VALTERZA PHOTOGRAPHY

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PARATISSIMA 2021Paratissima, per sua natura, è un luogo di incontro e scambio che condensa e mescola artisti epubblici, ...
01/11/2021

PARATISSIMA 2021
Paratissima, per sua natura, è un luogo di incontro e scambio che condensa e mescola artisti e
pubblici, moltissime persone diverse, che si portano dietro pluralità di sguardi, esperienze, idee.
Una manifestazione accogliente, che vede l’arte come una festa e un luogo aperto a tutti,
inclusivo. Ciò ne costituisce la ricchezza, e la sfida, ma soprattutto la libertà.
Questa nuova edizione è la diciassettesima, che arriva dopo due anni di pandemia, di revisione
del mondo e della vita, di transito in un futuro che sarà molto diverso dal passato, anche se
ancora imperscrutabile e in scrittura completa. Un’epoca epocale, che segna il prima e il dopo di
una comunità globale, che tale si è resa finalmente conto di essere. Il tema naturale è il dibattito
e il confronto su quanto stia accadendo, su un’esistenza da ridisegnare e costruire insieme, a
livello individuale e collettivo. Un tema che tutti trattiamo, sui giornali, nei film, quando
prendiamo il caffè al bar, nelle cene con gli amici...È il tema perché è la vita, tutta, ad essere
coinvolta e sconvolta. E riguarda ognuno.
Così, Paratissima non si dà un tema per questa edizione, ma si trasforma in un laboratorio che
prende la forma di una grande stanza di ascolto. Si mette in ascolto degli artisti che la animano:
loro danno il tema, i temi. Loro, che sono avamposti, vibrisse, antenne. Occhi aperti in uno spazio
dove non si usa la vista ma la percezione, quella di cui gli artisti hanno il dono. Questo è il ruolo
sociale degli artisti, che sono degli sciamani, e tali devono rimanere. Azioni poetiche e politiche sono le opere e le pratiche
artistiche, che forniscono scintille ed epifanie su dimensioni parallele, sensibili anche se invisibili,
di un cosmo comune non sempre fatto di materia tangibile e razionale.

Nuvolari, Varzi, Campari“Quei temerari delle strade bianche” arrivano al MAUTO con le fotografie di Adriano ScoffoneUna ...
01/11/2021

