22/07/2026
il clima è insopportabile e spaventoso, mentre la sua apparenza resta incantevole.
Gli esseri umani contengono mostri che emergono nei libri come per strada, spinti dal sole che brucia, nutriti dall’asfalto, gonfiati dall’educazione malata.
Il Tevere luccica e riflette Roma, il gazometro vuoto ricorda l’anfiteatro di uccisioni più famoso al mondo e non quel diaframma gigante che si gonfiava e sgonfiava dando respiro alla città, le reti in mare - generatrici di inferni -continuano a raccogliere i nostri scarti.
Mio figlio a due anni giocando in modo ostile sperimenta la sua capacità di provocare reazioni, liberando emozioni che non sa gestire, e noi adulti presuntuosi subito pronti a leggerci qualcosa da risolvere, puntando proprio sull’educazione contenitiva.
Mi chiedo moogli o tarzan fossero esistiti, come sarebbero sopravvissuti.
Il mio collo che regge troppo pensiero e resta sempre chiuso, chiede pietà ai tessuti, all’afa.
E le cave, come le strade, ferite profonde che ci permettono di entrare nel mondo, restano cicatrici, e come ogni cicatrice o segno che ci provochiamo sul corpo, restano l’estetica del nostro passaggio profondo e scellerato, affascinante, prepotente, rituale.
Tutto ciò che ho nominato è in questi lavori, in queste foto.
Tutto questo estratto, selezionato, ingrandito, trasformato in una foto è sublime.
Carta, legno, colla, imitazione, fanno il resto. (continua nel prossimo post)