ucraina, che ha gravemente peggiorato l’instabilità del mercato energetico mondiale già vulnerabile a causa della pandemia da Covid-19 e delle sue conseguenze. Se da un lato il conflitto russo-ucraino ha evidenziato la dipendenza di alcuni Paesi della regione del Medio Oriente e Nord Africa da Mosca e Kiev soprattutto in riferimento all’approvvigionamento delle materie prime, dall’altro ha reso più urgente la necessità di valide alternative energetiche e dunque di nuove fonti di gas e petrolio. Di fatti, il memorandum potrebbe mitigare la carenza di gas nel medio-lungo periodo e, inoltre, potrebbe generare diversi introiti per i due Paesi.

Nonostante ciò, a preoccupare sarebbe la situazione politica interna alla Libia. L’intesa potrebbe infatti compromettere gli equilibri già precari di un Paese che sta vivendo una nuova fase del conflitto civile in corso da più di dieci anni e caratterizzato da un massiccio coinvolgimento di attori internazionali e regionali, Turchia compresa. Considerando illegale il memorandum, il governo di Tobruk presieduto dal Primo Ministro Fathi Bashagha, ha inviato un ulteriore e chiaro segnale di profonda frizione con il governo di Tripoli. Potenzialmente, il memorandum d’intesa potrebbe condurre ad una ripresa (violenta) degli scontri armati tra le due “Libie” e quindi complicare un futuro – ad oggi non molto probabile – processo di transizione “pacifica”. Nonostante la situazione sul campo sia estremamente dinamica e variabile, la securizzazione del suolo libico e delle acque che saranno interessate dalle esplorazioni è dunque necessaria e finalizzata ad evitare che si ripetano le interruzioni petrolifere della scorsa estate, causate dalle milizie vicine al Generale Khalifa Haftar.

Riportiamo il commento del Centro Studi internazionali, CESI.14 FEBBRAIO 2022DUE GOVERNI IN LIBIA: UN RITORNO AL FUTURO?...
19/02/2022

Riportiamo il commento del Centro Studi internazionali, CESI.

14 FEBBRAIO 2022
DUE GOVERNI IN LIBIA: UN RITORNO AL FUTURO?
Analisi di Elia Preto Martini

Secondo alcune fonti locali, giovedì 10 febbraio, il Primo Ministro libico ad interim, Abdul Hamid Dbeibah, ha subito un attentato dai contorni non ben definiti mentre tornava con la scorta nella sua dimora personale, rimanendo tuttavia illeso. Questo attacco è giunto nella stessa giornata in cui la Camera dei Rappresentanti (HoR) di Tobruk-Bengasi ha nominato Fathi Bashagha come nuovo Primo Ministro del Paese e, quindi, successore dello stesso Dbeibah.

La nomina di Dbeibah era avvenuta lo scorso anno tramite un processo di transizione guidato dalle Nazioni Unite che sarebbe dovuto culminare nelle libere elezioni fissate per il 24 dicembre 2021 ma che non sono mai avvenute a causa di una serie molteplici di fattori politici, securitari e burocratici. Formalmente, lo stesso giorno è terminato anche il mandato ad interim di Dbeibah, il quale ha però ha deciso di continuare a rivestire il suo ruolo nonostante la mancanza di una solida base giuridica che legittimasse il suo operato. Questo fatto ha rivitalizzato alcune fratture politiche, tribali e sociali interne al Paese, già precedentemente manifestatesi nello scontro tra la Camera dei Rappresentanti, e il Governo di Unità Nazionale (GNU), con sede a Tripoli.

Lo scontro era già diventato particolarmente acceso nella giornata di martedì 8 febbraio, quando Dbeibah, consapevole dell’imminente elezione di un nuovo Primo Ministro, aveva dichiarato che non avrebbe accettato una nuova fase di transizione o un’autorità parallela. Una minaccia, questa, che è però caduta nel vuoto con l’elezione di Fathi Bashagha alla carica di Primo Ministro, il quale ha raccolto 147 voti (sui 147 disponibili) nella HoR. Questa serie di eventi ha riportato il Paese ad una situazione simile a quella già vissuta a partire dal 2014 in cui due governi, supportati da diverse rispettive milizie armate, si sono a lungo contesi l’autorità politica esclusiva in Libia.

Ad ogni modo, dati gli importanti interessi in gioco, per ora sembra improbabile che questo confronto possa dare luogo ad una nuova fase di guerra civile. Rimangono, però, due nodi significativi da sciogliere. Il primo riguarda il futuro del processo di transizione politica che, secondo le dichiarazioni provenienti dalla Camera dei Rappresentanti, dovrebbe svilupparsi su due votazioni distinte: un primo referendum sulla nuova costituzione del Paese e, successivamente, le elezioni nazionali per eleggere il Governo. Il secondo, invece, riguarda le azioni che verranno intraprese dai principali attori internazionali coinvolti in Libia. Le Nazioni Unite, per ora, hanno dichiarato che continueranno a riconoscere Dbeibah come Primo Ministro, mentre tra tutti i Paesi coinvolti nello scenario libico (tra cui Russia, Turchia ed Emirati Arabi Uniti), solo l’Egitto ha, per ora, rilasciato una dichiarazione formale esprimendo fiducia nell’operato del nuovo governo.

Il tutto, però, lascia presagire che il Paese rimarrà in una fase di stallo prolungato – al limite della cronicizzazione –, di volatilità istituzionale e internazionale, con un crescente e aggressivo personalismo condotto di volta in volta dall’uomo forte di turno.

Repubblica 7/1/2022
08/01/2022

Repubblica 7/1/2022

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