Nuvolari, Varzi, Campari
“Quei temerari delle strade bianche” arrivano al MAUTO con le fotografie di Adriano Scoffone
Una mostra fotografica racconta gli anni ‘20 e ‘30 della Provincia Granda e gli audaci piloti della Cuneo - Colle della Maddalena
Torino, 27 ottobre 2021. La mostra “Quei temerari delle strade bianche. Nuvolari, Varzi, Campari e altri eroi alla Cuneo - Colle della Maddalena” - progetto di Giosuè Boetto Cohen - inaugura il 27 ottobre al MAUTO - Museo Nazionale dell’Automobile: in esposizione una selezione di 80 fotografie provenienti dell’Archivio fotografico di Adriano Scoffone – quasi 40mila lastre fotografiche in totale – che la Città di Cuneo ha riscoperto a distanza di anni e che ha iniziato a catalogare nel 1980. La mostra, ospitata a Cuneo lo scorso anno, arriva oggi al MAUTO: oltre alle suggestive immagini, tre automobili leggendarie, grandi scenografie e un poema musicale composto per l’occasione che rendono immersivo il percorso della mostra, visitabile fino al 9 gennaio 2022.
“Questa mostra è un magnifico viaggio nel tempo che ci permette di rivivere quasi in diretta l’atmosfera, il coraggio e l’entusiasmo di una corsa come la Cuneo – Colle della Maddalena. Le straordinarie fotografie storiche di Scoffone ci restituiscono con realismo di cronaca i folli sovrasterzi dei “temerari” sui bianchi tornanti alpini. Non dimentichiamo che non lontano da Cuneo molti anni prima, nel 1895, si tenne la prima Torino – Asti -Torino, la prima corsa automobilistica italiana. Con ben altre auto però, perché sulla strada del Colle salivano invece auto possenti e invincibili come la leggendaria Alfa Romeo P2 qui in mostra, proveniente dalla collezione del Museo Nazionale dell’Automobile, identica a quella sulla quale Nuvolari trionfò alla Maddalena. Una conferma che il MAUTO è il fulcro della storia del pionierismo automobilistico italiano, sia per l’inarrivabile collezione che per il Centro di documentazione con il suo straordinario patrimonio storico. Anche per questo siamo felici di collaborare alla riscoperta di un fondo storico cruciale come l’Archivio Scoffone e alla sua viva e preziosa testimonianza di un periodo fondamentale della storia automobilistica italiana” dichiara Benedetto Camerana, Presidente del MAUTO - Museo Nazionale dell’Automobile.
“Quei temerari delle strade bianche” presenta i fotogrammi chiave dell’edizione 1930 della Cuneo-Colle della Maddalena e dei suoi celebri protagonisti (insieme ad alcune immagini del triennio 1925-1927). Ottanta foto che pure non rappresentano che un modesto campione del tesoro nascosto di circa 40 mila lastre fotografiche, che coprono i temi, le pagine, i ritratti più diversi della Provincia Granda.
Tre automobili esposte dialogano con le immagini di Adriano Scoffone, che raccontano la sfida per il Colle della Maddalena e scene di costume del primo Novecento. La gara è, per difficoltà e lunghezza, una delle più ardite. Lo si capisce dalle fughe nei rettilinei e dalle sbandate nel polverone prima dei tornanti. Il “circo” della competizione è poca cosa se paragonato al gigantismo di oggi, ma l’emozione è anche superiore, perché nel 1930, in Italia - è bene ricordarlo - circola un’automobile ogni duecento abitanti. Fissano l’obbiettivo (qualcuno con aria truce), i semidei del volante: il tedesco Stuck che sembra Lawrence d’Arabia, gli italiani Varzi, Marinoni e Maserati, sotto gli occhi di un impettito Campari. Ma anche la tripletta della scuderia Fiat in un angolo di piazza Vittorio (oggi piazza Galimberti) fa la sua figura. O la squadra (piccola, ma sceltissima) dei meccanici e collaudatori. Nuvolari, il vincitore del 1930, è più nero e legnoso che mai e in uno degli scatti, praticamente inedito, è fermo davanti a un portone del Piemonte rurale. Intorno al palco c’è un tramestio di autorità, la Principessa di Savoia, il podestà con la tuba, una pletora di notabili e donne elegantissime. Ma le facce più interessanti, alcune da cinema, sono nel pubblico sorridente, tra i portici, la piazza e i picnic. Adriano Scoffone corre, non si sa come, al lago della Maddalena. E ancora più su. I visitatori della mostra potranno immaginarlo dall’alto del nostro tempo, interconnesso e viziato da Photoshop, mentre per strada riesce a catturare ancora una Bugatti ribaltata, e poi controsterzi, gli allunghi e i voli d’uccello, quasi avesse il drone.
“La mostra, come suggerisce il titolo, parte da un fatto cruciale, ma non chiaro a molti: le corse automobilistiche di novant’anni fa si svolgevano su strade completamente diverse da quelle di oggi. E l’automobilismo sportivo fu una delle motivazioni che portarono, negli anni ’30, alla costruzione di una rete viabile più moderna. L’audacia - di uomini e mezzi - le medie orarie, i record diventano ancora più incredibili se si immagina correttamente lo scenario in cui furono raggiunti. Quindi “le strade bianche” sono insieme alle vetture, ai campioni e alla folla, le protagoniste dell’esposizione. Un complesso impianto scenografico, e una colonna sonora originale, sono state realizzate proprio per enfatizzarne il ruolo” così Giosuè Boetto Cohen, giornalista e regista, per molti anni de “La Storia siamo noi” alla RAI, introduce la mostra da lui curata.
La musica è un altro elemento fondamentale del percorso di “Quei temerari delle strade bianche”; il “tappeto musicale”, di Marco Robino e degli Architorti, è diventato una suite tutta da ascoltare, una complessa partitura di undici minuti.
Il percorso espositivo di “Quei temerari delle strade bianche. Nuvolari, Varzi, Campari e altri eroi alla Cuneo - Colle della Maddalena” va aldilà dei documenti fotografici messi in cornice. È costituito da scenografie immersive, a cui ha contribuito anche Angelo Sala, per molti anni direttore dell’allestimento scenico del Teatro alla Scala di Milano. Insieme alle musiche originali e alle stampe giganti, esse abbracciano tre automobili straordinarie, protagoniste della scalata alla Maddalena del 1930: una è proprio l’Alfa Romeo 1500 MMS con cui, nel 1930, il pilota Emilio Gola prese parte alla competizione. Le altre non sono da meno: l’Alfa Romeo P2 della collezione del museo, identica a quella con cui Nuvolari tagliò per primo il traguardo, e una preziosa Bugatti 35, uguale a quella con cui Avattaneo si ribaltò durante la gara.
L’esposizione è realizzata dal MAUTO - Museo Nazionale dell’Automobile e dalla Città di Cuneo, con il sostegno della Maison di orologeria svizzera Eberhard & Co.
“Il contributo di Eberhard & Co. a sostegno della mostra rispecchia la vocazione della Maison a favore di iniziative di grande spessore culturale, che riportino alla luce un patrimonio ancora celato, lo rendano fruibile a tutto il pubblico e che mirino alla salvaguardia del tempo. Le immagini rivelano uno spaccato molto affascinante del mondo delle gare automobilistiche d’epoca, quando piloti del calibro di Nuvolari realizzavano imprese incredibili e stupivano il pubblico accorso a vederli” – dichiara Mario Peserico, Amministratore Delegato di Eberhard Italia.

