01/09/2026
Capitolo due riflessioni sulla Faradda
Parliamo di identità.
Una parola che usiamo spesso, forse troppo spesso, e che nel caso della Faradda dei Candelieri assume un significato particolare.
Ci sono feste che appartengono a una città.
E poi ci sono feste attraverso le quali una città riconosce se stessa.
La Faradda dei Candelieri a Sassari, appartiene alla seconda categoria.
Il 14 agosto è il momento in cui tutto diventa visibile. È il giorno in cui le strade si riempiono, i
Gremi sfilano, i portatori sollevano i Candelieri e migliaia di persone si raccolgono lungo il percorso.
Ma quello che vediamo quel giorno è soltanto la parte più evidente di qualcosa che comincia molto prima.
E che non finisce quando l'ultimo Candeliere viene riposto.
Chi vive davvero il mondo dei Gremi lo sa bene. Perché dietro quella giornata esiste un intero
anno fatto di persone, incontri, preparativi, discussioni, memoria, tradizioni e relazioni che spesso
rimangono lontane dagli occhi di chi arriva soltanto per assistere alla festa.
È qualcosa che assomiglia alle ceneri di un camino.
Quando la fiamma sembra spenta, sotto la cenere rimane una brace viva. Non la vedi, ma basta
poco per farla respirare nuovamente.
Poi arriva la primavera .
E lentamente qualcosa ricomincia ad ardere.
I Gremi si preparano, le persone tornano a incontrarsi più assiduamente, si organizzano le attività,
si sistemano gli abiti, si riprendono consuetudini che vengono da lontano. Tornano i racconti, le
discussioni, le aspettative. Le famiglie ritrovano un appuntamento che appartiene alla propria storia.
La città comincia a cambiare.
E quella brace, settimana dopo settimana, diventa fiamma.
Fino ad arrivare al 14 agosto.
È questo, forse, uno degli aspetti più affascinanti della Faradda: l'evento che vediamo è soltanto
la parte finale di qualcosa che è già accaduto per mesi, e che continuerà ad accadere per tutto il resto dell'anno.
Per questo parlare di identità attraverso i Candelieri significa andare oltre la loro immagine. Significa parlare delle persone dei Gremi e dei loro gremianti, dei portatori che condividono una responsabilità che non è soltanto fisica, ma anche simbolica.
Delle famiglie che tramandano una presenza.
Di chi entra in un Gremio da giovane e ne ritrova, anni dopo, gli stessi gesti, gli stessi volti e magari gli stessi racconti.
Di chi vive la Faradda non come uno spettacolo al quale assistere, ma come qualcosa di cui sentirsi parte.
È qui che nasce la differenza tra vedere una tradizione e appartenere a una tradizione.
La fotografia può raccontare tutto questo, ma non può sostituirlo.
Può fermare un gesto, un volto, una mano, una tensione, un abbraccio. Può provare a restituire
l'atmosfera di un momento. Può interpretare ciò che accade davanti all'obiettivo.
Ma l'identità esiste prima dello scatto.
E continua ad esistere quando la macchina fotografica viene riposta.
Forse è proprio questo che rende così difficile fotografare i Candelieri.
Non basta essere presenti il 14 agosto.
Bisogna cercare ciò che sta dietro quella giornata.
Bisogna guardare la comunità che la rende possibile.
Bisogna comprendere che la fierezza di un gremiante non nasce davanti a una macchina
fotografica, così come quella di un portatore non nasce nel momento in cui solleva il Candeliere.
Nasce molto prima, nasce nell’appartenenza, nella memoria e nella continuità.
Nel sentirsi parte di qualcosa che è più grande del singolo individuo.
Ed è forse proprio qui che possiamo trovare il significato più autentico della parola identità.
Non nell'immagine di una festa.
Ma nelle persone che quella festa la respirano per tutto l'anno.
Il 14 agosto, semplicemente, quella identità prende fuoco.
E per una notte illumina tutta la città.
Poi la fiamma sembra spegnersi.
Ma sotto la cenere, ancora una volta, rimane la brace.
Aspetta soltanto che qualcuno torni ad attizzarla.
Sassari City
Luca Losito
Commissione Nazionale Italiana Unesco
Patrizia Nardi
Intergremio città di Sassari
Mascia Sindaco