22/06/2023
Il cimitero di San Polo di Piave...
Appena varcata la soglia del cimitero l’occhio cade sulla monumentale tomba della famiglia Giol, un imponente mausoleo che conserva al suo interno le spoglie di Giovanni Giol, dei suoi famigliari e dei suoi discendenti.
Il monumento funebre è stato fatto edificare proprio da Giovanni Giol, che, nel 1936, anno della sua morte, volle seguire personalmente i lavori di completamento dell’opera, conscio che la malattia che lo opprimeva non gli avrebbe lasciato ancora tanto tempo da vivere.
Giovanni Giol morì, infatti, a ridosso del Natale del 1936, dopo una vita di lavoro che lo vide passare da giovane bracciate senza alcuna istruzione, a intraprendente emigrato, fino a diventare un imprenditore di grande successo, prima in Argentina e poi in Italia, specificatamente a San Polo di Piave.
Giovanni Giol nasce l’8 luglio del 1866 a Vigonovo di Fontanafredda, nell’anno passato alla storia per una epidemia di colera e per l’annessione di Veneto e Friuli al Regno d’Italia. Dopo aver fatto fortuna Oltreoceano, arrivando a possedere la più importante azienda vitivinicola dell’Argentina, Giovanni Giol fa ritorno in Italia e nel 1919 acquisisce la tenuta del conte Nicolò Papadopoli Aldobrandini, di oltre mille ettari, distribuita nei territori di San Polo di Piave, Ormelle, Mareno e Cimadolmo.
Con le successive acquisizioni, grazie anche ai risarcimenti dello Stato per i danni di guerra subiti, Giovanni Giol realizza la più grande azienda agricola della Marca Trevigiana, un’azienda con al suo interno diverse attività produttive, dal settore vitivinicolo e cerealicolo, all’allevamento del bestiame e dei bachi da seta, con relativi stabilimenti, cantina e filanda.
La tomba voluta da Giovanni Giol, che durante il ventennio è stato podestà di San Polo, riflette con chiarezza i gusti architettonici del periodo fascista, come da progetto dell’architetto Luigi Candiani, prestigioso professionista, tessera numero uno dell’Ordine degli Architetti di Treviso, che disegnò e realizzò oltre un centinaio di edifici sacri.
L’imponente colonnato della facciata è chiamato a sostenere stilisticamente un edificio semplice e austero, in pietra grigia, che svetta monolitico su una distesa di tombe di famiglia a terra e tante piccole cappelle, una caratteristica qualificante del cimitero di San Polo di Piave.
Appena varcata la soglia della monumentale tomba ci sono due sarcofaghi in pietra che conservano le spoglie di Giovanni Giol e della moglie Margherita Bondino. Ai lati, ci sono i loculi degli altri famigliari e di parenti di vario grado, mentre un altare è addossato alla parete posta di fronte all’ingresso. Il soffitto e la parte superiore delle pareti sono decorate con motivi funerari, adatti all’ambiente. Spicca l’affresco “La resurrezione della figlia di Giairo” realizzato dal pittore veneziano Gian Maria Lepscky.
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