ALESSANDRO SCIARAFFASINFONIAa cura di Sara d’Alessandro ManozzoLa GAM di Torino presenta negli spazi della Sala 1 Sinfon...
01/11/2021

ALESSANDRO SCIARAFFA
SINFONIA
a cura di Sara d’Alessandro Manozzo
La GAM di Torino presenta negli spazi della Sala 1 Sinfonia, installazione immersiva e partecipativa di Alessandro Sciaraffa (Torino, 1976), a cura di Sara d’Alessandro Manozzo. Il progetto, scelto da Fondazione Torino Musei – GAM, ha vinto il bando Italian Council (IX edizione, 2020), programma di promozione internazionale dell’arte italiana della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, che prevede il finanziamento di progetti culturali finalizzati alla promozione, produzione, conoscenza, diffusione della creazione contemporanea italiana in Italia e all’estero nel campo delle arti visive.
Destinata alla collezione permanente della GAM, Sinfonia è esposta per la prima volta negli spazi del museo e si trasferirà in primavera nelle sale della Fondazione e Galleria TSE Art Destination, a Nur-Sultan, una delle realtà più dinamiche nel panorama artistico contemporaneo del Kazakhstan: rafforzerà così la relazione fra la città di Torino e la capitale kazaka, in occasione delle celebrazioni dei trent’anni di relazioni diplomatiche tra i due paesi.
Sinfonia è composta da un gong, da un sistema sonoro e da una proiezione video su uno schermo specchiante inseriti dentro uno spazio buio a unire due dei temi fondamentali nell’opera di Sciaraffa: il suono primitivo del gong e l’osservazione delle aurore boreali.
Il percorso artistico di Sciaraffa si concentra sui fenomeni invisibili della natura, che sviscera attraverso l’uso di tecnologie sperimentali che prevedono, spesso, il coinvolgimento del pubblico. Il risultato del suo lavoro è caratterizzato dalla presenza simbiotica di suono, tecnologia e natura e, come già nell’opera Aurora - presentata dalla GAM nel 2019 in occasione di Luci d’Artista – anche Sinfonia esplora e rende tangibile la luce scintillante, con le infinite sfumature di colori e forme, e il suono inudibile generato dall’aurora boreale, catturato attraverso apparecchiature capaci di captare le basse frequenze. In questo caso suono e luce sono attivati dal visitatore che interagisce con il gong. Alessandro Sciaraffa, in fase di progettazione dell’opera, raccontava: Ci sarà il suono delle aurore boreali, che inizieranno a scoppiettare, a luccicare. Tu potrai stare a guardare questi bagliori di luce, come dei grandi dipinti che scorrono in uno spazio tempo, per poi farli esplodere con il gong.
L’opera è quindi dedicata ai suoni delle profondità naturali, dagli aural chorus alle vibrazioni fisiche e archetipiche del gong intrecciando cultura, eventi naturali, onde sonore e tecnologia per offrire un’esperienza che conduce il visitatore in un viaggio immaginifico attraverso realtà fisiche sconosciute.
Alessandro Sciaraffa (Torino, 1976) vive e lavora a Torino. Laureato in architettura al Politecnico di Torino, la sua pratica si concentra sulla sound art, lo studio delle onde sonore e dei fenomeni invisibili della natura, rappresentate con l’aiuto della tecnologia. Numerose sono le sue mostre personali.
Sara d'Alessandro Manozzo (Roma, 1982) è storica dell’arte e curatrice indipendente. Tra le diverse attività curatoriali, è fondatrice del progetto indipendente The Garage (Canberra, Australia) e curatrice di Waiting Room Residency (Trento). La collaborazione con Alessandro Sciaraffa è iniziata nel 2019 con la mostra Cosmonautica presso il Castello di Costigliole d’Asti.

IL SALONE INTERNAZIONALE DEL LIBRO 2021Vita Supernova, ###III edizione del Salone Internazionale del Libro, si è aperto ...
01/11/2021

