31/05/2026
Fascisti ladri e corrotti
SANITÀ, BORRELLI (AVS): “DATI CORRIERE CONFERMANO IL PARADOSSO DELLA RIFORMA FARMACI: SECONDO L’INCHIESTA, 270 MILIONI DI COSTI IN PIÙ A VANTAGGIO DELLE FARMACIE. GEMMATO CHIARISCA IL POTENZIALE CONFLITTO D’INTERESSI”
Una riforma silenziosa, nascosta tra le pieghe della Legge di Bilancio, che invece di far risparmiare lo Stato aumenta la spesa pubblica a beneficio delle farmacie e dei colossi di Big Pharma, drenando risorse vitali dagli ospedali e dai servizi ai cittadini. È quanto emerge dai dati ufficiali del Monitoraggio della spesa farmaceutica AIFA (gennaio-settembre) analizzati dall’inchiesta Dataroom di Milena Gabanelli e Simona Ravizza sul Corriere della Sera.
I numeri parlano chiaro: con il nuovo sistema di remunerazione introdotto dal governo Meloni, dal 1° marzo 2024 è stato azzerato il vecchio meccanismo degli sconti a favore dello Stato ed è stata introdotta una quota fissa per ogni confezione di farmaco rimborsata dal Servizio Sanitario Nazionale (0,55 euro per i farmaci fino a 4 euro; 1,66 euro tra 4 e 11 euro; 2,50 euro oltre gli 11 euro, a cui si aggiunge un ulteriore bonus per i generici). Poiché in Italia il prezzo medio di un farmaco rimborsato è di appena 9,42 euro, la gran parte dei medicinali di uso comune ricade proprio nelle fasce dove la quota fissa aumenta i margini delle farmacie. Secondo l’inchiesta giornalistica, il risultato sarebbe un costo aggiuntivo stimato in circa 270 milioni di euro su base annua per le casse pubbliche. A questo si somma il trasferimento di alcuni farmaci cronici, come le gliflozine per il diabete, dagli ospedali alle farmacie territoriali: un’operazione che, secondo quanto riportato nell’inchiesta, comporterebbe ulteriori decine di milioni di euro di costi per lo Stato a causa del venir meno dei prezzi da gara pubblica e dei meccanismi di payback industriale.
Su questo scenario interviene duramente il deputato di Alleanza Verdi-Sinistra, Francesco Emilio Borrelli, che annuncia un’interrogazione parlamentare urgente.
“Siamo di fronte a un quadro estremamente preoccupante per la sanità pubblica — attacca Borrelli —. Mentre i pronto soccorso campani e di tutta Italia collassano, i medici fuggono e le liste d’attesa per una mammografia o una Tac superano l’anno, il governo trova centinaia di milioni di euro per finanziare profitti privati. Il meccanismo voluto dal sottosegretario Marcello Gemmato appare paradossale: più il prezzo del farmaco è basso, più aumenta il peso della quota fissa pagata dallo Stato. Secondo le stime riportate dall’inchiesta del Corriere della Sera, si tratterebbe di circa 270 milioni di euro all’anno. Un sistema promosso da un sottosegretario alla Salute che è anche farmacista e che ha delega alla farmaceutica: una situazione che pone quantomeno un evidente problema di opportunità politica e un potenziale conflitto d’interessi che merita chiarimenti immediati”.
“La difesa d’ufficio del Governo, che parla di ‘sanità sotto casa’, crolla davanti ai numeri — prosegue il deputato di AVS —. Lo spostamento dei farmaci dagli ospedali al territorio non avrebbe prodotto risparmi per la sanità pubblica. Gli ospedali continuano a sforare i tetti di spesa per i farmaci salvavita e oncologici, mentre sulle medicine di uso comune aumentano i margini di profitto delle farmacie. Questo esecutivo continua a usare il Fondo sanitario nazionale come un bancomat per i soliti noti. Gemmato venga immediatamente in Aula a spiegare perché le risorse pubbliche debbano essere destinate a questo modello invece che al potenziamento dei reparti ospedalieri e alla riduzione delle liste d’attesa”, conclude Borrelli.