Costantino Idini Photography

Costantino Idini Photography Real moments. Real people. Real stories. Photography for events, hospitality and visual storytelling.

Authentic and professional images designed to communicate atmosphere and value. Wedding, interior, food, music, theatre, Portraits, reportage documentary Photography

WHAT REMAINS OF A JOURNEYThe Importance of Backing Up Your WorkIn 2015 I travelled to the Peruvian Amazon, starting from...
05/09/2026

WHAT REMAINS OF A JOURNEY

The Importance of Backing Up Your Work

In 2015 I travelled to the Peruvian Amazon, starting from Cusco and then descending to Pucallpa, before continuing into the forest to a small village on the banks of the Ucayali River.

It was a journey that lasted a couple of months and became a photographic reportage about life along the river and inside the rainforest. I photographed river barges loaded with illegally cut timber, and I also had the opportunity to meet and interview some of the loggers working illegally in the forest.

Then, after returning to Europe, something happened that I still find difficult to talk about.

While I was in London, during my move to Dublin, a suitcase was stolen from my car. Inside were three hard drives containing around 12 terabytes of photographic work accumulated over years.

This was one of those projects.

Unfortunately, I had not yet managed to make a backup of the drives because I was in the middle of moving from London to Dublin.

What you see here is what remains of that journey.

A small part of a much larger body of work that disappeared that day.

Losing those photographs was, and still is, an unforgettable trauma. For months I could hardly photograph. Every new project seemed pointless. It took me almost a year to fully recover and start photographing again with the same motivation.

So this is not the complete story of that journey. It is only a small surviving testimony of a project that once existed in a much larger form.

But it is still here.

And today, I am happy to share it with you.

Enjoy.
Sassari City


Luca Losito

Portrait Series Mother and Son at SunsetArgentiera, Sardinia, Italy — September 4, 2011
02/09/2026

Portrait Series Mother and Son at Sunset

Argentiera, Sardinia, Italy — September 4, 2011


Capitolo due riflessioni sulla Faradda Parliamo di identità.Una parola che usiamo spesso, forse troppo spesso, e che nel...
01/09/2026

Capitolo due riflessioni sulla Faradda

Parliamo di identità.