IL SALONE INTERNAZIONALE DEL LIBRO 2021
Vita Supernova, ###III edizione del Salone Internazionale del Libro, si è aperto ufficialmente nella Sala Oro di Lingotto Fiere con l'inaugurazione istituzionale e la lectio di apertura della grande scrittrice nigeriana Chimamanda Ngozi Adichie . Alla cerimonia inaugurale ha partecipato anche il Premio Nobel per la Fisica Giorgio Parisi con un video messaggio. Sono intervenuti il ministro dell'Istruzione Patrizio Bianchi e il ministro della Cultura, Dario Franceschini, Silvio Viale, presidente dell'Associazione Torino, la Città del Libro, Giulio Biino, presidente della Fondazione Circolo dei lettori, Chiara Appendino, sindaca di Torino, Alberto Cirio, presidente della Regione Piemonte, Benedetto Della Vedova, sottosegretario per gli Affari Esteri, Nicola Lagioia, direttore del Salone. Al Lingotto sono presenti tutte le case editrici del 2019, ma arriverà anche qualche nome nuovo. Decine di incontri in programma, presenti i principali autori italiani come Antonio Manzini, Stefania Auci, Domenico Starnone, Silvia Avallone, Maurizio De Giovanni, Sandro Veronesi, ma anche nomi della musica, del cinema, della tv e dello sport. "Non abbiamo mai pensato a un Salone dimezzato. Abbiamo lavorato come se potesse davvero succedere a abbiamo vinto la sfida. Pensavamo che sarebbe stato un Salone italiano e sarà il più internazionale di sempre", ha detto Lagioia.
Sono 400 le scuole da tutta Italia che saranno fisicamente presenti al Salone, mentre più di mille classi di 613 città parteciperanno alla 'gita scolastica virtuale'. Il Bookstock, la casa degli studenti, occuperà un padiglione intero del Lingotto, con una superficie di 7.300 metri quadri. Oltre 300 gli appuntamenti fino al 21 ottobre del Salone del Libro Off tra incontri con autori, reading, concerti, proiezioni cinematografiche, spettacoli teatrali, mostre, dibattiti, workshop in 100 location del Piemonte intero, dalle biblioteche ai circoli, dalle strade alle case di quartiere

"DISEGNARE LA CITTA'. L'Accademia Albertina e Torino tra Eclettismo e Liberty".Disegnare la città non è una semplice mos...
31/10/2021

"DISEGNARE LA CITTA'. L'Accademia Albertina e Torino tra Eclettismo e Liberty".
Disegnare la città non è una semplice mostra ma un viaggio nella storia dell’arte e dell’architettura torinese che - coinvolgendo un gran numero di istituzioni cittadine - vuole ritrovare nel passato le sinergie e le ispirazioni utili al nostro futuro.
Tra Ottocento e Novecento l’Accademia Albertina fu una fucina di formazione e ricerca che contribuì a definire la nuova immagine di Torino nel processo di trasformazione da città capitale a città industriale. Obiettivo del progetto è illuminare questa vicenda, e ciò che fu attorno ad essa, attraverso un percorso fatto di disegni architettonici e preziosi e affascinanti progetti decorativi, solitamente inaccessibili al pubblico.
L’eclettismo è lo stile principale del tempo indagato dal progetto. Le sue matrici culturali permettono una nuova libertà al progettista, aperto ad ampi repertori, che spaziano nella storia e nei luoghi. A inizio Novecento, in contemporanea con l’approccio eclettico, si diffonde il Liberty che, a partire dall’Esposizione internazionale d'arte decorativa moderna del 1902, trova nell’Albertina terreno fertile di sperimentazione.
A Torino le pianificazioni della seconda metà dell’Ottocento sono esempi di sperimentazione di una nuova immagine urbana, sintesi di decoro e qualità dello spazio pubblico. Il disegno uniformato degli isolati, in prosecuzione della griglia urbana romana e soprattutto barocca, si accompagna a novità compositive come bovindi, torrette, abbaini e decori con figure umane, ritratti, fregi, timpani, cornici a stucco o in litocemento, che interpretano con fantasia e forse anche ironia, i dettami della storia.
Nelle sale della Pinacoteca Albertina a riempire gli occhi di bellezza saranno soprattutto i meravigliosi acquerelli di Giulio Casanova (1875 – 1961), docente di Decorazione che con grande maestria ideò e dipinse gli elementi artistici dei suoi straordinari progetti: dal caffè Baratti & Milano in piazza Castello a Torino, al Treno Reale concepito in preparazione del matrimonio tra Umberto di Savoia e Maria José del Belgio e ancora oggi a servizio della Presidenza della Repubblica. Opere originali solitamente conservate nel caveau dell’Albertina e che verranno esposte accanto ad immersive scenografie multimediali che gli allievi di Scenografia dell’Accademia di Belle Arti hanno progettato e realizzato nei mesi scorsi.
Si tratta quindi di un progetto espositivo che vuole far riaffiorare l’energia creativa e propositiva che trasformò Torino negli anni della Belle Époque. Decenni di fervore in cui l’arte dei maestri dell’Albertina come Giulio Casanova era a servizio di un poliedrico ventaglio di committenti, dal mondo ecclesiale - in mostra anche i progetti per la teca della Santa Sindone e per l’urna di San Giovanni Bosco - a quello civile, che ha nelle Poste Centrali di via Alfieri il suo esempio più significativo

TORINO JAZZ FESTIVAL - JAZZ CL(H)UB 2021Come illustrato dai Direttori del TJF Diego Borotti e Giorgio Li Calzi:“Il palin...
31/10/2021

