28/03/2026
All’alba, quando Torino si sveglia piano e la luce rosa scivola tra i tetti, un’anatra germano spiccò un volo curioso sopra la città ancora addormentata. Non cercava nulla di particolare: solo un posto tranquillo dove posare le ali e ascoltare il silenzio del mattino.
Fu così che, con un lieve battito, atterrò sulla balconata più bella di Torino. Da lassù la città si apriva come un abbraccio: la Mole che tagliava la luce in verticale, il Po che sembrava respirare sotto la prima brezza, e le Alpi lontane, incastonate in quel cielo di seta che solo le albe piemontesi sanno creare.
Il germano restò immobile, quasi incantato. Gli occhi lucidi seguivano l’oro che avanzava lento, riempiendo ogni angolo, ogni comignolo, ogni finestra che iniziava a brillare. In quel momento la sua presenza era così naturale che pareva fosse sempre appartenuto a quel panorama.
E forse era proprio così: la bellezza dell’alba di Torino non appartiene a nessuno, ma accoglie chiunque sappia fermarsi a guardarla. Anche un’anatra di passaggio, arrivata chissà da dove, capace però di riconoscere lo spettacolo quando lo vede.