Una parola che usiamo spesso, forse troppo spesso, e che nel caso della Faradda dei Candelieri assume un significato particolare.
Ci sono feste che appartengono a una città.
E poi ci sono feste attraverso le quali una città riconosce se stessa.
La Faradda dei Candelieri a Sassari, appartiene alla seconda categoria.
Il 14 agosto è il momento in cui tutto diventa visibile. È il giorno in cui le strade si riempiono, i
Gremi sfilano, i portatori sollevano i Candelieri e migliaia di persone si raccolgono lungo il percorso.
Ma quello che vediamo quel giorno è soltanto la parte più evidente di qualcosa che comincia molto prima.
E che non finisce quando l'ultimo Candeliere viene riposto.
Chi vive davvero il mondo dei Gremi lo sa bene. Perché dietro quella giornata esiste un intero
anno fatto di persone, incontri, preparativi, discussioni, memoria, tradizioni e relazioni che spesso
rimangono lontane dagli occhi di chi arriva soltanto per assistere alla festa.
È qualcosa che assomiglia alle ceneri di un camino.
Quando la fiamma sembra spenta, sotto la cenere rimane una brace viva. Non la vedi, ma basta
poco per farla respirare nuovamente.
Poi arriva la primavera .
E lentamente qualcosa ricomincia ad ardere.
I Gremi si preparano, le persone tornano a incontrarsi più assiduamente, si organizzano le attività,
si sistemano gli abiti, si riprendono consuetudini che vengono da lontano. Tornano i racconti, le
discussioni, le aspettative. Le famiglie ritrovano un appuntamento che appartiene alla propria storia.
La città comincia a cambiare.
E quella brace, settimana dopo settimana, diventa fiamma.
Fino ad arrivare al 14 agosto.
È questo, forse, uno degli aspetti più affascinanti della Faradda: l'evento che vediamo è soltanto
la parte finale di qualcosa che è già accaduto per mesi, e che continuerà ad accadere per tutto il resto dell'anno.
Per questo parlare di identità attraverso i Candelieri significa andare oltre la loro immagine. Significa parlare delle persone dei Gremi e dei loro gremianti, dei portatori che condividono una responsabilità che non è soltanto fisica, ma anche simbolica.
Delle famiglie che tramandano una presenza.
Di chi entra in un Gremio da giovane e ne ritrova, anni dopo, gli stessi gesti, gli stessi volti e magari gli stessi racconti.
Di chi vive la Faradda non come uno spettacolo al quale assistere, ma come qualcosa di cui sentirsi parte.
È qui che nasce la differenza tra vedere una tradizione e appartenere a una tradizione.
La fotografia può raccontare tutto questo, ma non può sostituirlo.
Può fermare un gesto, un volto, una mano, una tensione, un abbraccio. Può provare a restituire
l'atmosfera di un momento. Può interpretare ciò che accade davanti all'obiettivo.
Ma l'identità esiste prima dello scatto.
E continua ad esistere quando la macchina fotografica viene riposta.
Forse è proprio questo che rende così difficile fotografare i Candelieri.
Non basta essere presenti il 14 agosto.
Bisogna cercare ciò che sta dietro quella giornata.
Bisogna guardare la comunità che la rende possibile.
Bisogna comprendere che la fierezza di un gremiante non nasce davanti a una macchina
fotografica, così come quella di un portatore non nasce nel momento in cui solleva il Candeliere.
Nasce molto prima, nasce nell’appartenenza, nella memoria e nella continuità.
Nel sentirsi parte di qualcosa che è più grande del singolo individuo.
Ed è forse proprio qui che possiamo trovare il significato più autentico della parola identità.
Non nell'immagine di una festa.
Ma nelle persone che quella festa la respirano per tutto l'anno.
Il 14 agosto, semplicemente, quella identità prende fuoco.
E per una notte illumina tutta la città.
Poi la fiamma sembra spegnersi.
Ma sotto la cenere, ancora una volta, rimane la brace.
Aspetta soltanto che qualcuno torni ad attizzarla.
Sassari City
Luca Losito
Commissione Nazionale Italiana Unesco
Patrizia Nardi
Intergremio città di Sassari
Mascia Sindaco

Ecco il mio reportage completo della Faradda con una lettera che accompagna le immagini leggete prima poi girate un abbr...
30/08/2026

Ecco il mio reportage completo della Faradda con una lettera che accompagna le immagini leggete prima poi girate un abbraccio a tutti
Grazie Luca Losito direttore di Sassari City Comune di Sassari Giuseppe Mascia Patrizia Nardi Intergremio città di Sassari e Grazia Sini enjoy Costantino Idini

Ci hanno scritto in tanti: Questo scatto lo avete generato con l'intelligenza artificiale! Non è Sassari.
E invece sì. E chi c'era lo sa. Niente trucchi.
Quello che vedete in copertina è successo davvero, ed è stato possibile grazie a una scelta coraggiosa e vincente dell'Amministrazione Comunale.

E proprio per questo ve lo mostriamo a COLORI. Un po' per provocazione, il direttore lo ha ammesso pubblicamente tra le lacrime di gioia. In effetti è anche un attore, diffidate di lui.

Il resto? È un'altra storia. Ancora una volta magnifica e autentica.

Per il nuovo capitolo del "Peso del Sacro" Costantino Idini Photography ha scelto di nuovo il bianco e nero. Una decisione naturale, necessaria e di forte immediatezza.
Perchè è l'ideale continuità narrativa con i suoi "130 Uomini Coraggiosi", questo è il suo linguaggio e noi lo rispettiamo.
Per raccontare una tradizione antica non servono filtri, servono ombre, peso, fatica, e quella devozione dei gremianti che emerge ancora una volta con grande forza da questi scatti.

Dopo averla raccontata a Richard Hutchinson, che la vedeva per la prima volta, la Faradda l'ha riscoperta anche lui. E noi ne siamo felici.

50 scatti scelti. Niente mucchi di foto che si assomigliano, solo quello che serve per costruire un progetto che presto diventerà una nuova mostra e che porteremo a Viterbo e nelle città UNESCO delle Grandi Macchine a Spalla.