TORINO JAZZ FESTIVAL - JAZZ CL(H)UB 2021
Come illustrato dai Direttori del TJF Diego Borotti e Giorgio Li Calzi:
“Il palinsesto che TJF dedica ai Jazz Club costituisce a oggi il legame più stretto possibile tra la comunità dei musicisti e quella degli appassionati di jazz e musica d’arte, vero e proprio presidio culturale diffuso, occasione privilegiata di incontro e di impensate relazioni sociali. I Jazz Club sono anche il luogo che favorisce l’innesto di musiche e musicisti complementari. Qui sono nati nuovi sound, musiche composte o improvvisate, formazioni solide esportate in tutto il mondo, punto di convergenza di fermenti del territorio culturale cittadino, regionale e nazionale. La missione di TJF è quella di intercettare e sollecitare nuove produzioni o alternativamente mettere in scena concerti consolidati che non passano da troppo tempo nei club della Città e godere delle evoluzioni stilistiche che li hanno affinati negli anni come un grande vino. L’omaggio alla fertile penna di Don Grolnick di Rick Margitza con la GP Big Band, quello al grande Django Reinhardt dell’omonima Associazione con un concerto composto ad hoc per TJF, l’incontro tra i numerosi senatori del jazz con emergenti di ottimo talento, la presenza di formazioni di allievi e docenti concertisti dei poli di formazione jazzistica quali il Centro di Formazione Musicale della Città, Arcote e Jazz School Torino, l’azione divulgativa e inclusiva nei luoghi di detenzione di Sfera Culture, i grandi organici rimasti in sospeso dalla scorsa edizione. Questi alcuni tratti salienti di un programma fitto e di alto profilo che porterà sui 13 palchi del festival 46 concerti con la partecipazione di oltre 200 musicisti. Ci auguriamo che la circuitazione curiosa del pubblico, al quale chiediamo uno sforzo di pazienza aggiuntivo aiutandoci nelle pratiche di prenotazione, animi i Jazz Club di tutta la Città restituendoci la meravigliosa esperienza di vederli rivivere grazie alla vitalità e alla piacevole socialità che il Jazz porta sempre con sé
La sfida di questa seconda parte del Torino Jazz Festival 2021 è quella di far sentire la voce di chi fa e di chi segue la musica dal vivo nei club, piccoli ma fondamentali avamposti culturali che tengono in vita la musica durante il corso dell’anno. Proprio questi club non sono ancora davvero ripartiti, viste le condizioni in cui ci troviamo da quasi due anni: purtroppo l’emergenza ha portato a galla le problematiche già esistenti, in generale, nel comparto culturale, nella musica dal vivo, specie in un ambito diverso dall’intrattenimento, e troppo spesso, ancora in questi giorni veniamo a conoscenza di improvvise chiusure di club nella nostra città, che è uno specchio del nostro paese. Ma veniamo a noi: questa sfida consiste nel produrre 46 concerti in 13 location, nonostante le capienze limitate e proprio per questo, con un budget opportuno per questo tipo di attività, senza però rinunciare a sostanza, unicità e appeal artistico. Suoneranno musicisti torinesi, a molti dei quali abbiamo chiesto di fare dei primi concerti originali, gruppi italiani che rappresentano tutte le sfaccettature del jazz e dei linguaggi improvvisativi con una particolare attenzione per tutto ciò che è contemporaneo, che sta intorno a noi, ma anche alcuni importanti artisti stranieri, toccando i generi che il jazz ha generato o a cui si è unito: dal linguaggio afro-americano al progressive (con un vero protagonista a Torino), dalla scrittura contemporanea al folk, dalla libera improvvisazione agli omaggi (Django Reinhardt, Fausto Romitelli, Count Basie, Lawrence Ferlinghetti e Allen Ginsberg, William Parker, le Funeral March di New Orleans, Italo Calvino, Billie Holiday, Langston Hugues, Art Blakey), dall’improvvisazione sotto forma di rock e elettronica all’interdisciplinarità (grazie a due concerti legati alla danza), dalla narrazione del jazz alla sperimentazione, perchè il jazz si è sempre collocato in un territorio rivolto al dialogo tra i linguaggi e alla sperimentazione. Nell’arco di una settimana ci saranno più di 200 musicisti che hanno voglia di suonare per il loro pubblico. Insomma, noi abbiamo fatto questa prima parte. Ora vi aspettiamo al festival per ricominciare davvero tutti insieme.

FESTIVAL del GIORNALISMO ALIMENTARE. LABORATORIO. Laboratorio dedicato alla valutazione del caffè a livello professional...
31/10/2021

FESTIVAL del GIORNALISMO ALIMENTARE. LABORATORIO. Laboratorio dedicato alla valutazione del caffè a livello professionale, il laboratorio spiega la metodologia per conoscere i parametri di valutazione del caffè verde utilizzati in ambito professionale si tratta dell’assaggio alla brasiliana, il metodo internazionale utilizzato nella valutazione di un caffè.

