06/01/2024
LA RESISTENZA PSICOLOGICA A L'ASSENZA DI EMANAZIONI.
Questo è mio pallino... penso che la dote più rara negli attuali cani da caccia sia questa.
Anche perché la nostra selezione zootecnica dovuta alle prove cinofile non può minimamente valutarla.
Per spiegarmi meglio farò alcuni esempi.
Nelle ultime 5 giornate di caccia HO FATTO ZERO...non solo non ho visto una beccaccia ma non ho trovato neanche un emanazione.
Nel nostro Appennino in questo periodo non è una novità, il passo è fermo, le condizioni atmosferiche non provocano spostamenti, quindi incontrare una beccaccia è un miracolo.
Però io continuo a uscire tutti i giorni soprattutto con i cani giovani proprio per misurarli su questa
" RESILIENZA" che specificavo nel titolo.
Come cani giovani intendo cuccioloni di poco più di un anno che però hanno già visto e abboccato qualche Beccaccia.
Nel nostro Appennino giornate tristi ce sono parecchie anche a novembre....
l' I.C.A. ( indice cinegetico di abbondanza) è meno di 1.
Questo vuol dire che IN MEDIA si incontra meno di una beccaccia in 3 ore e mezzo di caccia. Quindi un cane si deve abituare a cacciare per molte ore senza incontri ma soprattutto senza emanazioni.
Questo richiede oltre che un gran fondo quindi una grande fisicità, una grande passione innata che non deve avere bisogno di stimoli esterni per essere attivata.
Chiunque ha cacciato in territori con grande densità di uccelli ( all'estero o in zone particolarmente vocate) avrà notato che un cane mediocre può sembrare un FENOMENO.
Incontrare una beccaccia ogni mezz'ora è come assumere cocaina.
Poi quando si torna alla normalità del nostro Appennino il FENOMENO alle 10 del mattino vuole andare al bar a fare l'aperitivo.
Questo succede anche in molti cacciatori umani😂.
Il passaggio dalla miseria all'abbondanza non richiede nessuna qualità particolare...
ma il percorso inverso non è semplice soprattutto per i cani che non possono farsi il "training autogeno" come i cacciatori più motivati.
Questa voglia d'incontrare innata, nella caccia cacciata è indispensabile ..
motiva il cacciatore a tenere duro per tante ore in modo di arrivare all'unico incontro della giornata... magari alle 3 del pomeriggio.
Cosi da trasformare un cappotto in una giornata da ricordare.
A questo proposito racconto un aneddoto...
Quando ero un ragazzino (15 anni) mi portava a caccia un vecchio Cacciatore bravissimo che frequentava il Bar gestito dalla mia famiglia.
Prima dell'apertura della caccia gli morì il suo unico cane.
Se ne procurò un altro ma prima di acquistarlo definitivamente lo doveva "provare".
In quel periodo (agosto) e in quegli anni ( anni 70) incontrare selvaggina ( starne) non era un problema.
Infatti mi stupii molto quando decise di andarlo a provare nelle faggete.
Volevo sottolineare che in quegli anni le faggete erano un deserto biologico perché non c'erano né cinghiali nei caprioli non c'era nulla quindi nessuna emanazione.
Quando gli chiesi spiegazioni per questa scelta mi rispose in dialetto....
"TUT I CAN I VA DOV UI È I ANIMAL...
ME EL VOI VDE DOV UNGNÈ NIENT "
( tutti i cani vanno dove ci sono gli animali io lo voglio vedere dove non c'è niente)
Nella sua ignoranza cinofila aveva una saggezza che superava tutte le conoscenze moderne.
La valutazione di questa qualità ( IMPRESCINDIBILE PER UN CACCIATORE DI MONTAGNA) non può essere effettuata durante una prova che dura un quarto d'ora e in presenza di selvaggina o di emanazioni di essa, ma solo dai cacciatori che cacciano per molte ore per giorni consecutivi in territori poveri di uccelli.
È per questo che insisto che il ruolo dei cacciatori nella selezione zootecnica è indispensabile ..
Sicuramente ci vuole anche tutto il resto, un cane da caccia completo è un insieme di qualità ma la mancanza di questa RESILIENZA vanifica tutto.
È vero che lo stile caratterizza una razza...
ma un cane da caccia di qualsiasi razza se smette di cercare dopo 2 ore perché non ci sono emanazioni non è degno di appartenere a nessuna razza da caccia.
Cit.Giancarlo Bravaccini