Guardateli bene. E poi diteci se è l'IA a dover imitare la realtà, o è la realtà di Sassari a essere già incredibile. Ecco perché restiamo qui ad agire questa verità e raccontarvela con quella piccola presunzione che ci fa dire CERTAIN REGARD...
Questo è il nostro stile.

Buona Faradda. Sempre. Sassari, sei bellissima! https://www.sassaricity.it/riscoprire-la-faradda-nel-2026/

Prima di guardare le foto, leggete lentamente le parole del fotografo.


Comune di Sassari
Comune di Sassari - Cultura
Mascia Sindaco
Turismo Sassari
Sardinia Tales
SEI DI SASSARI SE... (GRUPPO UFFICIALE)
Il Sassarese Medio
UNESCO

LA FARADDA — SASSARI, 14 AGOSTO 2026Anche quest’anno sono sceso in centro per la Faradda.“Scendere”, per me, non è solo ...
29/08/2026

LA FARADDA — SASSARI, 14 AGOSTO 2026

Anche quest’anno sono sceso in centro per la Faradda.

“Scendere”, per me, non è solo un modo di dire: vivo al Monte, nella parte alta e periferica di Sassari, e ogni 14 agosto la città cambia volto.

Quest’anno, però, non ero solo.

Con me c’era un collega e amico, Richard Hutchinson, fotografo londinese che per la prima volta ha avuto la possibilità di vivere e fotografare la Discesa dei Candelieri. Ne è uscito un bel reportage, accompagnato da un racconto molto intenso , già pubblicato su Sassari City Magazine.

Ma tornando a me…

Quest’anno cercavo soprattutto di fotografare le vestizioni, non solo per il reportage destinato alla rivista, ma anche per portare avanti il mio progetto “Il Peso del Sacro”, naturalmente in collaborazione con la redazione di Sassari City Magazine e con il direttore Luca Losito , amico e compagno di viaggio in questo progetto.

Non ho scattato tantissimo.

Del resto, non lo faccio quasi mai. Tendo a fotografare ciò che mi serve per costruire un progetto, senza accumulare immagini semplicemente perché la situazione lo permette.

Eppure i Candelieri continuano a essere, per me, una fonte inesauribile di spunti, immagini e storie.

Quest’anno è successo qualcosa di particolare.

Cercando di spiegare a Richard le diverse fasi delle vestizioni, i Gremi, le persone, i rituali e il modo in cui funziona questa festa, mi sono ritrovato dentro la Faradda con un entusiasmo che forse avevo un po’ perso.

È come se, raccontandola a qualcuno che la vedeva per la prima volta, l’avessi riscoperta anch’io.

E questo mi ha permesso di fotografare in modo più rilassato, meno concentrato esclusivamente su quello che mi serviva per Il Peso del Sacro.

Quelli che vedrete sono alcuni degli scatti realizzati quest’anno e che, molto probabilmente, entreranno a far parte della mostra dedicata ai Candelieri all’interno del progetto Il Peso del Sacro.

Il prossimo anno il progetto dovrebbe approdare in una delle quattro città delle Grandi Macchine a Spalla riconosciute dall’UNESCO Sassari, Viterbo, Nola e Palmi. Secondo i programmi, la prossima tappa dovrebbe essere Viterbo, anche perché lo scorso anno, proprio qui a Sassari, abbiamo avuto l’occasione di esporre la Macchina di Santa Rosa.

Per questo nuovo capitolo ho scelto ancora una volta il bianco e nero, come continuità narrativa con I 130 Uomini Coraggiosi.

Un modo per raccontare una tradizione antica attraverso immagini contemporanee, mantenendo però una linea visiva che ormai sento profondamente mia.

Spero che questi scatti vi piacciano.