VOGLIAMO TUTTODal 25 settembre 2021 al 16 gennaio 2022 OGR Torino presenta Vogliamo tutto. Una mostra sul lavoro, tra di...
31/10/2021

VOGLIAMO TUTTO
Dal 25 settembre 2021 al 16 gennaio 2022 OGR Torino presenta Vogliamo tutto. Una mostra sul lavoro, tra disillusione e riscatto, a cura di Samuele Piazza con Nicola Ricciardi: una collettiva per riflettere sulla trasformazione del lavoro nel contesto post-industriale e digitale, tra coscienza e disillusione, precarietà e riscatto. La mostra inaugura sabato 25 settembre, con attività gratuite per tutti dalle 10 alle 20: performance, laboratori per bambini e visita guidata (informazioni dettagliate per prenotazioni a questo link).
In OGR Torino, luogo simbolo della transizione verso nuovi modelli di produttività, le installazioni, le sculture, i video e le performance di tredici artisti invitano a osservare i resti di un recente passato industriale e le ambivalenze di nuove condizioni lavorative.
Vogliamo tutto prende il titolo da un romanzo dell'artista e scrittore Nanni Balestrini pubblicato nel 1971. Il libro racconta l’autunno caldo della Torino del 1969, in una lettura animata e partecipe dei cambiamenti della società italiana di quegli anni. La mostra indaga la condizione contemporanea, senza proporre soluzioni definitive ma invitando i visitatori a un ripensamento della propria posizione nello scenario lavorativo contemporaneo.
Due filoni discorsivi attraversano idealmente il percorso espositivo. Le opere esposte al Binario 1 si concentrano sulla transizione dalla società industriale a quella post-industriale, e sulla necessità di re-immaginare un futuro che si faccia carico dei lasciti materiali, sociali e ambientali di quel modello. Tra questi, il video di Kevin Jerome Everson, Century, che riprende la demolizione dell’omonimo modello di automobile, l’indagine sociale di LaToya Ruby Frazier, The Last Cruze, che testimonia le conseguenze della chiusura di uno stabilimento automobilistico sulla comunità di Lordstown, Ohio, e la monumentale installazione di Mike Nelson, The Asset Stripper, in cui materiali recuperati da industrie dismesse paiono fantasmi di un’epoca passata.
Al Binario 2 l’indagine prosegue focalizzandosi sul lavoro digitale e su come il suo avvento abbia cambiato, radicalizzato o, in alcuni casi, lasciato invariate alcune questioni del mondo del lavoro. Come, ad esempio, in Technologies of Care di Elisa Giardina Papa, una raccolta di interviste a operatrici online di servizi di cura alla persona, rappresentanti di una forza lavoro invisibile, o nelle xilografie The Manual Labor Series di Sidsel Meineche Hansen, che pongono l’attenzione sulla falsa ideologia della scomparsa del lavoro fisico. E ancora nell’installazione video In Real Life di Liz Magic Laser che, in forma di reality show, svela il labile confine tra lavoro e tempo libero grazie al coinvolgimento di cinque gig-worker alla ricerca di un nuovo equilibrio.
Come in un invito alla consapevolezza, alla ricerca di nuove possibilità e di alternative al sistema attuale, il percorso espositivo si chiude con opere che richiamano rivendicazioni del passato: A Call to Arms: Building a Fem Army di Andrea Bowers, su cui campeggiano tre figure femminili in un ideale manifesto per la lotta femminista intersezionale, e Vogliamo Tutto Brickbat di Claire Fontaine, in cui la copertina dell’omonimo libro di Balestrini avvolge un mattone simbolo di protesta e scardinamento.
Vogliamo tutto era una dichiarazione massimalista e concisa, che rifletteva le aspirazioni di una classe operaia in sciopero contro lo sfruttamento e implicava migliori condizioni di lavoro, salari commisurati allo sforzo, tempo libero e il diritto a un reddito estraneo al lavoro salariato. A cinquant’anni dalla pubblicazione, si può dire che molte delle questioni sollevate nel libro siano cambiate senza una vera soluzione, rendendo solo più complesso identificare cause e modi di affrontare una nuova precarietà in un contesto globale.
Nel mondo occidentale di oggi – che si sta allontanando dalla produzione industriale e dall’idea del posto di lavoro tradizionale – come sono state riformate le lotte e le richieste degli anni Settanta?
In che modo il lavoro e la sua deregolamentazione all’interno delle dinamiche neoliberiste hanno influenzato la capacità di lottare per i diritti?
In una società in cui il lavoro e il tempo libero spesso non hanno più distinzioni, e dove la pandemia di Covid-19 aggiunge ulteriori sfide ogni giorno, ha ancora senso volere tutto?

FESTIVAL DEL GIORNALISMO ALIMENTARE 2021Il Festival del Giornalismo Alimentare nasce con l’obiettivo di unire gli innume...
30/10/2021

FESTIVAL DEL GIORNALISMO ALIMENTARE 2021
Il Festival del Giornalismo Alimentare nasce con l’obiettivo di unire gli innumerevoli mondi del cibo e di raccontarli, in un modo diretto, semplice e attento, grazie alla presenza di esperti di settore, di alimentaristi, di aziende, di Associazioni, di semplici cittadini interessati e, soprattutto, di giornalisti, blogger e comunicatori.
L’anteprima in presenza di quest’anno è stata una mattinata all'insegna della sostenibilità, dall'edificio torinese che ne è il manifesto, Green Pea, un appassionante viaggio tra i sapori, per scoprire come essere "Sostenibili dalla colazione all'aperitivo".
Si inizia con i Maestri del Gusto di Torino e provincia, che propongono "La colazione fredda del contadino", ovvero una colazione con il minor impatto possibile, raccontando i prodotti che la compongono, tutti del Torinese. Per concludere, dopo una intensa mattinata, con l'aperitivo guidato a cura di AFFINI ed i finger food di Luca Andrè, chef del ristorante Soul Kitchen, con i fiori di Metti un fiore, a cura di Insalata dell’Ort

CHEESE 2021Cheese, il più grande evento internazionale dedicato ai formaggi a latte crudo e alle forme del latte, torna ...
24/10/2021

CHEESE 2021
Cheese, il più grande evento internazionale dedicato ai formaggi a latte crudo e alle forme del latte, torna a Bra (Cn) dal 17 al 20 settembre 2021. Il tema che guida questa edizione è Considera gli animali, per raccontare il regno animale e la varietà di connessioni con le azioni dell’uomo, dalle razze da latte che garantiscono reddito alla microbiodiversità, dalle api a tutti gli altri impollinatori indispensabili per l’allevamento al pascolo. Senza di loro infatti non esisterebbe l’infinita biodiversità casearia che tocchiamo con mano a Cheese e che rappresenta un pezzo importante della storia dell’umanità. Ancora una volta, quindi, i formaggi sono i perfetti testimonial di un’avanguardia che affonda le proprie radici nel solido e millenario rapporto tra esseri umani, animali e ambiente e che rappresenta una fetta importante della produzione agroalimentare e dell’economia del nostro Paese.
«Quello che comincia oggi è il primo cheese della transizione ecologica». con queste parole Carlo Petrini, presidente di slow food, ha inaugurato ufficialmente la 13esima edizione della più importante manifestazione internazionale dedicata ai formaggi a latte crudo e ai latticini, a Bra da oggi fino a lunedì 20 settembre.
«La transizione ecologica rappresenta una nuova fase storica» ha aggiunto Petrini. «Così come tre secoli fa iniziava la rivoluzione industriale, oggi siamo all’alba di una nuova era nella quale abbiamo capito che le risorse non sono infinite, perciò occorre imboccare un’altra strada. In questa fase storica, Cheese rappresenta un messaggio: quello secondo cui occorrono nuove forme di produzione e consumo, perché quelle adottate finora ci hanno portato al disastro ambientale. E noi diciamo che il benessere animale è uno degli elementi della transizione ecologica che non possiamo più rimandare».

SOCIETA' PROMOTRICE DELLE BELLE ARTI.MOSTRA ANNUALE DEI SOCI 2021La Società Promotrice delle Belle Arti è stata fondata ...
24/10/2021

SOCIETA' PROMOTRICE DELLE BELLE ARTI.MOSTRA ANNUALE DEI SOCI 2021
La Società Promotrice delle Belle Arti è stata fondata nel 1842 con l’obiettivo di promuovere a Torino l’arte e gli artisti del momento, attraverso esposizioni delle loro opere. Dal 1914 ha sede presso il padiglione espositivo di via Crivelli, all’interno del parco del Valentino, la società ospita anche mostre di grande livello nazionale ed internazionale.

MAUTO - Museo Nazionale dell’Automobile di Torino IL MAUTO FESTEGGIA I 100 ANNI DELLA LANCIA LAMBDAIn occasione del cent...
24/10/2021