Buona visione. Costantino Idini

in questo link l'articolo con le foto del mio amico Richard
https://www.sassaricity.it/sassari-negli-occhi-di-richard-hutchinson/

Sassari City
Luca Losito
Comune di Sassari
Città Metropolitana di Sassari
Intergremio città di Sassari
Patrizia Nardi

Da leggere e sopratutto da guardare il mio amico Richard da uno spaccato della città nel suo racconto fantastico e le su...
25/08/2026

Da leggere e sopratutto da guardare il mio amico Richard da uno spaccato della città nel suo racconto fantastico e le suo foto raccontano la Faradda in maniera fresca e sorprendentemente quasi da veterano della festa grazie direttore Luca Losito e Sassari City

Riflessioni del martedì pomeriggioPerché non fotografo le feste tradizionali sardeDa qualche tempo mi sento chiedere per...
25/08/2026

Riflessioni del martedì pomeriggio

Perché non fotografo le feste tradizionali sarde

Da qualche tempo mi sento chiedere perché non fotografo altre sfilate e manifestazioni della tradizione sarda.

Il Redentore di Nuoro, Sant'Efisio a Cagliari, i carnevali, le grandi sfilate e tante altre manifestazioni attirano ogni anno centinaia di fotografi. E non c'è assolutamente nulla di male in questo. Ognuno fotografa ciò che sente, ciò che lo incuriosisce o semplicemente ciò che gli piace.
Io, invece, spesso non ci trovo quello che cerco.
Per due anni ho fotografato la Cavalcata Sarda a Sassari per lavoro, su richiesta di una testata giornalistica. Ho cercato di raccontarla nel modo migliore possibile, ma, al di là dell'incarico professionale, continuo a sentirla poco vicina al mio modo di intendere la fotografia.
Forse perché davanti a una sfilata faccio fatica a trovare una necessità narrativa che vada oltre la bellezza dei costumi, dei cavalli, dei colori e dei volti.
Sono immagini che possono essere bellissime. Alcuni figuranti hanno una presenza straordinaria e certamente meritano di essere fotografati.
Ma spesso mi chiedo che cosa sto raccontando oltre a quello che già vedo?
È una domanda che per me cambia tutto.
Ci sono invece manifestazioni nelle quali sento immediatamente la necessità di fotografare.
La Faradda dei Candelieri, per esempio, non è soltanto una processione spettacolare. È corpo, fatica, fede, appartenenza, comunità. È un rito che racconta qualcosa anche quando non lo stai fotografando.
La Corsa degli Scalzi a Cabras ha la stessa forza. L'Ardia di San Costantino a Sedilo porta con sé un significato che va molto oltre la spettacolarità dell'evento.
In questi casi non sento di stare semplicemente fotografando una festa.
Sento di poter raccontare una storia, forse è questa la differenza.
Non credo esista una fotografia giusta e una fotografia sbagliata. Esiste la fotografia che cerca qualcosa e quella che, semplicemente, vuole conservare un'immagine.
Anche una fotografia apparentemente "da cartolina" può avere un valore enorme per chi la scatta, per chi vi è ritratto o per una famiglia che attraverso quella fotografia conserva un ricordo.
Il problema nasce, forse, quando confondiamo la bellezza dell'immagine con la profondità del racconto.
Io non cerco necessariamente la fotografia più bella.
Cerco quella che, guardandola, mi faccia ve**re voglia di capire cosa c'è dietro.
Ed è probabilmente anche per questo che non mi trovate spesso in mezzo alla folla con centinaia di altri fotografi.
Non perché quelle immagini non abbiano valore.
Semplicemente, non sono le immagini che io sento di dover fare.
E alla fine, credo che anche questa sia una parte importante della libertà di un fotografo: scegliere non soltanto che cosa fotografare, ma anche che cosa non fotografare.

Sono perfettamente consapevole che il mio modo di fotografare può non piacere a molti. E va benissimo così. Anche questo fa parte del fotografare.
Anzi, preferisco una critica fatta con attenzione e conoscenza a cento “mi piace” lasciati distrattamente. Un like fa piacere, una critica può farti crescere.
Sassari City
Luca Losito

Music series..Jazz Al Di Meola New World SinfoniaFausto Beccalossi accordionCork Jazz Festival 2009Everyman Theatre, Cor...
22/08/2026

Music series..Jazz
Al Di Meola New World Sinfonia
Fausto Beccalossi accordion
Cork Jazz Festival 2009
Everyman Theatre, Cork
24 October 2009
Shot with Nikon. As always.
Guinness Cork Jazz

21/08/2026

Indirizzo

Sassari
07100

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