MAUTO - Museo Nazionale dell’Automobile di Torino
IL MAUTO FESTEGGIA
I 100 ANNI DELLA LANCIA LAMBDA
In occasione del centenario della messa in strada del primo esemplare, il MAUTO celebra la Lancia Lambda con l’esposizione di 39 esemplari dell’innovativa vettura. Di questi esemplari, undici rimarranno esposti nella Piazza del MAUTO fino alla fine del corrente mese.
Era il 1° settembre 1921 quando Vincenzo Lancia, con il suo staff, uscì in prova con il prototipo Lambda sulla salita al Moncenisio. L’auto venne presentata al pubblico nella versione definitiva al Salone di Parigi e di Londra nell’autunno del 1922. Le consegne iniziarono nel corso del 1923. Ne furono vendute, fino al 1931, ben 12.998 esemplari, suddivisi in nove serie. In occasione del centenario della messa in strada del primo esemplare, il MAUTO celebra la Lancia Lambda con l’esposizione – da sabato 4 settembre – di dieci esemplari dell’innovativa vettura, tra cui quella personale di Vincenzo Lancia di proprietà del Museo.
La Lambda è stata la prima auto al mondo con carrozzeria a struttura portante (brevetto del 1919) in sostituzione del telaio a longheroni tipico delle carrozze e delle auto costruite fino a quel momento. Fu inoltre la prima automobile con sospensioni anteriori a ruote indipendenti (brevetto del 1921) e di freni anche all’avantreno. Il motore a V stretto con monoblocco in alluminio era dotato di albero a camme in testa comandato da ingranaggi elicoidali, concezione tipica delle vetture da corsa. Caratterizzata da una maneggevolezza di guida fino ad allora sconosciuta, merito del peso limitato - con distribuzione ottimale sui due assali - e del notevole raggio di sterzata, sulle strade tortuose era un’automobile da turismo irraggiungibile anche da auto di potenza e velocità superiori.
Autore del progetto fu il giovane ingegnere Battista Falchetto, messo a capo del gruppo di progetto a marzo del 1921 a poco più di un anno dall’assunzione. Non partì dal nulla: già il 28 marzo 1919 l’attestato di privativa industriale n. 171922, avente per oggetto la descrizione del “trovato avente per titolo vettura automobile” diceva: “La presente invenzione ha per oggetto un tipo di vettura automobile in cui il telaio è soppresso ed il collegamento fra il ponte posteriore e l’assale anteriore è costituito da un guscio rigido, il quale compie la stessa funzione della carrozzeria nelle solite automobili. L’invenzione comprende pure una forma particolare di tale guscio che permette di abbassarlo al di sotto del piano nel quale giacciono gli assi delle ruote e che nello stesso tempo gli conferisce una maggiore robustezza”. Completamente sua invece la sospensione telescopica, scelta da Lancia tra 14 schizzi buttati giù dall’entusiasta progettista in una sola notte. Grazie alle sue memorie, affascinante testimonianza di “progettazione in fieri”, vediamo la Lambda prendere forma giorno dopo giorno, e finalmente (dopo appena sei mesi di studi) uscire dal Reparto Esperienze di via Salbertrand nel settembre 1921 per le prime prove, ancora imbozzolita in una linea molto diversa dalla sua definitiva, di forma tondeggiante “a partire dal radiatore costruito sagomato come le gallerie”, che ricordava molto le Bugatti. Di Falchetto anche l’idea di prolungare, a forma di coda affusolata, il retro della vettura, per alloggiarvi i bagagli dei passeggeri: primo baule portabagagli non più applicato all’esterno ma integrato nella linea della carrozzeria.
PRINCIPALI CARATTERISTICHE DELLE 9 SERIE
Dalla I alla IV serie, anni 1923 - 1925: motore tipo 67; alesaggio 75; corsa 120; cilindrata cc. 2120; potenza CV 49 a 3250 giri/min.; cambio a tre marce; peso Kg 1.000; velocità 115 Km/h.
V serie, anno 1925: stesso motore tipo 67; si introduce il cambio a quattro marce. Fino a questa serie la scocca è denominata "tipo 214", nell'unica versione "torpedo" con possibilità di acquistare come optional un “ballon” per trasformarla in vettura chiusa. Passo mm. 3100; carreggiata anteriore mm. 1330, posteriore mm. 1360. Peso Kg. 1.150. Fu presentata anche una V serie denominata "coloniale", con carreggiate, parafanghi e predelle allargati di mm. 90.
VI serie, anno 1925: utilizza la scocca denominata "tipo 216", con passo aumentato a mm. 3.420 che consente di mo***re, su richiesta, “strapuntini” per altri due posti; irrobustimento della struttura con peso aumentato a circa Kg. 1.250; aumentato il diametro dei tamburi freni per mantenere un’ottima frenata anche con maggior peso. Sulla VI serie venne allestito anche l’autotelaio denominato "tipo 217", sul quale la casa costruì la berlina tipo Weymann.
VII serie, giugno 1926: nuovo motore denominato "tipo 78"; alesaggio 78; corsa 120; cilindrata cc. 2370; potenza CV 59 a 3500 giri/min. Carrozzeria torpedo allestita su quattro scocche: corta con tipo 218 e 219, lunga con tipo 216 e 217. Velocità 120 Km/h.
VIII serie, aprile 1928: motore denominato "tipo 79"; alesaggio 82,55; corsa 120; cilindrata cc. 2570; potenza CV 69 a 3600 giri/min. Carrozzeria torpedo allestita su quattro scocche: corta con tipo 221 e 223, lunga con tipo 222 e 224. Carrozzeria berlina Weymann allestita su due scocche: corta con tipo 225, lunga con tipo 226. Possibilità di guida a sinistra. Pesi: da Kg. 1.200 per la torpedo corta a Kg. 1.450 per la berlina lunga. Velocità 125 Km/h.
IX serie, gennaio 1931: praticamente uguale alla VIII serie. Nel motore l’accensione a bobina sostituisce il magnete; qualche esemplare è fornito di p***a elettrica, carburante al posto dell’alimentatore a depressione. Non è più presente la guida a sinistra e il cruscotto è semplificato per l’assenza del contagiri, montato solo nella VIII serie.

Indirizzo

Turin

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